Moni OVADIA*- Il corsivo. Corruzione: metastasi (tipicamente?) italiana


 

Il corsivo*

 


CORRUZIONE METESASI (TIPICAMENTE?)ITALIANA                                                                 i

Moni Ovadia

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Il presidente del consiglio, da buon governante quale dichiara di essere e quale una vasta maggioranza dell’elettorato italiano ritiene che sia, ci ha comunicato con il piglio schietto e spigliato che gli è proprio, l’elenco delle sue priorità: la riforma del Senato, l’«abolizione» delle Province, la legge elettorale Italicum – a detta di non pochi peggio del famigerato Porcellum – gli ottanta euro, la flessibilità sul lavoro (il presidente del Consiglio e il ministro del Lavoro Poletti non me ne vogliano se tutte le volte che mi sforzo di pronunciare la parola flessibilità mi esce precarietà) e, da ultimo, la riforma della burocrazia con lo «sblocca Italia». Sicuramente ho dimenticato altre cose, ma queste mi paiono le più salienti.

Non c’è dubbio che questi punti del programma abbiano un loro portato nell’opera di un governo, ma io, che sono un bastian contrario, vorrei proporre un altro ordine di priorità. La titolarità di cittadino mi dà la legittimità per provarci: lotta alla malavita organizzata, lotta alla corruzione, lotta all’evasione e lotta agli sprechi. Mi rendo conto che un programma politico fondato su un simile ordine di priorità possa sembrare bizzarro ai nostri governanti, eppure malavita organizzata, corruzione, evasione e sprechi, sono le forze patogene che generano instancabilmente la metastasi italiana. Essa divora e rende esausta la ricchezza nazionale, distrugge il principio di legalità e l’idea stessa di società. Sottrae all’economia reale e sana del Belpaese, forse più di 500 cinquecento miliardi di euro.

Ciò significa che l’Italia è un Paese ricco, ricchissimo, saccheggiato sistematicamente dai nuovi barbari. Sui giornali e in televisione se ne parla molto, moltissimo, sempre in prossimità delle indagini messe a segno dalla magistratura. Siamo sommersi da un’alluvione di indignazione verbale e di analisi appassionate e meno appassionate ovvero garantiste, ma non succede niente. Alla volta successiva, altro giro altro regalo. Colpa dei politici? Anche, ma non solo.

Ascoltate queste parole pronunciate da Hans Tietmeier, allora presidente della Banca Federale tedesca, in occasione del Forum di Davos del 1996 e che mi capita spesso di citare: «A volte ho l’impressione che la maggior parte dei politici non abbia ancora capito quanto essi siano sotto il controllo dei mercati finanziari e siano persino dominati da questi».
Allora forse non è che i politici non vogliano governare, è proprio che non ne hanno la facoltà perché devono limitarsi a smistare il traffico locale di un meccanismo deciso da altri poteri, anche dalla malavita. E noi votiamo. Per chi? Perché? (unita.it)

Autore: admin

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