Daniele PIZIO*- Controculture digitali. Che cos’è l’hackmeeting

 

 

Codici aperti*

 

 

CHE COS’E’  L’ HACKMEETING

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A Bologna da oggi fino a domenica l’incontro annuale delle controculture digitali. Cinquanta talk su anonimato, privacy, Big Data. I temi portanti di un evento che consente di fare il punto sullo stato della Rete

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Qual­cuno diceva che la scena hac­ker era morta. Si sba­gliava. O almeno così sem­bra, a giu­di­care dal fitto pro­gramma di Hack­mee­ting 2014. Il raduno annuale delle con­tro­cul­ture digi­tali è ai bloc­chi di par­tenza e sono cen­ti­naia gli hac­ker che, da oggi fino a dome­nica, scen­de­ranno in pista per dare vita a una tre giorni di crea­ti­vità e spe­ri­men­ta­zione col­let­tiva, all’insegna di un approc­cio cri­tico verso le tec­no­lo­gie digi­tali.
La sede dell’evento è Bolo­gna, la cor­nice quella del cen­tro sociale XM24. Nello spa­zio occu­pato di via Fio­ra­vanti i lavori di pre­pa­ra­zione fer­vono da set­ti­mane e negli ultimi giorni diversi «sma­net­toni» si sono già pre­sen­tati alla sua porta. Ven­gono da tutta Ita­lia, qual­cuno pure dall’estero. Una volta var­cato il can­cello dell’ex mer­cato orto­frut­ti­colo e appog­giato il volu­mi­noso zaino che si por­tano appresso, comin­ciano a darsi da fare per con­tri­buire alla riu­scita del mee­ting: c’è chi sistema l’impianto elet­trico, chi monta il ten­done sotto cui si potrà cer­care un po’ di sol­lievo dalla calura estiva, chi fal­cia l’erba del prato adi­bito a cam­ping e chi, natu­ral­mente, cabla le stanze che ospi­te­ranno i talk nel week end.

Almeno cin­quanta gli speech pre­vi­sti: tal­mente tanti che alcuni hac­ker fel­si­nei hanno deciso di farsi da parte per lasciare il pal­co­sce­nico ai cugini venuti da fuori. Eppure nes­suno sem­bra ram­ma­ri­car­sene troppo, forse per­ché rin­cuo­rato dal pal­pa­bile entu­sia­smo con cui quest’anno la comu­nità hac­ker ha rac­colto la chia­mata alle armi lan­ciata da Bolo­gna. I semi­nari in calen­da­rio infatti for­mano un intrec­cio così ricco di tema­ti­che e sug­ge­stioni che è impos­si­bile sin­te­tiz­zarlo in poche righe. Anche se, leg­gendo con atten­zione il pro­gramma di venerdì e sabato, alcune que­stioni di mag­gior inte­resse emer­gono in modo chiaro.

Auto­di­fesa digitale

La sor­ve­glianza elet­tro­nica sarà ancora una volta al cen­tro del dibat­tito. Ine­vi­ta­bile, visto lo stil­li­ci­dio quo­ti­diano di noti­zie che testi­mo­nia come Inter­net sia sem­pre più sot­to­po­sta ad un con­trollo capil­lare, frutto di un’estesa col­la­bo­ra­zione tra tel­com, grandi inter­net com­pa­nies e governi. A pren­dere parola sull’argomento ci sarà, tra gli altri, Clau­dio «Nex» Guar­nieri, ricer­ca­tore indi­pen­dente di sicu­rezza infor­ma­tica e col­la­bo­ra­tore di Citi­zen Lab, team di hac­ker dall’altissimo pro­filo tec­nico, impe­gnato nella cac­cia all’industria del mal­ware. Tanti, tan­tis­simi i report pub­bli­cati negli ultimi due anni da que­sti ragazzi che con la loro atti­vità hanno docu­men­tato l’esistenza di un oscuro mer­cato di virus, forag­giato da poli­zie e ser­vizi segreti inte­res­sati a met­tere le mani sui dati sen­si­bili di atti­vi­sti, gior­na­li­sti e voci sco­mode.
Poi c’è Intri­geri, un ragazzo minuto e sim­pa­tico che pro­viene dalla Fran­cia ed è l’incubo dell’Nsa. Per­ché? Per­ché è lo svi­lup­pa­tore di Tails (acro­nimo di The Amne­sic Inco­gnito Live System), una distri­bu­zione linux che fun­ziona su chia­vetta USB ed è otti­miz­zata per garan­tire all’utente finale – anche a quello privo di par­ti­co­lari com­pe­tenze – la pos­si­bi­lità di comu­ni­care in modo ano­nimo e sicuro. Insomma, un vero e pro­prio stru­mento di auto­di­fesa digi­tale cui si affi­dano ogni giorno migliaia di hack­ti­vi­sti e repor­ter.

Basta così poco per bypas­sare la cappa orwel­liana dispie­ga­tasi sulla rete negli ultimi anni? Sì e no, per­ché quello della sor­ve­glianza è innanzi tutto un pro­blema poli­tico e come tale va affron­tato: certo biso­gna assem­blare manu­fatti digi­tali liberi – magari con l’aiuto del buon vec­chio free soft­ware – ma è altret­tanto indi­spen­sa­bile costruire comu­nità autor­ga­niz­zate, capaci di gestire e deci­dere in auto­no­mia la dire­zione da impri­mere al pro­cesso di inno­va­zione tecnico-scientifica, senza arren­dersi alle logi­che tec­no­cra­ti­che e al colo­nia­li­smo cul­tu­rale del web 2.0. Un paio di cosette da dire in pro­po­sito le avrà sicu­ra­mente Ste­fano Zac­chi­roli, ex pro­ject lea­der di Debian, ilsi­stema ope­ra­tivo libero per eccel­lenza. Nato nel 1993, il suo pro­cesso di svi­luppo è orga­niz­zato secondo cri­teri non gerar­chici e viene por­tato avanti da migliaia di volon­tari sparsi ai quat­tro angoli del globo.
Ma nella car­tella Hack­mee­ting 2014 c’è spa­zio anche per i Migrant Files, un’inchiesta di data jour­na­lism rea­liz­zata dal net­work data​ni​nja​.it. Incro­ciando i più ampi data­base dispo­ni­bili in rete, que­sto gruppo di gior­na­li­sti indi­pen­denti ha pro­dotto un’accurata map­pa­tura rela­tiva ai migranti morti o dispersi nel ten­ta­tivo di attra­ver­sare il Medi­ter­ra­neo e rag­giun­gere le coste della For­tezza Europa. Dal repor­tage emer­gono cifre da guerra civile: 23 mila le vit­time accer­tate, quasi il dop­pio rispetto al numero dichia­rato dalle isti­tu­zioni fino a pochi mesi fa.

Le spe­ranza deluse

Va detto però che la tre giorni a Bolo­gna si pro­spetta anche come un momento di rifles­sione in cui porre in essere una ser­rata cri­tica alle pra­ti­che di sha­ring social­mente dif­fuse e ai pro­cessi di costru­zione dell’identità digi­tale che l’individuo mette in atto a par­tire da esse.
Quando Hack­mee­ting, nel 2002, aveva fatto tappa per l’ultima volta all’ombra due torri, le pos­si­bi­lità dischiuse dai nuovi media di con­di­vi­dere e acce­dere libe­ra­mente all’informazione ali­men­ta­vano le spe­ranze di un nuovo uma­ne­simo tec­no­lo­gico. Spe­ranze oggi spaz­zate via dal dilu­vio infor­ma­zio­nale che ci ha som­merso: l’iperconnettività ha fago­ci­tato ogni istante del nostro tempo libero tra­sfor­man­dolo in tempo di lavoro; arti e capa­cità sen­so­riali per­fet­ta­mente fun­zio­nanti sono stati sosti­tuiti da pro­tesi digi­tali imper­fette; la mag­gior quan­tità d’informazione dispo­ni­bile non ha toni­fi­cato affatto l’intelligenza col­let­tiva ma ha favo­rito al con­tra­rio il dila­gare della stu­pi­dità digi­tale. L’uomo vitru­viano del XXI secolo si è tra­sfor­mato in quello zom­bie dai linea­menti ferini rap­pre­sen­tato nel logo di Hack­mee­ting 2014.
Il mes­sag­gio è chiaro: con­di­vi­dere non basta. Biso­gna tor­nare ad occu­parci di ciò che è nostro. E pro­vare, tutti e tutte insieme, a ripren­der­celo. Il vec­chio ada­gio della con­tro­cul­tura hac­ker «Hands on!», met­tia­moci le mani sopra, è oggi più attuale che mai. (ilmanifesto.it)

Autore: admin

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