Francesco NICOLOSI FAZIO- Realtà ed iperrealismo. La pittura di Pietro Alessandro Trovato

 

 

Arti visive

 

 

REALTA’ ED IPERREALISMO

La pittura di Pietro Alessandro Trovato


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A Catania, come già riportato in altro articolo, il Palazzo della Cultura è un efficace sito per iniziative artistiche e culturali che costituiscono un insieme di attività che qualificano l’edificio come un “contenitore culturale”. All’interno il Palazzo, oltre al cinquecentesco “Cortile Platamone”, si compone di varie sale ed ambienti che ospitano diverse iniziative quali : mostre, spettacoli, conferenze e dibattiti, grazie ad una programmazione che riassume in una visione sostanzialmente unitaria le manifestazioni. All’interno di questa iniziative si colloca perfettamente la mostra di Pietro Alessandro Trovato.

L’iperrealismo è la forma di pittura figurativa che supera e “rivede” il concetto stesso di realismo. Come ci ricorda la brochure della mostra di Trovato, Guttuso affermava: “ Realistica è quell’arte che conduce ad una sempre più completa e profonda scoperta della realtà; realismo vuol dire espressione della realtà, la quale non è ideale, eterna ed immobile, ma continuamente si muove, si sviluppa e si trasforma”.

Nel grande alveo della pittura realista e figurativa, confluisce l’iperrealismo di Trovato, che si esplica con particolare attenzione per le “nature morte”. Questa scelta determina una più profonda interpretazione dell’esistente, in quanto gli oggetti rappresentati si “animano” di vita propria, superando di slancio il limite, tanto evidente quanto presunto, dell’assenza di vita negli oggetti. In particolare evidenzierei due tele; “Un tè con Verdi” e “Le bagattelle di Beethoven”. Opere dove si riflette anche la grande passione di Pietro Alessandro per la musica alta. Eccezione diventa il “ritratto” della creatura a 4 zampe, in “Il mio cagnolino”, dove Pietro riesce a saltare, come per gli oggetti alla natura viva, dal mondo animale a quello del sentire quasi umano.

Ma ci piace soffermarci nei soggetti pittorici che più enigmatici e complessi sono da sempre; gli esseri umani. Solo due ritratti, ma bastano a delineare il segno di Trovato: “I miei genitori” e “Autoritratto”. Per il primo segnalo che, per come chi scrive, vive l’esperienza genitoria, può raggiungere ad assaporare le due facce del quadro: i genitori ritratti ed il figlio autore. La poetica del quadro è evidente offrendo, come la vera arte, più aspetti nel medesimo soggetto. Ma dove Pietro riesce a sorprenderci è in “Autoritratto”. Una profondità espressiva che si coglie oltre lo sguardo che, contestualmente, mostra decisione e dubbio, tratti che trasmettono la tensione interna dell’artista. Troviamo molti splendidi riferimenti. Come non pensare a Van Gogh ed alla sua bruciante tensione espressiva; come pure non si può fare a meno di ricordare i grandi quadri rinascimentali, dove l’artista, spesso, si ritraeva tra i tanti personaggi, ma lanciando uno sguardo complice verso noi posteri.

Concludiamo pensando che, tra le ceramiche e gli arredi iperrealisti delle sue altre opere, Pietro Alessandro Trovato ci scruta ponendo l’eterna domanda: “cosa è l’arte?”

La risposta che le stesse opere ci porgono è questa: “L’arte è un bel modo di apprezzare la vita, rappresentandola”.

Qualcuno chiama una simile conclusione “epifonema”.

Autore: admin

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