Sauro BORELLI- Gioia, ragazza in rivolta (“Io rom romantica”,un film di Laura Halilovic)

 

 

Il mestiere del critico



 

GIOIA, RAGAZZA IN RIVOLTA

 

“Io rom romantica”, un film di Laura Halilovic

****

Io rom romantica è l’”opera prima” di una giovane cineasta, Laura Halilovic, che, pescando nel proprio vissuto quotidiano, evoca il mondo chiuso della piccola comunità “rom”, allogata e sedentarizzata nella periferia di Torino, La Falchera. In particolare, armata di buon garbo e qualche ironia, ripercorre le patetiche vicissitudini dell’adolescente Gioia, una ragazzetta tosta e indocile che non sopporta imposizioni (sposarsi ad ogni costo) e vecchie tradizioni retrograde (vestire con sobrietà, non imitare i coetani “gagé”, ovvero gli italiani disinibiti e spregiudicati) del dispotico padre, determinato a fare della figlia un’altra vittima del maschilismo tipicamente “rom”.

Già autrice di un documentario – Io la mia famiglia Rom e Woody Allen – di analoga ambientazione sociologica, Laura Halilovic ha ampliato nella misura del lungometraggio a soggetto, appunto Io rom romantica, il suo intento narrativo tirando in campo una giovane interprete, Claudia Ruza Djordjievic (nel ruolo dell’adolescente Gioia) e l’attore Marco Bocci (nella parte di un cordiale meccanico quarantenne), eppoi torno torno una piccola congrega di comprimari “rom”, italiani e identità sparse allestendo un racconto – in verità, un po’ esile e convenzionale – sui giorni un po’ sbrindellati di tanti e tali personaggi.

L’esito iniziale di simile favoletta è presto definito. Gioia, più che mai recalcitrante ai voleri del padre ottusamente legato a usi e costumi delle consuetudini “rom”, cerca affannosamente, confusamente di trovare aiuto, solidarietà presso chi – ad esempio l’onesto, semplice meccanico amico dei cineasti – possa in qualche modo aprirle la strada per entrare nel mondo del cinema.

Anzi, il desiderio di Gioia di poter lavorare con i cineasti diventa presto un’ossessione, un’idea fissa. Infatuatasi inizialmente di tale aspirazione grazie alla suggestione subita vedendo e riguardando maniacalmente Manhattan di e con Woody Allen, la ragazza sempre in guerra aperta col padre irremovibile alla fin fine riesce a dare senso e scopo alla sua irriducibile speranza facendosi ingaggiare dalla TV come regista a pieno titolo. Di qui, finalmente, tutti i problemi di Gioia si acquietano in un happy end anche troppo precipitoso. Certo, l’approccio naïf del racconto su cui s’incentra Io rom romantica risulta paradossalmente un pregio e un difetto di questo stesso film, perché la blanda perorazione dei contrasti vistosi tra la realtà “rom” e quella deelle comunità italiane in cui quella stessa realtà viene a scontrarsi lascia più di un dubbio tanto sui “caratteri”, le situazioni dei “rom” quanto sui loro poco cordiali coinquilini italiani.

Eppoi, c’è un grosso divario come “rappresentare” particolarità e costumi delle etnie di origine balcanica, specie a confronto (e spesso scontro) col mondo occidentale. Un precedente importante e sicuramente più autentico e drammatico si riscontra quasi sempre nei film del celebre regista bosniaco Emir Kusturica (già premiato a Cannes, a Venezia e in ogni dove) che, a più riprese con un vigore spesso provocatorio, ha caratterizzato i suoi film più noti – Il tempo dei gitani e Underground – come altrettanti film-grido contro conformismo e understatement.

Significativamente è stato sottolineato a questo proposito: “Il regista s’è immerso nel mondo e nella cultura dei “Rom” con passione senza benevolenza, con una partecipazione che non esclude la lucidità, con una simpatia che non diventa idealizzazione. Sconnesso, ridondante, visionario. L’organizzazione del materiale è discutibile, ma le intenzioni strepitose abbondano. Mai vista al cinema una Milano così onirica e stralunata”. Altro che i quartierini piccoli borghesi della Falchera, altro che il volemose bene del pur volonteroso Io rom romantica! Laura Halilovic racconta ottimistiche favolette, Kusturica s’immerge nei drammi più divampanti.

Autore: admin

Condividi