Francesco NICOLOSI FAZIO- Politica malata (la sindrome renzistica)

 

 

Che bella estate….

 

 

SINDROME RENZISTICA

 

La politica malata- Premesse e conseguenze

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In uno dei suoi perfetti articoli Stefano Bartezzaghi evidenzia la gravità della realtà italiana, con una semplice considerazione. E’ ovvio che non esiste più la coerenza, che è un obbligo morale della logica. Ma non esiste più nemmeno la “conseguenza” che è soltanto una banale condizione di una mente sana. Indossare le scarpe dopo i calzini e non viceversa. In Italia non si agisce più nemmeno di conseguenza. Come una mente ben oltre il border line. Pertanto l’aggettivo adatto alla politica di oggi non può essere il generico “renziano” ma il termine patologico di “renzistico”.

Renzistica risulta certamente la proposta insostenibile della Mogherini a capo della diplomazia europea. Oltre alle enormi difficoltà dovute all’assoluta impreparazione della ministra, si manifesta la incongruenza di “perdere” un ministro degli esteri per “regalarlo” all’Europa, e, di conseguenza; obbligarci ad un rimpasto del C.d.M., una crisi nel bel mezzo del tanto atteso semestre di presidenza UE. La nomina della Mogherini è una conseguenza del successo elettorale di Renzi alle Europee, per cui, essendo il PD il più forte Partito Socialista europeo, la carica spetta all’Italia.

Ma forse nel governo l’adesione al PSE non determina fatti politici di conseguenza. Recentemente la ministra Boschi, non si sa bene perché, ha declamato la sua vicinanza ideale ad Amintore Fanfani, per tramite del padre fanfaniano presunto, forse anche lui aretino. Se la ministra avesse conosciuto la figura politica del “mezzotoscano” avrebbe parlato, di conseguenza, diversamente. Con il solo ausilio della nostra memoria ricordiamo il modo autoritario e anti-democratico di Fanfani, anche all’interno della sua DC; ricordiamo che era fanfaniana la DC palermitana, poi divenuta andreottiana; infine un esponente di un partito laico come il PD (socialista europeo) dovrebbe ricordare il pericoloso conflitto politico scatenato dal referendum contro il divorzio, fortemente voluto da Fanfani nel 1974, per fortuna da lui miseramente perso.

Forse si è trattato di un equivoco, riguardo alle candidature di genere. Ricordano gli Ingegneri anziani quando fu promulgata una legge che consentì ai Periti Agrari di svolgere attività che, in tutto il mondo, erano competenza degli ingegneri. Era risaputo che  il genero del presiedente del consiglio era beneficiato dalla legge. Pertanto allora non era in auge il genere, ma il genero. Forse l’esempio fanfaniano induce un aspetto del fenomeno renzistico che comporta un agire di conseguenza. La via verso il potere non è la competenza ma l’appartenenza. Se mi sei fedele diventi di conseguenza un esperto, di qualunque cosa, che decido io.

Volendo considerare il nostro presidente non ha mai neanche pensato di rinnovare la politica italiana. In questo agisce di conseguenza. Sta solo rinnovando i politici, sostituendoli mediante la preannunciata rottamazione. Si seguono e perseguono metodi e criteri che appartengono a tutte  le nostre repubbliche (1°, 2°, 3°, 4° stadio), al regno d’Italia, allo stato pontificio e certamente al vicereame spagnolo, quando le cariche pubbliche non ricevevano emolumenti, in quanto era risaputo che qualunque incarico pubblico consentiva un lucroso margine,  illegale.

In quest’ottica la grande battaglia sostenuta per la riforma del senato risulta una vera e propria cortina fumogena, un depistaggio che vuol far credere agli italiani che il problema della nostra nazione è il senato e i relativi stipendi, mentre dai dati sulla corruzione i veri “costi” della politica non sono gli emolumenti in bilancio, ma le tangenti in nero. Come quel politico che, solo per un appalto, era stipendiato con circa 100.000 euro al mese. Se moltiplichiamo per il numero dei politici e per il numero degli appalti, otteniamo dati bel oltre superiori a tutti i costi legali della politica. Miliardi  all’anno. A cui si sommano ulteriori costi. Risulta ovvio e di conseguenza che, per tirare in nero tali cifre, i “finanziatori” devono creare buchi e movimenti finanziari anche al doppio delle esigenze tangentizie, tutto sempre a carico dello stato che paga. Sempre offrendo opere e servizi scadenti, in quanto non controllati né controllabili, perchè anche i controllori sono sempre, come nel vicereame spagnolo, foraggiati dai controllati.

Non si è parlato di mafia. Un tema sempre ed ovunque presente, e ben nascosto, di conseguenza.

Autore: admin

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