Roberto FAENZA- Economia del Cinema. Quello italiano resta un moribondo

 

 

Economia del Cinema*

 

 

QUELLO ITALIANO RESTA UN MORIBONDO

Calcoli, percetuali,confronti alla mano

 

****

Si è da poche ore celebrata la kermesse dei David di Donatello, che qualche buontempone ha definito gli Oscar italiani e a vedere la pioggia di premi ci sarebbe da credere nell’ottima salute del cinema nostrano.daviddidonatello2014 Purtroppo non è così In Francia il costo medio è più del doppio, ma laggiù lo stato investe complessivamente circa mille milioni l’anno, quasi dieci volte più che da noi! Crescono in tempo di crisi i film cosiddetti low budget, prodotti con un investimento inferiore a 200.000 euro: 53 nel 2013, contro 37 nel 2012. Il che non è un buon segno, perché la maggior parte di questi titoli non si possono davvero definire opere cinematografiche. Infatti una volta realizzati vanno a sbattere contro il muro della distribuzione, che a torto o a ragione tende a rifiutarli.

Sul piano  dell’investimento pubblico, i contributi statali per i film “di interesse culturale” (ridicola dizione che andrebbe si spera presto sostituita e meglio definita) nel 2013 sono stati 10,80 milioni e 31 milioni i crediti di imposta alla produzione, affiancati da 16,88 milioni per il “credit esterno” e da 4,75 milioni per il credito di imposta ai distributori. Infine sono stati 6,67 milioni i contributi regionali. I film che hanno ottenuto il contributo in base all’articolo di legge dell'”interesse nazionale” sono stati 23. Sorge naturale una domanda: chi sono gli investitori “esterni” (cioè esterni all’industria cinematografica) che credono nel cinema? Prevalentemente banche e assicurazioni.

Se però si andasse a una verifica approfondita, si scoprirebbe che costoro investono, in pieno accordo con le produzioni, solo una quota “garantita” e non l’intera somma come richiede la normativa. Se dopo il Mose si passasse al cinema ne vedremmo delle belle. C’è poi il capitolo dei passaggi dei film in tv: 4.442 ne12012 contro 4258 ne12013. I film italiani programmati in prime time, prima serata, sono stati però parecchio di meno. Sorprende trovare al primo posto Canale 5 con 48 passaggi, seguito da Rai 3 con 47 e Rete 4 con 36. Fanalino di coda, e sorprende ancora di più, la rete ammiragli a della tv pubblica, Rai Uno, con soltanto 13 prime visioni.
Record di ascolti per l’ever green “La vita è bella” di Benigni con 7,3 milioni di spettatori, distaccato da “Benvenuti al sud” con 5,6 milioni. Nel 2103 Sky Cinema ha programmato 513 film italiani contro i 649 del 2012.

I canali multipiattaforma di Mediaset hanno trasmesso 1.073 titoli italiani contro 584 della Rai. Se confrontiamo questi dati, si potrebbe dire che a prestare servizio pubblico è rimasto soltanto l’impero di Berlusconi. Ma davvero vogliamo continuare a pagare il canone per una televisione che si proclama pubblica e poi perde il confronto con quella commerciale? Il neo ministro della Cultura Dario Franceschini ha detto che interverrà a correggere il trend Rai in difesa del cinema italiano. Speriamo che le sue promesse siano più concrete di quelle di un suo predecessore a Via del Collegio Romano, l’ex ministro Giancarlo Galan. Ma forse lui era troppo impegnato a batter cassa.(*cineconomy.com\ilfattoquotidiano)

 

-Ringraziamo Robeto Faenza, noto regista e docente universitario

Autore: admin

Condividi