Francesco NICOLOSI FAZIO- Spacciatori di cultura (“Dostoevskij carnaval” del Banned Theatre.Catania, Cortile Platamone)

 


Teatro   Lo spettatore accorto

 

 

SPACCIATORI DI CULTURA

“Dostoevskij carnaval”  Traduzione di Tatiana Kalinina, Svetlana Colibaba, Anastasia Starkova.

Scene e regia: Valerio Tambone.  Con, in o.d.a.: Mauro Maria Amato, Nunzio Bonadonna, Giovannea Criscuolo, Micaela De Garandi, Valentina Ferrante, Emiliano Longo, Marco Spitaleri.

Produzione Banned Theatre.   Al Cortile Platamone, Palazzo della Cultura, Catania

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Una decina di anni or sono il texano Bob Wilson si presentò in Europa con una rivisitazione di colossi europei come Brecth ed il Feodor del titolo. Una visione americo-centrica che faceva delle “Memorie del sottosuolo”  una sorta di prigione di zombies, tipologia di esseri che, probabilmente, noi europei siamo considerati per la “cultura” USA. Ciò è ampiamente (e falsamente) dichiarato e confermato per l’arte moderna. Chi per l’arte va oltre  Atlantico chieda di “Achille”.

In realtà la cultura  europea è ben viva e gode delle naturali contaminazioni che la peculiare posizione geografica le consente. Ecco che un’opera  russa viene traghettata da un giovane di Puglia (terra sempre rivolta a levante) con una equipaggio catanese, nello splendido cortile aragonese di palazzo Platamone. C’è da aggiungere che solo la guerra non ha consentito la rappresentazione di questo spettacolo in Ucraina. Le premesse ci sono tutte per uno spettacolo che girerà l’Europa.

Un demenziale gruppo di tossicodipendenti, irretiti in una scena di corde-ragnatela e macabre teste legate e schiave, aspettano la loro dose. Ma subito ci viene rivelato che la droga tanto attesa è tutta la letteratura: un prodotto che provoca  uno “sballo” lungo mesi. Risolto il problema cabalistico del necessario settimo tossico (sette come i vizi, ma anche come le muse), si può scodellare  la droga più potente. Dostoevskij (la più dura da  smaltire, ritengo, sarebbe stata Proust).

Con effetti psichedelici le vicende del grande russo si impossessano dei personaggi e della scena con brani da “L’idiota” e tracce da  “Memorie dal sottosuolo”, inevitabilmente i tossici si riducono ad essere  succubi del dio denaro, con i meccanismi della arrivista religione dell’essere, che oggi è solo apparire. Un teatro che va un po’ oltre quello dell’”assurdo”,  mediante un parossismo fintamente demenziale, che coinvolge, anche col sorriso, il qualificato pubblico. Che nella gran parte riteniamo composto da rari conoscitori dei classici letterari citati.

Uno spettacolo moderno, in quanto al contempo greve, ma leggero e profondo, divertente ed irriverente, che vien fuori da un rapporto fraterno tra tutti i protagonisti, autore, regista ed  attori compresi, con la grande letteratura mondiale, dove, ci spiace  per i texani, l’unico americano riscontrato nello spettacolo è Poe.

Uno spettacolo che emana energia e professionalità. Con attori seri e generosi che grondano sudore e cultura. Una serata da ricordare, resa possibile dall’Assessorato catanese ai Saperi.

Da  maschilista sottolineo la presenza scenica delle bellissime attrici, che governano tutti i registri del recitativo con una sensualità forte ed elegante, che ci ricorda le gran donne della scena degli anni d’oro. Valentina, Micaela e Giovanna sono le muse vive di cui vorremmo drogarci.

Autore: admin

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