Sauro BORELLI- Parigi, o cara? (“Le week-end”, un film di Roger Michell)

 

 

Il mestiere del critico

 


 

PARIGI, O CARA?

 

“Le week-end”, un film  di Roger Michell

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Per una risposta univoca alla possibile domanda “Parigi, o cara?”, bisogna subito precisare: sul piano economico certamente risulta esosa; su quello affettivo-sentimentale si dimostra (spesso) più che problematica. La cosa è subito evidente nel nuovo film di Roger Michell (Notting Hill) che, precettando lo scafato scrittore-sceneggiatore Hanif Kureishi e un duo di portentosi veterani delle scene e dello schermo, la garbata Lindsay Duncan e l’arruffato Jim Broadbent, prospetta una tardiva incursione nella smagliante Parigi, giusto a coronamento della loro agro-ilare convivenza di trent’anni di matrimonio.

Lui, professore di filosofia un po’ stropicciato e in via di declino ormai irresoluto a tutto e a tutti, s’accompagna un po’ renitente al week-and parigino propiziato dalla moglie Meg, in vena di nostalgia del loro originario viaggio trent’anni prima. Va da sé che, provvisti di esigui mezzi e di risorgenti voglie matte, i due vanno subito a scontrarsi con una Ville Lumière e di parigini prodighi di ogni bene, ma soltanto a prezzo di consistenti compensi. Insomma, l’approccio di maturi sposi con la Dolce Francia stenta un po’ a imboccare il verso giusto. Ma, dai e  dai, con qualche espediente (un pranzo a sbafo in un lussuoso ristorante) e molto buon umore Nick e Meg, parlando, straparlando dei loro piccoli e più assillanti problemi (il figlio disadattato, le ristrettezze economiche), riescono a ritagliarsi, tra un litigio, un bacio e una carezza, un  ménage quantomeno inusuale e allegramente disinibito per le strade, i monumenti e l’incombente, luminosissima Tour Eiffel.

Per di più, un certo giorno, mentre gli imprevedibili Nick e Meg sono intenti a baciarsi appassionatamente, dopo uno dei tanti indenni litigi, sono colti sul fatto dal vecchio amico americano Morgan (Jeff Goldblum) che, ben piazzato finanziariamente e sentimentalmente (s’è preso una giovane moglie presto incinta). Questi generoso e prodigo, da un lato presta ai due attempati coniugi la sua casa e i suoi doviziosi mezzi, anche se per Nick e Meg la cosa innesca una sorta di impietoso “esame di coscienza” che, appunto, nel corso di un’elegante cena, il probo professore di filosofia non esiterà a esplicitare coram populo il diritto (poco prestigioso) e il rovescio (sempre prevaricante) della sua esistenza e, ancor più, della controversa passione che lo lega alla pur solidale Meg.

Le week-end è certamente un film strutturato secondo un tono e un ritmo sapientemente calibrati proprio per perlustrare tra il serio e il faceto quanto e come, nel caso di una prolungata convivenza, si può approdare ad un senso della vita di volta in volta aspro o permeato di tollerante comprensione.

Non per voler per forza sconfinare in edificanti apologhi o salvifiche speranze, ma proprio perché la razionale passione dettata, nel corso del tempo, da irriducibili affetti e solidali sentimenti soccorre (quasi) sempre e comunque a praticare ogni momento esistenziale con aperta, filosofica cognizione delle gratificazioni come delle sconfitte, secondo un codice già da tempo immemorabile noto quale destino “umano, troppo umano”. Del resto, la sorte conciliante per Nick e Meg, in questo film, suggella proprio tutto ciò. Un po’ per celia e un po’ per non morir, come si dice.

Autore: admin

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