Vincenzo SANFILIPPO- Alberto Burri, a cento anni dalla nascita (una mostra a Gaeta)

 

 

Arti visive


 


ALBERTO BURRI, UNICO E MULTIPLO


Foto di Aurelio Amendola

Alberto Burri
in una foto di Aurelio Amendola

 

A cento anni dalla nascita, in mostra alla Pinacoteca Comunale di Gaeta con 126 opere dal 14 giugno

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Alberto Burri, nato a città di Castello il 12 marzo del 1915 e laureatosi in medicina a Perugia nel 1940, appartiene a una generazione che ha vissuto in prima persona un “periodo di crisi” in seguito allo sconvolgimento della guerra. Comincia a dipingere da autodidatta durante gli anni di prigionia nel campo d’internamento di Herford, nel Texas, partendo da studi appassionati di storia dell’arte portati avanti dopo il liceo. E’ nel campo di prigionia, nel ridotto di una condizione in cui s’impara a conoscere l’umanità, che Burri scopre nei “lancinanti lacerti materici” della sua  pittura la possibilità di riscattare i sentimenti di rifiuto di un’umanità allo stremo, e dalla quale sente la propria estraneità esistenziale ed etica.

Quando rientra in Italia, nel 1946, i suoi occhi vedono un paesaggio di rovine, di demolizioni causate dai bombardamenti, un’affinità di sofferenza umana alla sua preesistente condizione di recluso quando iniziava a dipingere nel 1944 un espressivo “paesaggio di sofferenza” realizzato nel campo di prigionia. Primi dipinti che si confermano omologhi ai capolavori della “Scuola Romana” in special modo nelle calibrate  cromie  delle “demolizioni” di Mario Mafai, e nelle “griglie” compositive di Roberto Melli.

E’ nell’inasprimento culturale di quel lungo dopoguerra durato fino agli anni ’70 ( nei toni polemici tra artisti neorealisti o formalisti astratti) che l’evoluzione artistica di Burri si amplifica  fino alla coscienza di un sostanziale rifiuto di  equivoche relazioni  politico-sociali oltre che culturali in senso lato. La mostra, promossa dal Comune di Gaeta, dall’Associazione Culturale Novecento, da Monte-Carlo International Art e da Antonio e Paola Sapone riveste un particolare rilievo, anche in vista del grande evento previsto nel prossimo anno al Guggenheim Museum di New York, ove sarà allestita un’esaustiva esposizione antologica, in occasione del centenario della nascita del maestro. Alberto Burri si spense all’ospedale di Nizza il 13 febbraio 1995. ( Note redazionali)

La mostra.

 

Le 126  opere  esposte provengono da prestiti della Fondazione Burri di Città di Castello, la struttura museale che lo stesso maestro volle nella sua città natale, divisa tra Palazzo Albizzini e gli Ex Seccatoi del Tabacco, ampi e suggestivi spazi di archeologia industriale, acquistati e riadattati a contesti espositivi da Burri stesso, ove sono esposti alcuni dei suoi cicli più famosi e dalla collezione di Antonio Sapone, che  fu legato a Burri da grande amicizia negli anni conclusivi della sua lunga carriera, quando egli scelse di vivere e lavorare a Beaulieu, in Costa Azzurra, non solo per il clima d’inverno a lui favorevole, ma soprattutto perché vi era l’amico e gallerista Antonio Sapone.

Accanto ad un’articolata esposizione di cellotex e ad alcuni disegni sarà mostrata a Gaeta una rappresentativa collezione dell’opera multipla del maestro, tra cui le “Combustioni”, del 1963-64, i “Cretti” del 1971, i “Multiplex”, del 1981, la serie di sei serigrafie dal titolo “Cellotex” del 1992, gli “Oro e Nero” del 1993, i suggestivi “Monoplex” del 1994. L’allestimento prevederà anche inusitati accostamenti di opere pur distanti quanto a datazione, ma straordinariamente assonanti sotto il profilo ispirativo e segnico.

La cura scientifica della mostra è di Giorgio Agnisola.  Il catalogo, edito da Magonza Editore, si avvale dei contributi di Bruno Corà, Presidente della Fondazione Burri e di Marcello Carlino, dell’Università La Sapienza di Roma.

Questa mostra vuole anche essere un omaggio a Nemo Sarteanesi amico fraterno e fedele di Burri, segretario generale della Fondazione Palazzo Albizzini – Collezione Burri  sin dalla sua creazione e in seguito Presidente Onorario.  Il prof. Sarteanesi è stata una figura discreta, silenziosa, nobile ed elegante, uomo di solidi principi, di spirito critico e insofferente verso tutto ciò che impediva il conseguimento del suo interesse ultimo: l’amore per l’arte inteso come autentica passione.

La mostra ha come sponsor principale il gruppo Euromobil di Treviso, azienda leader nel sostegno alle iniziative riguardanti le arti visive.

Autore: admin

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