Sauro BORELLI- Il gioco al massacro (“In ordine di sparizione”, un film di H.P. Moland)

 

 

Il mestiere del critico



IL  GIOCO AL MASSACRO

Locandina In ordine di sparizione

“In ordine di sparizione”, un film  di Hans Petter Moland

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Mai vista tanta neve come in questo film norvegese-svedese di Hans Petter Moland In ordine di sparizione. Forse l’unico precedente significativo ci sembra il ghiacciato Quintet, enigmatico lungometraggio di Robert Altman che vede in campo una piccola ma prestigiosa congrega di interpreti di valore quali Paul Newman, Vittorio Gassman, Bibi Andersson, Fernando Rey, Nina Van Pallandt, Brigitte Fosset.  Del resto la cosa si spiega: la vicenda (neanche troppo lineare) di In ordine di sparizione si svolge costantemente  tra sterminate zone innevate ove una serie di personaggi quantomeno scriteriati trascorrono i loro giorni e ancor più le loro notti in sordidi maneggi (il traffico di droga, imprese da gangster) e in sfide infernali culminanti in un “gioco del massacro” cinico, criminale.

A parte questi vistosi segnali l’autore Hans Petter Moland imprime al film in questione tutto un corollario di “notazioni a margine” che palesano il particolare tono di ciò che costituisce il sottofondo sociale, civile della realtà norvegese contemporanea. Senza avanzare specifiche notizie sulla fisionomia politica di quel ben definito Paese, si avverte infatti nella dinamica e ancor più negli snodi narrativi di una storia tutta attuale il malessere, lo spaesamento di una convivenza che, pur sorretta da un welfare state avanzato, spesso e volentieri s’inceppa in un astratto isolamento, quando non proprio in una desolata solitudine morale e umana.

Ciò detto, va subito posto in rilievo che il brusco incedere di In ordine di sparizione viaggia spedito, tra fatti e fattacci, verso la puntigliosa catalogazione di regolamenti di conti cruentissimi, interminabili. In breve, Niels (Stellan Starsgard) gestore di un potente spazzaneve, in procinto d’essere premiato quale cittadino virtuoso della sua comunità, è colto dolorosamente dalla morte dolosa del suo unico figlio ad opera di una potente banda di spacciatori e assassini a pagamento. Il pover’uomo, esasperato anche dalla moglie poco solidale, appronta resoluto un piano per la propria inesorabile vendetta.

Frattanto, i malviventi responsabili del primo delitto ingaggiano tra di loro altre sanguinose imprese, eliminandosi via via vicendevolmente. A capo di simili misfatti emerge, per ferocia e spietatezza un damerino “vegano” che, a sua volta fatto segno del rapimento del figlioletto, si lancia in una personale guerra aperta contro tutto e contro tutti. In questi reiterati sfracelli sopraggiungere, per colmo di violenza patologica, un’altra banda di criminali d’origine serbo-balcanica che, capeggiata dal torvo Papa (Bruno Ganz), innesca un’altra sfilza di assassini e di efferatezze. E, proprio, a punteggiare l’inarrestabile sequela di misfatti, sullo schermo compare, esattissimo, il computo del massacro continuo.

In accordo puntuale con la vendetta del probo Niels, della rabbia bestiale del damerino “vegano” e della gang dei serbo-balcanici, procede frattanto anche l’informale commento sui guasti, le accidiose renitenze che affiorano man mano dalla società norvegese, certo un luogo, un treno di vita ordinati ma refrattariamente insensibili alla comune, semplice umanità che dovrebbe governare ogni convivenza davvero civile.

Forse Hans Petter Moland non pretendeva granché col suo film dalle coloriture giallo-nere. E, giusto per questa ragione, ha proporzionato il suo In ordine di sparizione con una velatura trasparente di ironico, un po’ cinico disincanto. Cosa che, in fin dei conti, non depone a favore dello stesso film, ma che suggerisce piuttosto il limite preciso d’una tale realizzazione. Essere abili e scafati risulta innegabilmente un’indubbia dote, ma fidare soltanto in una simile “virtù” si dimostra uno sterile, infecondo divertissement. Il cinema è un arte astratta, ma non inutile. O no?.

Autore: admin

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