Sauro BORELLI- Kevin Costner agente Cia (in “3 days to kill”,un filmdi J.Mc Gynty)

 

Il  mestiere del critico

 


KEVIN COSTNER AGENTE CIA

Nel film di McGynty “3 days to kill”

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Luc Besson, cineasta francese succubo degli action-movie di scuola americana, ha realizzato in proprio alcuni film che, per una ragione o per l’altra, si sono ritagliati un certo margine di non effimera notorietà sia per gli spunti narrativi originali – Le dernier combat, Subway, Le grand bleu –, sia per il ricorso ad un linguaggio precipitoso, concitato – Nikita, Leon, Il quinto elemento – di vicende, personaggi sempre strattonati tra brutalità e vertiginose avventure. L’esito di simili realizzazioni, senza toccare l’acme di opere compiutamente risolte, veleggia di norma tra l’accattivante spettacolarità e gli spunti favolistici. Insomma, Luc Besson il cinema lo maneggia con disinibita scioltezza ed è soltanto il suo intento pragmatico-speculativo che lo orienta di preferenza verso scorci parossistici dell’avventura, giusto per conciliare, come si dice, l’utile col dilettevole.

In questo senso, proprio per mettere a segno in modo profittevole i suoi disegni creativi, Besson indugia e indulge spesso nell’impostare i suoi film e, persino, di altri cineasti, cui concede (quale produttore) l’onere e l’onore della regia, secondo soggetti e sceneggiatura chiaramente dettati dalla sua rivelatrice impronta. E’ appunto il caso di 3 days to kill movimentatissimo quanto cruento lavoro affidato, per l’occasione, allo svelto artigiano statunitense Joseph McGynty Nichel già reso abbastanza celebre dalle corrive avventure delle seriali Charlie’s angels. Naturalmente, gli ingredienti tipici del cinema di Besson sono in questo nuovo film rigorosamente dosati – assassini, sparatorie, fughe d’auto scriteriate e, dulcis in fundo, qualche goccia d’ironia e di teneri abbandoni sentimentali – e, per di più, nobilitati dalla prestanza di un stropicciato Kevin Costner nei panni di un agente della CIA in caccia forsennata di feroci terroristi.

La materia del contendere di 3 days to kill non è troppo nuova né granché appassionante, pur se il ritmo sapiente e gli interpreti del racconto si tengono a un profilo basso dei rispettivi ruoli e contribuiscono a mantenere le vicende via via snocciolate su un piano di adeguata professionalità. Dunque, Ethan Renner (Costner), agente CIA angosciato dal verdetto funesto di un cancro all’ultimo stadio, ritorna a Parigi col proposito di rivedere per un’ultima volta la sempre amata ex moglie e, in ispecie, la figlia adolescente Zoey.

Il proposito è presto compromesso da una dark lady (anch’essa agente CIA) che commissiona, ricattandolo, un nuovo assassinio al disorientato Ethan. Di qui tutta una serie di colpi di scena fracassoni e granguignoleschi che, da una parte, mettono a rischio continuo la vita del nostro eroe (o antieroe che sia) e, dall’altra, suggeriscono vie di scampo e ripristino degli affetti famigliari possibili. L’andirivieni tra queste due situazioni procede per un bel po’. Ma il pur farraginoso armamentario di scazzottate, revolverate, esplosioni e sfracelli non disturba più di tanto, dal momento che quando il plot sembra precipitare nell’ovvio, le cadenze drammatiche diventano ancor più rovinose e truculente (a parte qualche rifrangenza ironica) e il tutto si risolve, prevedibilmente, in un accomodamento neanche troppo insulso del vieto epilogo: e tutti vissero felici e contenti.

Di notevole, da registrare ancora l’accenno iniziale del consumo di tonno da parte di Kevin Costner in sintonia con lo spot pubblicitario cui presta la propria presenza lo stesso attore per magnificare la bontà tutta italiana del cibo in questione. Certo che vedere e ascoltare tanto e tale interprete intrigato, sullo schermo e fuori, ad esaltare le proprietà del tonno – oltre la ricetta degli spaghetti al pomodoro – induce a qualche triste considerazione. E a rimpiangere caldamente il Kevin Costner, impavido e temerario, che “ballava coi lupi” e fraternizzava con civilissimi pellirosse.

Autore: admin

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