Francesco NICOLOSI FAZIO- Mafiascismo: il mistero del ‘non complotto’

Echi di Eco

MAFIASCISMO: IL MISTERO DEL NON COMPLOTTO.

Un mito a rischio di crollo

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In una recente “Bustina di Minerva” Umberto Eco (nella foto) si impegna a confutare qualunque ipotesi di qualunque complotto. Non conoscendo quale è il complotto di  moda in questi giorni, non riusciamo a capire quale scopo intende raggiungere l’articolo del grande scrittore piemontese. In sostanza non riusciamo a capire quale acqua  a quale mulino si vuole portare. O forse, e peggio, si parla tanto per parlare, evitando un qualunque coinvolgimento politico, proprio e dei lettori dell’Espresso.
La linea di negazione del complotto è di antica data per Eco, sin da “Il Pendolo di Foucault”, passando per  “L’isola del giorno dopo” lo scrittore e semiologo ha sempre gabellato la mania di persecuzione, che i sedicenti denunziatori di complotti hanno sempre sofferto. Nell’articolo si reclamizza pure un libro che è la dimostrazione dell’assoluta inesistenza di qualunque complotto, nell’intera storia dell’umanità.

La tesi di Eco, oltre dalle citazioni del suddetto libro, viene corroborata nella “Bustina” da riferimenti ad ogni tipo di incredibile complotto, mettendo però insieme il complotto per uccidere il Presidente Kennedy con la storia del matrimonio di Gesù e la Maddalena. Dire che si resta  perplessi è proprio un eufemismo, in quanto per uno studioso abbinare un fatto storico, con personaggi veri, ad uno dove qualche personaggio è di difficile collocazione storica, risulta molto stridente. Poi, storicamente, l’eventualità dl un complotto per uccidere Kennedy si leggeva  tra le righe del rapporto Warren, quello che fu anche rappresentato al cinema,  e prima in teatro da Dario Fo, che reggeva la scena per un quarto d’ora con la pallottola di Oswald che circolava per Dallas causando, essa sola, tre vittime.

Ma oltre che carente dal punto di vista storico, l’abbinamento diventa aberrante dal punto di vista politico, in quanto i delitti sono stati due: oltre a John anche Bob è morto a pistolettate, non è certamente una coincidenza che due fratelli, uno presidente e l’altro in procinto di diventarlo, sono stati accoppati.
Ma l’incredibile è nel refuso che ci ha quasi tramortito: dare come motivazione della guerra in Irak l’attacco alle torri gemelle. In questo pezzo, come spesso per mia negligenza, non mi sono documentato, ma ricordo con assoluta certezza che a seguito dell’11 settembre ci fu la guerra in Afghanistan. Per la guerra in Iraq si organizzarono, per l’invasione, false prove di armi di distruzioni di massa, mentre il terrorismo trovò comodo spazio solo dopo la caduta di Saddam.

Per questi eventi la memoria dovrebbe avere facile gioco, in quanto si ritratta di argomenti ben caldi. In ogni caso forse non si può parlare di complotto, ma di mistificazione, certamente.
Forse perché chi vi scrive si rende conto di vivere in una nazione di stragi e di deviazioni, ed in una regione dove ci sono liste chilometriche di domande di adesione a mafie e logge deviate (?), ma escludere qualsiasi complotto comporta ben altro rischio.

Il rischio che si percepisce da quaggiù lo definisco mafiascismo, un poderoso intreccio tra i cinque poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario, Stampa e Criminalità. Eco invece sostiene che il voler credere al complotto determina il rischio di una voglia di rinuncia che prenderebbe l’opinione pubblica, stante l’imbattibilità del complotto. Ma, in realtà,  il rischio maggiore è quello che non esistendo alcun complotto, potrebbe anche dimostrarsi che la mafia e le mafie non esistono. In quanto tutto è alla luce  del sole.
Del resto la parola mafia è scomparsa dalle pagine dell’agenda di governo. Spero che se ne trovi traccia in qualche “Bustina”. Altrimenti crolla un mito
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Autore: admin

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