Sauro BORELLI- Diane e Michel ci riprovano (“Mai così vivini” di R.Reiner)

 

 

Il mestiere del critico

 


DIANE E MICHEL CI RIPROVANO

 

“Mai così vicini”, un film  di Rob Reiner

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“L’amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano”. Noi, non sappiamo se il regista Rob Reiner abbia mai letto Rainer Maria Rilke e in ispecie le sue Lettere a un giovane poeta quando sostiene la frase sopra citata, ma siamo certi che un’idea simile gli è frullata per la testa allestendo questo suo nuovo film dal titolo insinuante quale, appunto, Mai così vicini. Imbastire una commedia moderatamente sentimentale e al contempo tirare in ballo un uomo e una donna – entrambi vedovi, entrambi un po’ attempati ma non del tutto fuori causa – che in una piccola confortevole enclave borghese tipicamente americana prima si confrontano guardinghi, poi si sfidano con alterni esiti, infine convergono verso un approdo erotico affettivo – parrebbe – di quella cosa chiamata, per comodità di sintesi, un amore.

E’ questa, in effetti, la storia contingente che anima, come si diceva, Mai così vicini. Rob Reiner, già celebrato autore del non dimenticato romanzetto di tono brillantemente romantico Henry ti presento Sally, ha posto mano ad una vicenduola né troppo banale, né con soverchie pretese, precettando per l’occasione gli stagionati (e peraltro ancora prestanti) Michael Douglas e Diane Keaton, per sciorinare i casi quotidiani di un lui, Oren, immobiliarista facoltoso (con figlio scapestrato e nipotina adorabile), e di una lei, Leah, cantante sofisticata con persistenti inibizioni comportamentali e sessuali, che vivendo, gomito a gomito, in una confortevole dimora, finiscono per intrecciare le loro esistenze in un’altalena di bisticci e di abbandoni che preludono – avvertibilmente – ad una risolutiva love story.

Detta così, la vicenda prospettata da Rob Reiner non sembra granché, ma seguendo passo passo il dipanarsi delle schermaglie tra il pragmatico Oren e la bamboleggiante Leah (benché veleggiante tra i sessanta e i settant’anni) si diventa in qualche misura indulgenti. Anche perché Michael Douglas e Diane Keaton (e diversi comprimari, che li assecondano) da quegli interpreti sperimentati che sono imprimono a tutto il pur prevedibile plot un andamento brillante, disincantato grazie a dialoghi tutti disinibiti e a situazioni temperate costantemente da ironiche, argute rifrangenze.

Prospettare la propria vita secondo statuizioni, regole e canoni scaturiti da una idea del mondo conformisticamente definita – ovvero, il confort, l’agiatezza, la sapienza di relazioni e rapporti elegantemente acquisiti – risulta innegabilmente gradevole a vedersi così ben strutturata in un film come Mai così vicini. Pur se, al termine della proiezione, non si può non constatare che si tratta di una favola, per quanto scafata e scorrevole, del tutto incongrua, sfasata rispetto persino alle più parodistiche tirate incentrate sui trasporti sentimentali in età matura e sugli abusati happy end di troppi film hollywoodiani. Ma tant’è – si saranno detti Reiner, Douglas e la Keaton – e  secondo la tartufesca morale corrente l’impresa di Mai così vicini ha puntato resoluta sul principio: “diamo al pubblico quel che il pubblico gradisce”.

Che questo dettato sia più che verosimile se ne ha una prova certa registrando il fatto che l’età media degli spettatori del film in questione è individuabile fra i sessanta e i settant’anni, la stessa dell’eroina femminile del film, la sensibile Leah, con le sue canzoncine soft e la tenera nostalgia di una vita artefatta e refrattaria ad ogni autentica passione. E, ancora, la stessa del pur cinico, sbrigativo Oren che, d’un colpo, si ravvede del suo egocentrico comportamento – soccorrendo il figlio sfortunato, riacquistando l’affetto della nipotina – e, massimamente – ripristinando con la sua attempata compagna una ragione davvero umana di convivenza reciproca.

Che dire, di più di questo agro-ilare love movie? Chi vuole essere consolato di deludenti esperienze tardive, lo troverà forse tollerabilmente accettabile. Per gli altri – giovani e meno giovani –, pazienza. Andrà meglio un’altra volta. In particolare, se si vorrà dare ascolto al saggio Rainer Maria Rilke. “L’amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano”. E basta.

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Autore: admin

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