Monica SCHIRRU- Parole profetiche (quelle di G.Testori in “A te come te”, Festival Colline Torinesi)

 

 

Teatro   Lo spettatore accorto

 

 

PAROLE PROFETICHE

“A te come te”     di Giovanni Testori (nella foto)-   lettura scenica da un’idea di Gabriele Allevi e Luca Doninelli   voce  Ermanna Montanari    canto Michela Marangoni e Laura Redaelli   co-produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, deSidera festival

Festival delle Colline Torinesi   Pecetto Torinese, Chiesa dei Battù   12 giugno 2014

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E’ un esempio di buon teatro all’insegna della sobrietà, l’omaggio che la compagnia ravennate Teatro delle Albe ha reso alla memoria di Giovanni Testori, drammaturgo e scrittore lombardo – ma anche storico dell’arte e critico letterario – scomparso nel 1993.  Si tratta di una lettura scenica, costruita su alcuni articoli giornalistici che Testori ha scritto tra il 1979 e il 1980 sulle pagine del  Corriere della Sera, dove aveva preso il posto di Pasolini, diventando responsabile della Terza Pagina.

Tre articoli che hanno in comune il tema della violenza sulle donne,  in particolare l’omicidio di una bambina – morta a causa del furto della collanina che le tranciato la carotide – un matricidio e  la richiesta esplicita allo Stato  di  una legge che difenda le donne dal femminicidio. Pagine che proprio in questi giorni risultano purtroppo tragicamente attuali.

Questo spettacolo è  la riflessione di un uomo di fede – quale era Testori – che fa i conti con la crudeltà e l’efferatezza dell’azione umana e che è portavoce di un pensare travagliato e sofferto, gravido di dubbi, domande, interrogativi laceranti ma anche di risposte forti, che trovano nella speranza e nel perdono il loro fulcro sostanziale. Scrive straordinarie parole profetiche, alla fine degli Anni Settanta, quando afferma che stiamo perdendo “ il valore e il senso delle nostre famiglie , delle nostre case”; che siamo “estranei nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici “ . E che il rischio più pericoloso è che fatti delittuosi come questi “scendano nella tomba della nostra indifferenza”: quell’indifferenza collettiva che ci anestetizza di fronte al male.  Quel male che colpisce proprio la donna, cioè  “ il grembo, la culla, lo stesso sangue e la viva forza della tradizione, che ha avuto un ruolo primario nel cammino della storia”.

“A te come te” è la lettera che il drammaturgo scrive sulle pagine del quotidiano milanese a Luca Casati, il giovane che nella primavera del 1980 confessa di aver ucciso la propria  madre, sfondandole il cranio con un martello, dopo una lite furiosa.  E’ una lettera di grande profondità spirituale e di forte statura etica, che in chiusura invita a non negare la pietà a nessuno:  “ Tu sei come ognuno di noi – scrive  rivolgendosi al giovane matricida – al centro dell’incarnazione di Cristo. Dio ti giudicherà con la sua misura che è infinita giustizia e infinita carità”,  perché “l’uomo  è la ragione prima e ultima della Passione di Cristo e della sua Resurrezione”.

Intensa e austera l’interpretazione di Ermanna Montanari,  splendide, quasi flautate, le voci di Michela Marangoni e Laura Redaelli, che, intonando delicate melodie popolari romagnole, hanno stemperato l’asprezza del racconto teatrale.

Autore: admin

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