Alessandra FAGIOLI- Saggistica breve. La trilogia de “Il padrino” (prima parte)



Saggistica breve




LA TRILOGIA DE IL PADRINO

Per un’interpretazione antropologica dell’opera di Francis Ford Coppola

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La decisione di affrontare un’opera così complessa e articolata come la trilogia de Il Padrino di Francis Ford Coppola, ispirata al romanzo omonimo di Mario Puzo, scaturisce dalla presa di coscienza, confortata da molteplici riscontri critici, che il materiale in questione rappresenti, sia nella sua forma estetica che nei suoi contenuti e significati più reconditi, una specie di “laboratorio antropologico” all’interno del quale storia, folklore, potere, giustizia, misticismo e sacralità interagiscono e si fondono in una serie di curiose e insolite alchimie, tutte decifrabili attraverso le chiavi di lettura e gli strumenti di analisi dell’antropologia culturale.

Lungi dal tentare ogni tipo di interpretazione di carattere storico, sociologico, psicanalitico o estetico, intorno cui sono già state operate approfondite tradizioni critiche, si desidera qui focalizzare l’attenzione su alcune chiavi di volta intorno alle quali ruotano i valori e i concetti basilari della filosofia del padrinato: dalla famiglia intesa come nucleo privato e come clan sociale, al potere mafioso articolato da un complesso sistema a gestione criminale, dalla giustizia concepita secondo la discrezionalità del proprio rendiconto, alla sacralità che circonda ogni forma di potere, etica e violenza proprie della mafia.

 

1) Un commento “sacrale” alla storia dei Padrini

La trilogia de Il Padrino si può senz’altro interpretare come una partitura musicale con esposizione di temi, loro elaborazione, ripresa e ritorno di questi e relative variazioni. Il primo e il secondo film (1972 e 1974) presentano una continuità logica e formale attraverso richiami e sviluppi tematici che si alternano e si commentano in modo contrappuntistico. Il terzo film (1990) conserva gran parte della dialettica tra i temi delle prime due parti, portando tuttavia alle estreme conseguenze alcune dinamiche tra eventi e personaggi ed esasperando certi contrasti nelle singole scene che compongono la storia.

Motore eterno, tema centrale, simbolo e archetipo di tutti e tre i film è senz’altro la Festa intesa come celebrazione sia sacra che profana, di sacramenti cristiani e festività religiose, come di ricorrenze periodiche e cerimonie particolari, attraverso cui viene scandito un tempo ciclico che riproduce se stesso nella sua inalienabile ripetitività, all’interno di uno spazio variabile che offre diversi scenari per celebrare gli eventi.

L’insieme dei festeggiamenti concepiti come manifestazione dell’immenso potere racchiuso nella sacralità dei simboli, delle immagini e degli atti celebrati nelle diverse forme di solennità, si innesta, nello sviluppo della trilogia, in una più ampia logica di potere rappresentata dall’organizzazione protezionistica delle varie famiglie mafiose che gestiscono traffici illeciti e affari criminosi attraverso una fraudolenta amministrazione di enormi quantità di denaro.

La Festa amplifica, commenta, smaschera e scandisce tutti i tratti duplici e opposti appartenenti all’etica mafiosa (i buoni e i cattivi, il vecchio e il nuovo) attraverso una dialettica di ambivalenze che mette a confronto in una sorta di contrappunto sincronizzato, il bene e il male, l’amore e l’odio, la vita e la morte, la realtà e la finzione.

Nella prima parte de II Padrino vengono celebrati in apertura, in chiusura e nel corso della storia i più importanti e significativi sacramenti della vita di un uomo: il battesimo, il matrimonio, il funerale.

II matrimonio di Connie, figlia del Padrino, con cui si apre il film, è una vera apoteosi della cerimonia nuziale svolta con tutti i crismi che la tradizione siciliana e il folklore locale impongono di osservare. In alternanza alle sequenze luminose e chiassose delle nozze si contrappongono le scene girate nello studio del Padrino, immerse in un’atmosfera silenziosa e tenebrosa nella quale si denuncia la violenza dei torti ricevuti e si chiede giustizia attraverso le opportune esecuzioni.

L’altro matrimonio di specie assai diversa, celebrato in Sicilia in una dimensione semplice e modesta, che unisce per breve tempo Mike a una bellezza locale, funge da preludio a un attentato destinato a lui e che colpisce invece la povera ragazza, vittima innocente dei crimini mafiosi.

Durante il funerale del Padrino attorno al corteo funebre, riunito in pompa magna per celebrare la memoria di una tale personalità, si aggirano figure fidate e sospette della Famiglia rispetto alle quali Mike, figlio di Vito e suo erede nel padrinato, dispone le soluzioni appropriate per poter affermare la sua egemonia sul mercato della droga e sui locali di azzardo.

Infine, a conclusione del film, in perfetta sincronia con le funzioni cerimoniali del battesimo del nipote di Mike, di cui egli è padrino, si susseguono una serie di omicidi ordinati da Mike stesso e realizzati da diversi sicari negli stessi istanti in cui il padrino dichiara per bocca del battezzato di rinunciare a Satana e di accogliere in sé la pace e la fede.

Nella seconda parte de II Padrino ritornano, sia nelle sequenze dedicate alla giovinezza di Vito Corleone, sia in quelle girate intorno al padrinato di Mike maturo e potente, i momenti celebrativi riguardanti la comunione, il funerale, il capodanno e la festa padronale.

E’ difatti il funerale a segnare l’overture della parte ambientata in Sicilia ai primi del secolo, durante il quale Vito bambino, che segue al fianco della madre il feretro del padre uccisogli da un capoclan mafioso, assiste all’assassinio del fratello da parte degli stessi sicari della famiglia avversaria.

Come introduzione alla storia centrale del film imperniata sulle azioni del neo-padrino Mike segue la comunione di suo figlio Anthony, svolta anch’essa con grande spettacolarità cerimoniale, durante la quale si contrattano munifiche opere di beneficenza insieme a sfide tra potenti basate su minacce e ricatti di ogni sorta.

Piuttosto anomalo nella sua sacralità risulta essere il veglione di capodanno, tanto celebrativo quanto melodrammatico, tra i cui fasti di musica e rinfreschi si smascherano i tradimenti sottesi ai forti legami di sangue, come quello di Fredo nei confronti del fratello Mike, e si eseguono efferati delitti in nome della giustizia di Famiglia, la cui logica si sviluppa attraverso una sorta di cinica ineluttabilità.

Altrettanto sconcertante e significativa risulta infine essere la festa del patrono celebrata in una New York degli anni venti, con tanto di processione religiosa e partecipazione popolare, che funge da fastoso scenario teatrale a un abile omicidio premeditato, quello del boss mafioso Fannucci da parte di Vito giovane, perseguitato e ricattato dal suo “aguzzino” di cui diventa presto “carnefice” attraverso l’ etica mafiosa del farsi giustizia da sé.

Nell’ultima parte della trilogia il concetto di Festa viene spinto talmente oltre il suo stesso valore di potenza sacrale da essere per un verso sublimato nell’investitura papale offerta a Mike per le sue azioni benefiche e per altro verso dissacrato durante un’altra festa locale in onore della Vergine.

La cerimonia del Consiglio dell’Onoreficienza Papale che investe Mike delle insegne dell’ordine di San Sebastiano martire, facendolo commendatore dell’ordine dei poveri, dei bisognosi e degli infermi, porta all’estreme conseguenze la parabola del Padrino, ora come non mai estremamente potente e temuto dal mondo intero, seppur inesorabilmente solo e distante dai suoi familiari.

La paradossalità della celebrazione (un vero tripudio di tutte le forme di potere temporale e secolare riunitisi in nome della Santa Chiesa) si manifesta eloquentemente attraverso l’assegnazione di uno degli onori più grandi da parte della massima autorità ecclesiastica a un uomo distintosi per aver fatto della violenza un modello per esercitare la giustizia e del crimine uno strumento per accumulare la ricchezza.

Il potere del denaro dunque corrompe anche le più alte vette dell’etica cristiana dal momento che si santifica un criminale, si benedice un assassino, si inneggia a tutto il suo operato di beneficienza senza valutare attraverso quali azioni funeste sia stato realizzato.

Spostando l’attenzione sull’episodio dedicato all’omicidio di Joe Sasa, ex alleato dei Corleone poi traditore al servizio della Santa Sede, da parte di Vincent Mancini, nipote di Mike e aspirante erede al padrinato, ci si accorge come il valore della sacralità della festa in onore della Madonna venga completamente violato attraverso la dissacrazione del rituale.

Durante l’inseguimento e poi l’esecuzione del delitto, la processione viene disturbata e interrotta, il corteo viene disperso per le strade, la statua della Vergine rovina a terra in mille pezzi e la folla si accalca confusa in preda al panico.

Questa volta l’assassinio non viene consumato soltanto in concomitanza di un evento sacro, ma irrompe sulla scena senza compiersi altrove o nascostamente come succedeva nelle sequenze precedenti, con il risultato di stravolgere il senso stesso della Festa convertendolo in un angoscioso momento di lutto.

In questo modo, dunque, laddove si celebra la vita di un neonato si dissemina la morte, laddove si festeggia l’unione di due sposi si complottano omicidi, laddove si commemora un defunto si ordiscono trame di vendetta, laddove si onorano le figure sacre si diffondono il terrore e la violenza.

Sembra quasi che tutta la trilogia sia pervasa da un atteggiamento antimanicheo in cui il bene e il male si confondono, la vita si intreccia con la morte, il troppo amore verso la propria famiglia si tramuta in feroce odio verso gli altri, fino al punto che è difficile distinguere la realtà della Storia dalla finzione dell’Arte, come succede nel finale della terza parte de Il Padrino in cui la realtà degli eventi si commenta attraverso le simbologie contenute nella messa in scena di un’opera lirica.

Non si tratta allora di una cerimonia religiosa o di un festeggiamento popolare, quanto piuttosto di una rappresentazione teatrale (nella fattispecie la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni) durante la quale compaiono diverse figure mistiche, come la statua della Vergine e il Cristo crocifisso insieme a varie immagini sacre, che fanno da vero e proprio contrappunto ai delitti consumati dietro le quinte e lontano da esse: mentre sfila il corteo mistico dell’opera lirica muoiono pugnalate, soffocate e avvelenate persone di altissimo potere e prestigio, grazie all’infallibile organizzazione dei Corleone che nel frattempo assistono “rapiti” alla performance.

La finzione della storia sacra si mescola dunque con la realtà della cronaca attuale, nella quale, come sospetta giustamente il Padrino, anche la vita del Papa è in pericolo dal momento che tutta la Santa Chiesa si rivela corrotta e degradata, pronta a compromettersi in ogni modo pur di conservare e potenziare la propria egemonia. (fine prima parte)

 

-Ps  Lo studio di Alessandra Fagioli è pubblicata anche nell’ultimo numero della rivista “Cinemassessanta” (ed. Città del Sole)

Autore: admin

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