Francesco NICOLOSI FAZIO- Sotto la tenda dell’avanguardia (un libro di Pippo Di Marca.Ed.Titivillus)

 

 

Scaffale

 


IO, CARMELO, LEO E GLI ALTRI

“Sotto la tenda dell’avanguardia” di Pippo Di Marca Ed.  Titivillus (2013), pp 328. €. 18,00

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Uno dei motivi per cui ci illudiamo dell’utilità di scrivere di teatro è che questa splendida forma di spettacolo è letteralmente irripetibile, per cui è bene lasciare traccia, anche mediante articoli. Questa volta si tratta di un vero e proprio documento storico (meta-storico?) che racchiude le pagine più intense e significative del teatro italiano, in un arco di tempo che va dal 1960 ai nostri giorni .

All’interno della manifestazione organizzata dal Gruppo IARBA di Nino Romeo e Graziana Maniscalco dal titolo “Un Bene fuori dal comune” si è presentato a Catania il libro di Pippo La Marca.  Per i tanti sfortunati che non hanno vissuto l’epopea del teatro di (post) avanguardia negli anni ’60 e ’70, segnaliamo che l’autore è uno degli artefici del totale rinnovamento del nostro teatro nella seconda metà del secolo scorso. Nel libro l’artista riesce a offrirci un’opera corposa e sentita, che viene narrata dal di dentro ed offre un quadro completo delle avanguardie italiane.

Ecco che si rivivono le atmosfere e le battaglie di un nugolo di artisti che hanno cambiato il modo di fare teatro. Come recita la dedica: “A Leo de Berardinis, in primis, a Carmelo, a tutti quelli che sotto la tenda sono passati e trapassati; e a quelli che dimenticano facilmente” il libro è una memoria onesta e riverente verso tutto ciò che è stato il teatro detto “d’avanguardia” poi “di post-avanguardia” infine “d’autore”.

Era per tutti un teatro di ricerca, innanzitutto ricerca di un proprio modo di espressione. A questa ricerca era esente solo Carmelo Bene che, già agli esordi, aveva la sua teatralità (“solo Carmelo era nato Carmelo”). Tutti comunque rivolti alla ricerca di un mondo migliore, sapendo che, come ammoniva Majakovskij: “Il mondo non è attrezzato per la bellezza”.

Pochi movimenti culturali hanno una data di nascita, come il celeberrimo manifesto futurista. Per l’”avanguardia teatrale italiana” si ha certamente un punto di non ritorno, mediante il convegno di Ivrea che mise incredibilmente insieme tutta l’Italia del teatro definito poi di “neo-avanguardia”. Ciò avvenne  nell’anno che precedette il mitico ‘68. Il libro, nella prima parte, offre il quadro completo di una enormità di protagonisti e comprimari, dove l’autore primeggiava assieme a Bene, De Berardinis, Ricci, Nanni, Vasilicò, Remondi-Capogrossi.

Il libro si fonda su uno scrivere forte, a volte Proustiano nel periodare, che nasconde in ogni rigo e tra le righe una lezione di teatro e tanti perché. Un debuttante Robert Wilson posto quasi come antitesi di Grotowski. Carmelo Bene che riconosce come suo unico modello Vittorio Gasmann, che in una cantina dietro Piazza del Popolo metteva a confronto e scontro i giovani dell’avanguardia. Oppure la sala di biliardo trasformata dall’autore in palcoscenico, che poi veniva lasciata per un “doppio sfratto” per morosità ed irregolarità (di P.S.). Il futuro premio Oscar Benigni alla “caverna” del “Beat 72”. L’antagonismo tra Leo e Carmelo l’uno un “moralista” l’altro un “im-moralista”.

Sul finire degli anni ’70 la cultura “borghese” distrusse il teatro d’avanguardia, appropriandosene, una “diaspora” che rivive in qualunque spettacolo teatrale oggi rappresentato, rendendo quasi naturale includere all’interno del teatro “ufficiale” soluzioni e temi prima inauditi, perchè dominio del teatro d’autore.

Anche a seguito di questa cesura storica il libro, per la gran parte finale, si incentra sull’attività di Pippo Di Marca, realmente notevole e poliedrica, anche se il critico Nico Garrone parlò di “mito-biografia”. Procediamo per gran sintesi: Nel ’76 una memorabile “Carmen” definita da Di Marca “geniale invenzione di un francese, con una storia spagnola, che ha fatto impazzire il genio tedesco di Nietzsche”. Lo spettacolo giunse nella nostra Catania grazie a Nando Greco, che nella stessa rassegna chiamò anche Bene. Lo stesso anno il primo contatto con altre forme espressive; la ripresa per la TV di “Notturno Fabulatorio” tratto dal “Fauno di marmo” di Hawthorne. Poi, nel ’78, venne Duchamp. Prima con una performance “casalinga” “Meta-Du Marc(a e/o el)champ”, poi Omaggio a Marcel Duchamp N. 1, al Teatro Sancarluccio di Napoli, infine con “Chess game with girl, even” ovvero ”Partita a scacchi con donna nuda” rappresentata davanti all’opera originale, al Museo di Arte Moderna di Filadelfia.

Negli anni ’80 dopo che il critico Bartolucci aveva coniato il termine “neo-avanguardia”, Di Marca fonda la “Compagnia del Meta-Teatro”, con il nome nato dopo un battibecco con un funzionario RAI. Primo spettacolo fu “Jura-Paris: Big Bang Agency” al Teatro Spoaziozero. Poi l’incontro con Gesualdo Bufalino e la rappresentazione della “Diceria dell’untore”, poi ripresa anche dal teatro ufficiale. Negli anni novanta Di Marca riprende Genet e Beckett,per tornare alla regia con Cechov, Strindberg, e Shakespeare. Poi l’originale rappresentazione di spettacoli targati “teatro&cinema”. Infine la chiusura dell’esperienza del “Meta-Teatro”.

Nel nuovo millennio il lavoro di Di Marca prosegue con Beckett con lo spettacolo “Non uomo” che includeva brani di “Giorni Felici”, “Aspettando Godot” e “Finale di partita”. Nel 2006, dopo anni di frequentazione tra i due artisti, il felice connubio con Nino Romeo, per cui Di Marca tiene la regia di “Post-mortem” rappresentato al Teatro Studio. Infine un omaggio a Bene “Essere e non essere” scritto con Giancarlo Dotto rappresentato a Roma nel 2012.

Un libro che gronda vita, cultura e teatro. Corredato di poche rarissime immagini che, se arricchite, meriterebbero una pubblicazione a parte. Un libro da portare nelle scuole, certamente nelle scuole di teatro Un insieme intrigante di vicende e di notizie di prima mano, su un mondo che è forse perduto, ma non è ancora sconfitto. Certamente ci mancano quasi tutti i grandi dell’avanguardia, con la loro tensione, con la passione per la vita ed il teatro. Ma soprattutto per la cultura. Oggi nessuno, come ci ha raccontato Pippo Di Marca, resterebbe chiuso a digiuno dentro la biblioteca di Leopardi a Recanati, per otto ore, per cogliere lo spirito del grande poeta. Per un uomo come Carmelo Bene era un fatto dovuto, quasi naturale.

Nulla di eccezionale, per un mondo straordinario.

Autore: admin

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