Chiara UGOLINI*- Mostra di Venezia. Il caso G.Inarritu (presente con “Birdman”)

 

 

Mostra di Venezia

 

 

IL CASO GONZALEZ INARRITU

Birdmаn (film).png

Presente in laguna con “Birdman”

****

Il Batman di Tim Burton Michael Keaton, l’Incredibile Hulk Edward Norton, la ragazza di Spider-man Emma Stone. È un Avengers degli attori da blockbuster, quelli che questa sera calcheranno il tappeto rosso della Mostra del cinema 71. Per un film, quello del regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu in concorso, Birdman, o l’inattesa virtù dell’ignoranza, a febbraio nelle sale italiane, che trasforma il mondo dei supereroi in una metafora della nostra epoca. Una black comedy sul mondo luccicante di Hollywood in conflitto con quello più snob e polveroso dei palcoscenici di Broadway.

Il festival ha avuto inizio con il nuovo film di Alejandro Gonzalez Inarritu “Birdman (o le imprevedibili virtù dell’ignoranza”, storia di un attore in declino, famoso per aver interpretato un mitico supereroe, alle prese con le difficoltà e gli imprevisti della messa in scena di uno spettacolo a Broadway che dovrebbe rilanciarne il successo. Una storia che ha molti punti di contatto con la vita dell’ex Batman.

“Dopo così tanti film drammatici che avevano il gusto del chili messicano ero in cerca di un deserto per riposarmi  un po’ – ha detto Inarritu nel corso di un’affollata conferenza stampa, alla sua prima prova con una commedia, a quattro anni dal crepuscolare Biutiful (premiato a Cannes per l’interpretazione di Javier Bardem) – dopo quattro anni senza film mi sono detto o faccio qualcosa che mi fa paura o sono perso. E così mi sono buttato e ho scoperto che far ridere è un grande sollievo, un linguaggio bellissimo. Mi sono sentito come il funambolo Philippe Petit che camminava sul filo tra i grattacieli senza rete sotto, è stato un rischio ma ne è valsa la pena”.. Mi sono sentito come il funambolo Philippe Petit che camminava sul filo tra i grattacieli senza rete sotto, è stato un rischio ma ne è valsa la pena”.

****

Los Angeles o New York, ma non solo; giornalisti del New York Times o i social network, apparire o essere, vivere o twittare. Il film mette in campo le declinazioni esistenziali del nostro tempo con una storia che unisce la spettacolarità degli effetti speciali, i dialoghi delle commedie brillanti e la tensione del thriller. E rilancia un interprete come Keaton rimasto intrappolato, come il suo personaggio in Birdman, nel supereroe che gli ha dato notorietà. E che oggi invece potrebbe arrivare alle nomination degli Oscar 2015. “Non posso dire che Batman mi insegua, che mi stia appollaiato sulle spalle come Birdman – ha detto Keaton – ma certo quel ruolo ha avuto un peso fondamentale nella mia carriera, prima ero un attore conosciuto negli Stati Uniti, poi sono entrato a far parte di un fenomeno internazionale. Tim Burton è stato un pioniere, con il suo cinema ha cambiato tutto. Il nostro Batman è stato tagliato e ritagliato come una partita di cocaina tanto che ancora oggi si guarda a quel film per i costumi, le scenografie”.

Birdman è la storia di un attore che ha raggiunto il successo planetario grazie a un supereroe dalle ali piumate, un uomo-uccello che ricorda l’uomo pipistrello. Anni dopo aver rinunciato a Birdman 4, Riggan Thomson ha adattato la celebre pièce di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, e si prepara a debuttare a teatro come regista e protagonista. Ma a pochi giorni dalla prima i dubbi sul proprio talento, le insicurezze come padre e uomo e la paura di fallire lo precipitano sempre più in un vortice di fantasmi. La voce del suo supereroe, che come una coscienza alternativa gli dice cosa fare, i suoi sogni e incubi, l’insonnia che non gli permette di riposare, il difficile rapporto con la figlia Sam (Emma Stone) reduce del rehab, la fatica di confrontarsi con un egocentrico attore di talento arrivato per salvare lo spettacolo (Edward Norton) e con la sua prima attrice insicura e impaurita (Naomi Watts) renderanno questi ultimi giorni un percorso da incubo.

Norton, che ha fama di essere uno difficile sul set, in realtà ha esaltato il valore di collaborazione con gli altri attori e con la troupe: “Quello che amo di questo lavoro è l’intimità che si stabilisce tra gli  attori e con lo staff tecnico. Quando si lavora in questo modo c’è la possibilità di affidarsi reciprocamente per realizzare ogni sequenza. Se è così per tutto il film il set diventa una festa”. Gli fa eco Michael Keaton: “Non sono un fan dei club, del concetto di esclusività, del voler lasciare gli altri fuori. Mentre mi è sempre piaciuto il concetto di squadra e quello del cinema è il team ideale”.

Al personaggio di Sam è affidato invece il discorso sulla contemporaneità e sui suoi linguaggi. “È una ragazza di vent’anni che crede profondamente nel fatto che tu non esisti se non sei sui social media – dice Emma Stone a Venezia per la prima volta insieme al fidanzato Andrew Garfield, anche lui in concorso nei prossimi giorni con 99 Homes – e al padre, che è alla continua ricerca di ammirazione e di qualcosa che gli permetta di essere preso sul serio, dice: ‘tu non conti niente, qualunque cosa tu faccia non importa a nessuno’. Molti ragazzi pensano che se non fanno un selfie la propria vita non esiste. Conosco molti quindicenni, sedicenni i cui volti sono fissati in una smorfia da scatto fotografico, come stessero perennemente a guardarsi dentro gli schermi dei telefonini. È un tema attuale e affascinante da quando la parola ‘selfie’ è diventata la più popolare al mondo tra gli adolescenti”. 

Ma chi è Birdman? Un uccello piumato che parla alla nostra coscienza… quello che in qualche modo tutti temiamo e desideriamo allo stesso tempo secondo Keaton. “Non mi dispiace l’idea che possa inseguirmi perché in fondo tutti abbiamo un Birdman nella nostra vita. Tutto sta a saperlo gestire. Sta a noi dover trovare il modo per guidare la macchina e tenere il nostro ego al posto del passeggero”.

 

*dal blog dell’autrice-larepubblica.it

Autore: admin

Condividi