Loris CARUSO- Cinque stelle di nodi irrisolti (cinque problemi strutturali)

 

 

Polis*



CINQUE STELLEDI NODI IRRISOLTI

Le difficoltà attuali del partito di Grillo derivano dalla mancata risoluzione di cinque questioni strutturali: dall’eliminazione dei luoghi di discussione e decisione collettiva, alla difficoltà di presentarsi come opposizione anti-sistemica e come forza di governo

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La para­bola del Movi­mento 5 Stelle è legata a un insieme di que­stioni che non riguar­dano solo que­sta forza poli­tica, ma più in gene­rale la poli­tica con­tem­po­ra­nea. Le dif­fi­coltà attuali del M5S deri­vano dalla man­cata riso­lu­zione di cin­que nodi strut­tu­rali. Il primo inte­ressa la for­ma­zione della volontà col­let­tiva, cioè la capa­cità di assu­mere deci­sioni con­ci­liando orien­ta­menti diversi. Il Movi­mento ha vei­co­lato un’“ideologia par­te­ci­pa­zio­ni­sta”, basata sull’idea che la crisi della rap­pre­sen­tanza sia supe­ra­bile annul­lando ogni media­zione poli­tica e sociale. Il modello orga­niz­za­tivo spe­ri­men­tato finora con­si­ste nel ten­ta­tivo di supe­rare le ten­sioni pre­senti in ogni pro­cesso deci­sio­nale con l’eliminazione dei luo­ghi di discus­sione e deci­sione col­let­tiva.

Que­sta eli­mi­na­zione è stata par­zial­mente com­pen­sata dalla costante chia­mata degli atti­vi­sti a par­te­ci­pare a son­daggi e vota­zioni online su que­stioni non stra­te­gi­che per il M5S. Non può fun­zio­nare. Ciò che è escluso da una parte ritorna, più forte e com­plesso, dall’altra. Il Movi­mento è attra­ver­sato da con­ti­nue ten­sioni tra la sua dimen­sione decisionistico-aziendalista, gli eletti e i gruppi locali. Grillo e Casa­leg­gio attri­bui­scono que­ste ten­sioni a nemici sem­pre più dif­fusi e per­va­sivi (la stampa, gli infil­trati, i troll, ecc.). La man­cata tema­tiz­za­zione delle dif­fi­coltà ogget­tive legate alla deci­sione col­let­tiva con­duce sem­pre, neces­sa­ria­mente, al ver­ti­ci­smo (e alla ricerca para­noica del nemico).

Il secondo pro­blema riguarda il pas­sag­gio da movi­mento a isti­tu­zione. Que­sta era la scom­messa di que­sti mesi. Il M5S non ha saputo gestire la sua isti­tu­zio­na­liz­za­zione. L’ha negata, simu­lando di essere “movi­mento” men­tre si tra­sfor­mava in par­tito. Ha asse­gnato ai par­la­men­tari una fun­zione mera­mente comu­ni­ca­tiva, di “disve­la­tori” dei misfatti della casta e di vei­colo del mes­sag­gio del Movi­mento. Non ha per­messo che svol­ges­sero una fun­zione pie­na­mente poli­tica. Così, attual­mente, il M5S non è né un par­tito né un movi­mento. Il suo mes­sag­gio uto­pi­stico — i comuni cit­ta­dini si pos­sono tra­sfor­mare natu­ral­mente e imme­dia­ta­mente in poli­tici capaci — appare, dopo un anno di atti­vità par­la­men­tare, incrinato.

Il terzo pro­blema è il man­cato supe­ra­mento della dimen­sione cari­sma­tica e di quella “ecce­zio­na­li­stica”, cioè l’apparire come novità radi­cal­mente estra­nea all’esistente. Il cari­sma media­tico può ini­zial­mente svol­gere la fun­zione di faci­li­tare l’unificazione di una galas­sia di sog­getti privi di legami e di comu­ni­care all’esterno un’immagine uni­voca, ma è in larga parte anti­te­tico allo svi­luppo e al radi­ca­mento sociale di una forza poli­tica. Il M5S non rie­sce a uscirne: da un lato, il suo con­senso sarà sem­pre legato al nome del suo fon­da­tore; dall’altro, Grillo ha una capa­cità di attra­zione del con­senso piut­to­sto limi­tata (è con­si­de­rato ina­datto al governo anche da una parte dei suoi elet­tori) e osta­cola il plu­ra­li­smo interno. L’effetto novità, inol­tre, si con­suma velocemente.

Quarta que­stione: il “né destra né sini­stra”. La poli­tica non esi­ste senza distin­zioni, divi­sioni e con­trap­po­si­zioni. Non è pos­si­bile soste­nere opzioni valo­riali alter­na­tive tra loro, né la società è com­po­sta da indi­stinti “cit­ta­dini”. Le ideo­lo­gie, inol­tre, non sono finite. Sono in crisi le ideo­lo­gie di sini­stra, e que­sta crisi è dovuta prin­ci­pal­mente a due scon­fitte sto­ri­che: quella del comu­ni­smo e quella del movi­mento dei lavo­ra­tori. Le ideo­lo­gie di destra (libe­ri­smo, raz­zi­smo, nazio­na­li­smo, auto­ri­ta­ri­smo), al con­tra­rio, stanno benis­simo. Come tutte le ideo­lo­gie, ten­dono a pre­sen­tarsi come discorso anti-ideologico, come descri­zione ogget­tiva e rea­li­stica della realtà. Se non si sce­glie uno spe­ci­fico campo di appar­te­nenza valo­riale, nel tempo si inclina fatal­mente verso le ideo­lo­gie domi­nanti, pro­prio per­ché sono dotate di mag­gior forza e rispec­chiano i rap­porti di forza tra i gruppi sociali. È ciò che sta acca­dendo al M5S, come dimo­stra il suo avvi­ci­na­mento alla destra libe­ri­sta e nazio­na­li­sta dell’Ukip.

Quinta con­trad­di­zione. È molto dif­fi­cile riu­scire a pre­sen­tarsi al con­tempo come forza di oppo­si­zione anti-sistemica e come forza di governo. La con­ci­lia­zione tra que­sti due poli può avve­nire solo se una classe diri­gente auto­re­vole ha già dimo­strato di avere capa­cità di governo (per esem­pio a livello locale), se ha e se ha dif­fuso effi­ca­ce­mente un pro­gramma poli­tico che appaia capace di affron­tare i prin­ci­pali pro­blemi di un paese, se ha stretto alleanze stra­te­gi­che con sog­getti sociali cen­trali. Il M5S non ha finora costruito que­ste tre con­di­zioni. Infine, il sistema poli­tico a cui la “forza anti­si­stema” si oppone deve aver com­ple­ta­mente esau­rito la sue capa­cità di otte­nere con­senso. Que­sta con­di­zione è stata momen­ta­nea­mente aggi­rata dall’effetto-Renzi.

Que­ste cin­que con­trad­di­zioni non riguar­dano solo il M5S. Riguar­dano, in forme diverse, tutte le prin­ci­pali forze poli­ti­che attuali. In par­ti­co­lare, il Pd di Renzi. Quest’ultimo si auto­rap­pre­senta come anti­tesi alle forme con­so­li­date della media­zione poli­tica e sociale, ma deve costan­te­mente mediare le pro­prie poli­ti­che con l’Ue e con gli attori eco­no­mici che lo sosten­gono. Ha ini­zial­mente agito come una sorta di “movi­mento” di oppo­si­zione al ceto poli­tico, ma è diven­tato isti­tu­zione e governo. Si descrive come forza post-ideologica che supera la distin­zione destra-sinistra, ma uti­lizza reto­ri­che for­te­mente ideo­lo­giz­zate (com­pe­ti­zione, deci­sio­ni­smo, ecc.).

La sua ascesa è inte­ra­mente basata sul cari­sma media­tico, sulla novità e sull’eccezionalità. Le stesse con­trad­di­zioni del M5S potreb­bero quindi nel tempo riguar­dare anche Renzi. Il con­senso al suo par­tito e al suo governo si basano su tre pila­stri: il soste­gno delle élite eco­no­mi­che; il soste­gno dei media; la capa­cità di valo­riz­zare i dif­fusi sen­ti­menti anti­po­li­tici e la richie­sta di rin­no­va­mento. Que­sti diversi ele­menti pos­sono risul­tare dif­fi­cili da con­ci­liare. La com­ples­sità e i tempi della poli­tica potreb­bero minare una delle fonti più impor­tanti dell’effetto-Renzi, la serie novità-velocità-rinnovamento. In secondo luogo, le poli­ti­che eco­no­mi­che neces­sa­rie ad avere il con­senso dei ceti medio-bassi non sono com­pa­ti­bili con i vin­coli euro­pei e con gli inte­ressi delle élite eco­no­mi­che. Se, però, non saranno almeno par­zial­mente rea­liz­zate, cre­scerà il diva­rio tra le spe­ranze susci­tate e l’azione di governo.

La durata della lea­der­ship ren­ziana dipende anche da come riu­sci­ranno a orga­niz­zarsi i suoi avver­sari. Il M5S potrebbe avere ancora un note­vole spa­zio poli­tico. Ma dovrebbe affron­tare i cin­que nodi di cui si è detto. La rea­zione “fon­da­men­ta­li­stica” alla scon­fitta elet­to­rale, invece, sem­bra con­durlo nella dire­zione oppo­sta. Anche per que­sto, potrebbe cre­scere lo spa­zio della sini­stra, soprat­tutto se sarà capace di darsi un pro­filo rico­no­sci­bile e di non gene­rare sfi­du­cia, in chi le ha appena con­sen­tito di rag­giun­gere il 4%, sulla sua capa­cità di soste­nere pro­getti di lungo periodo. (*ilmanifesto.it)

Autore: admin

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