Gian Paolo SERINO*- Premio Strega. Perchè Piccolo vincerà, quasi certamente

 

 

Premio  Strega*

 

 

PERCHE’  FRANCESCO PICCOLO VINCERA’ QUASI CERTAMENTE

Francesco Piccolo

Previsioni, deduzioni, strategie del mercato editoriale

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La Letteratura? Il mestiere di vivere di Cesare Pavese è sempre più preso alla lettera dalla maggior parte dei narratori italiani che pur di emergere sono pronti a ogni “compromesso”. Ormai da anni girano sempre più voci sulle pressioni dei grandi gruppi editoriali per decretare la cinquina dei finalisti del Premio Strega. In questa edizione i finalisti sono: Feltrinelli, Bompiani Einaudi, Gems, Mondadori. Scusate: Giuseppe Catozzella, Francesco Piccolo, Antonio Scurati, Francesco Pecoraro,  Antonella Cilento. I titoli che importano per vincere sono altri, non certo quelli dei libri che, quindi, è inutile citare. Anche perché il nostro ministro dei Beni culturali Enrico Franceschini immediatamente dopo la “nomina” dei finalisti ha dichiarato: «Il Premio Strega riesce nella magia di far crescere le vendite» (Corriere della Sera, Paolo Fallai, 12 Giugno 2014). Non “far leggere”, ma “far crescere le vendite”.

Veniamo al vincitore, quelli che da tutti è il predestinato a bersi l’amaro Premio. Francesco Piccolo, Caserta, 1964, scrittore, sceneggiatore cinematografico e autore televisivo. Il Premio Strega era senz’altro destinato, prima di questo articolo, a essere suo. Il perché è scientificamente dimostrabile dall’“impegno” dell’autore, giornalista de L’Unità, con il suo Il desiderio di essere come tutti, incentrato su Enrico Berlinguer, guarda caso, a 30 anni dalla morte.

Ma veniamo ai dati. Francesco Piccolo è autore televisivo, con Michele Serra, di Che tempo che fa di Fabio Fazio su Rai 3. Proprio da Fazio ha presentato ben due volte, in pieno rispetto del suo “Desiderio di essere come tutti”, il suo “romanzo di autocoscienza collettiva della sinistra italiana” (speriamo almeno abbia pagato il canone due volte). Michele Serra, suo “compagno” di “programma” ha deciso di ritirare la candidatura del suo romanzo Gli sdraiati al Premio Strega, preferendo evidentemente la posizione supina o, meglio: ha deciso di sdraiarsi davanti  al “romanzo di autocoscienza collettiva della sinistra italiana” per non intralciare il Piano Piccolo.

Piccolo deve avere anche anticipato il pensiero di Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci che afferma: «Il romanzo oggi deve cercare di entrare nei grovigli della nostra storia contemporanea» (Barbara De Santis, la Repubblica, venerdì 13 maggio 2014). Piccolo ci è entrato eccome: pubblicando un libro su Enrico Berlinguer pubblicato con Einaudi, di proprietà di Mondadori, e quindi di Silvio Berlusconi, quel nemico “giurato” che da anni la sinistra attacca per il suo “conflitto di interessi”. Mondadori, proprietaria di Einaudi, ha deciso di candidare Antonella Cilento appena il suo libro è uscito. A 5 giorni lavorativi dall’arrivo nelle librerie, Mondadori ha scelto per noi –  i lettori-  la Cilento. Neanche il tempo di disporre i libri negli scaffali ed eccola già piazzata per non disturbare l’ascesa del Piano Piccolo.

Il Piano Piccolo non finisce qui. Domanda: chi ha lavorato a fianco di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci assegnatrice del Premio Strega? Ma certo, la moglie di Piccolo: Gabriella d’Angelo. «Sino a Maggio 2013», dichiara Gabriella Caseletti, collaboratrice della Fondazione Bellonci, al telefono alle 16.30 di mercoledì 12 Giugno, «Gabriella D’Angelo è stata tra le  più attive nei progetti di promozione della lettura promossi dalla Fondazione. Non lavora più, ma passa spesso a trovarci».

Si sa, l’affetto nella letteratura italiana è tutto. E anche nella famiglia Piccolo, evidentemente, il Piano Piccolo deve essere per forza “di casa”. A proposito di case, in questo caso editoriali, il direttore Stefano Petrocchi ha deciso di dare alle stampe La polveriera. No, non un libro sui risvolti esplosivi della candidatura del Premio Piccolo, ma un romanzo.  E con chi pubblicherà in autunno il suo primo romanzo Petrocchi? Ma certo: con Mondadori!

I conti tornano, ma non a noi lettori ingenui e creduloni che pensiamo ancora che le alleanze siano solo finanziarie o di partito. D’altro canto, come dichiara il nostro ministro dei Beni culturali «Il Premio Strega riesce nella magia di far crescere le vendite». Quindi, noi che iniziamo a dubitare della trasparenza del Piano Piccolo, facciamo di testa nostra e alle logiche di mercato cerchiamo di comprendere come sia questo “romanzo di autocoscienza collettiva della sinistra italiana”. Perché “inciucio”, si sa, oggi è una parola da “rottamare” nel nome non dell’“ottimismo vola” di Tonino Guerra, ma delle alleanze. Oggi a contare sono le alleanze. E diciamo che non calunniamo nessuno se scriviamo che Piccolo ha un “Piano Piccolo” che lo vedrà, sino a questo articolo, vincitore del Premio Strega grazie a diversi “conflitti d’interesse”.

Per chi ancora fosse interessato al “romanzo di autocoscienza collettiva della sinistra italiana” non raccontiamo la trama (dato che  la più importante sembra quella fuori dal libro). Sveliamo soltanto qualche passaggio per dimostrare il  suo “valore” narrativo.

A pagina 139 Piccolo esprime al meglio il suo Piano Piccolo Piccolo: “Se io stavo nel mezzo, se cioè seguivo tutte le idee di Berlinguer da quando ero diventato comunista, e se allo stesso tempo vivevo una vita borghese e allegra che adesso veniva identificata  con il cinismo e il godimento craxiano, dovevo scegliere. O meglio, è chiaro che avevo già scelto – o ancora meglio: non avevo scelta”. Per chi non fosse avvezzo agli enigmi, a pagina 145 e 146 Piccolo spiega meglio il suo essere Piccolo: “Avevo tolto a me stesso una parte che andava estirpata, non ne ero nemmeno pentito. Ma il risultato era che mi annoiavo e che ero diventato mortalmente noioso. Me ne rendevo conto, ma non avevo intenzione di cambiare le cose. Mi sembrava che la noia che provavano gli altri davanti alla mia vita immobile, fosse il segno della loro incapacità di comprendere.

Mi sembrava, nella sostanza, che fossero superficiali: e che io, con queste due compagne di vita, la purezza e la reazionarietà, mi stessi allontanando – riscattando – dalla superficialità, che identificavo con la divisione tra la vita propria e la vita di tutti”. A pagina 161, per prendere posizione dall’editore che lo pubblica  sottolinea che: “Di conseguenza per quanto riguarda me e lui, Berlusconi è Atteone che sta guardando me che sono Diana”. Chiaro no? A prevalere in Piccolo, oltre alla scorrevolezza narrativa, anche il suo lato B: “Sta di fatto che il governo D’Alema logora le forze e il consenso, lentamente e inutilmente. Quando si tornerà a votare, nel 2000, Berlusconi si riprenderà l’Italia, e stavolta con consenso ampio (…)”. Non importa che in realtà si tornò a votare nel 2001!!! Per chi ha “Il desiderio di essere come tutti” le date non contano, sono i conti che devono tornare.

“Il desiderio di essere come tutti”, invece, è evidenziato a pagina 206: “Ma in fondo, quello che rende interessante il reportage, non è tanto ciò che vedo e racconto; ma sono io, e la posizione che mi sono scelto”. Chiaro no? E’ questa la sintesi delle “alleanze” di Francesco Piccolo che, in un Paese civile dovrebbe ritirarsi dal Premio Strega o spiegare pubblicamente la propria posizione. Se non per il suo senso di “autocoscienza collettiva della sinistra”, almeno per dimostrare di avere una minima dignità di uomo.Anche se, si sa, in Italia, è meglio non rispondere alle richieste di verità e continuare a tacere.  Proprio per “Il desiderio di essere come tutti”.(*ilgarantista.it)

Autore: admin

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