Monica SCHIRRU- Operetta Burlusca (Emma Dante al Festival Colline Torinesi)



Teatro      Lo spettatore accorto



OPERETTA BURLESCA

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con Viola Carinci, Roberto Galbo, Francesco Guida, Carmine Maringola.   Testo, regia, scene e costumi di  Emma Dante.  Luci di Cristian Zucaro, coreografie di Davide Celona –  Produzione Sud Costa Occidentale

Festival delle Colline Torinesi  Focus Creazione Contemporanea   Torino, Teatro Astra

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Con “Operetta Burlesca” Emma Dante conferma le sue finissime doti di regia, esplorando quella zona di malessere esistenziale legata all’identità di genere. Lo spettacolo racconta la storia di Pietro, “  un ragazzo della provincia meridionale – scrive la regista siciliana nelle prime righe delle sue ‘Note di regia’ – nato ai piedi del  Vesuvio, che parla in falsetto, ha un corpo sbagliato e un animo passionale”. Un animo femminile in un corpo maschile. Pietro è la metafora di una lacerazione interiore, della drammatica consapevolezza di una diversità che fa soffrire, non in sé ma perché socialmente non accettata. La famiglia lo disprezza, il padre lo offende, dicendogli che è una nullità e che deve “farsi una famiglia” come tutte le persone “normali”.

Pietro ha l’innocenza dell’infanzia , il cuore puro come quello di un bambino che spera in un futuro in cui tutti  vivranno “felici e contenti” e in cui poter esprimere la propria sessualità nel modo in cui gli è più naturale. “Operetta burlesca“ rivela ancora una volta la sensibilità della regista siciliana verso il tema dell’emarginazione provinciale, del Sud e la famiglia che lo abita, in cui –  prima cellula sociale – si annidano amore e odio e si radicano dinamiche relazionali che talvolta debordano nella morbosità e nella sofferenza.

Lo spettacolo  è intriso di atmosfere da cabaret, di forte carica espressiva. La scenografia, semplicissima e molto efficace, mette in risalto alcune bambole gonfiabili , appese  sul fondo nero della scena, feticci di un erotismo sublimato, tristi icone della mercificazione del corpo femminile.  Azzeccato l’uso di stratagemmi scenici tanto elementari quanto incisivi come, ad esempio, le piume colorate per rendere il ricordo onirico di un arcobaleno o le palline fluorescenti di diversi colori, lanciate in scena da dietro le quinte, per sottolineare l’aspetto innocentemente infantile della stanza di Pietro, luogo in cui ama “giocare“, danzando su vertiginosi tacchi  a spillo.

Suggestive le luci di Cristian Zucaro, dal registro cabarettistico alle immagini di chiaro-scuro che rievocano certi dipinti rinascimentali, facendo risaltare il candore dei corpi. Lo spettacolo si chiude con un finale sospeso, che sfuma nella penombra e che non lascia presagire affatto il lieto fine.  “Ho scritto questa storia  – spiega Emma Dante –  perché spero che sulle unioni omosessuali l’Italia colmi il ritardo con l’Europa. Detesto la repressione del vero desiderio, del talento».

Autore: admin

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