Salvo SCIBILIA- Bronzi di Riace. La provocazione fa un passo indietro

 

 

Bronzi di Riace



LA PROVOCAZIONE FA UN PASSO INDIETRO

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Negli scatti fotografici di Gerard Bruneau

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La provocazione vive, nella sensibilità comune, di automatismo sintagmatico, cioè della capacità di accoppiare aggettivi e sostantivi in base ad un “effetto calamita” corrente e sedimentata.: la fuga del ladro è sempre rocambolesca, l’operazione della polizia sempre brillante, la sposa è fedele, la madre è esemplare. Ne consegue che una provocazione  risulta assai spesso “gratuita” o  “fine a se stessa” o “intollerabile”, cioè, incompatibile con la morale corrente. La provocazione dissacra, turba un ordine costituito, ambisce a rifondare per affermare o l’individualità (narcisistica) del provocatore stesso che mette in scena lo spettacolo scandaloso della pecora nera; oppure per sostenere una tesi (di minoranza) affamata di legittimazione e di visibilità.

I bronzi di Riace negli scatti di Gerald Bruneau incarnano un anomalo intento provocatorio teso a rivendicare per i bronzi calabresi un’istanza di visibilità, negata o fortemente in crisi. L’opera in questo caso perde di classicità, di forza, di virilità, di autorevolezza per vestire i panni di un’azione sovversiva e modaiola. E’ probabile che i bronzi perdano più di quanto guadagnino in questa nuova messa in scena, ma il gossip vive di quantità più di qualità (è come se il fotografo avesse ritratto le due statue nella loro privacy come accade per gli scoop estivi dei paparazzi, a danno, ma anche a favore, delle star). Basta una bomba-carta per gettare la folla nel panico; non occorre che in piazza restino dei cadaveri sanguinolenti. L’unica cosa che è apprezzabile nell’operazione di Bruneau è il tentativo dell’andare controcorrente attraverso la pratica del “vestire” che si pone in contrapposizione alla pratica dello “spogliare”, che è la modalità più ricorrente quando si intende mettere in scena uno scandalo.

Molto più ortodossa, lineare e credibile è la tesi di Sgarbi: portiamoli a Milano per accreditare l’Expo con due sculture straordinarie, testimonianza della nostra inimitabilità. Il discorso della provocazione è espandibile quasi all’infinito, basti pensare che stiamo tenendo fuori dalla querelle, Marcel Duchamp, che certamente non avrebbe esitato a spargere zizzania  sui nostri discorsi. Ma se il punto d’arrivo è riproporre i bronzi all’attenzione del grande pubblico, con l’intento di rilanciarli, la faccenda si pone in termini pubblicitari. E allora la lezione di un grande maestro come Bill Bernbach appare ineludibile: “Provoca. Ma assicurati che la provocazione nasca dal prodotto. E’ sbagliato mostrare un uomo a testa in giù, solo per fermare l’attenzione del pubblico. E’ giusto mostrarlo a testa in giù, se stai vendendo un portafoglio che non esce dalle tasche”.

Autore: admin

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