Francesco NICOLOSI FAZIO-Hic sunt lenones (“Jekill & Hide” di E.Esposito. Al Canovaccio, Catania)

 

 

 

La sera della prima

 

 

HIC SUNT LENONES

Teatro generico

 

“Jekill & Hide” di Eliana Esposito.

Regia: Saro Minardi   Aiuto Regia: Gabriella Caltabiano   Scenografia Salvo Manciagli          Aiuto Scenografo: Gabriele Pizzuto   Costumi: Cool Lalla   Art designer: Antonio Zagare

Con:  Giuseppe Carbone (Jekil, maschera perfetta, rubata al miglior Nicholson); Raffaella Esposito (Hide,, sinuosa ed insinuante parte migliore dell’uomo); Emanuele Puglia (Sir, mefistofelico e tenebroso nella bellezza e nella postura; Salvo Musumeci, personificazione della smarrita coscienza umana); Carmela Sanfilippo (suffragetta e ribelle vera eroina positiva); Fiorenza Barbagallo (Lady, eterno femminino, pronta al giusto inganno); Giampaolo Costantino (uomo- automa, mosso dall’insensibilità maschile); Giada Caponetti – Riccardo Coppa- Edoardo Monteforte (giovani camaleonti, ricchi di onesta spudoratezza)

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Grande fantasia, al femminile. Eliana Esposito è bravissima, “come un uomo”. Cito volutamente Franca Rame che, oltre quaranta anni fa, riceveva questo tipo di “complimenti”, proprio dalle donne a cui indirizzava i suoi lavori ed il suo impegno. Allora si faceva politica, oltre che teatro, oggi si raggiunge un grande obbiettivo mettendo in scena una novità assoluta e che funziona. Di politica ne parleremo alla fine.

Quasi solo un pretesto il celeberrimo romanzo di Stevenson. In un’era non tanto remota Jekil è sempre un geniale scienziato che vuole superare il limite umano. Soltanto che nella piece il limite da superare è quello della riproduzione con l’altro sesso. In una società ipermaschilista si vuole togliere alla donna anche la funzione riproduttiva, mediante l’auto riproduzione maschile, a cui lavora Jekil, sponsorizzato dal ministro “Sir”, che tiene la sua Lady come un cane da compagnia.

Le donne tramano in segreto contro le ingiuste leggi. A seguito dei suoi esperimenti Jekil, ovviamente, si sdoppia, ma, questa volta, diventa una splendida Hide, che fa emergere il suo lato femminile, e saffico. Un filo di speranza, e di ravvedimento maschile, si intravede nel finale.

Originalità, colpi di scena, perfetta intersezione di fatti e personaggi, riferimenti all’odierno; il testo di Eliana porge una gradevole opera al futuro del nostro teatro, nel senso che è prevedibile una ripresa della commedia, anche nelle stagioni a venire. Intelligente e funzionale la scena che triplica le dimensioni del palcoscenico del “Canovaccio”, riuscendo a contenere ben dieci (10!) attori in scena.

Garbate, funzionali e funzionanti le immagini proiettate sul doppio schermo, che approfondisce la scena e dà letteralmente “spessore” alla vicenda. Ancor più bravo Saro Minardi (protagonista, di recente, un personalissimo “Amleto”), nella regia di un’opera volutamente anomala, a cui è riuscito a dare una personalità, un vero taglio di regia.

Sembrerebbe che lo spettacolo ci sia piaciuto. Ci è piaciuto tantissimo. E per dimostrare che quello che scriviamo lo sentiamo veramente, in quanto “scevro da ogni finzione” (diceva mio nonno), mi posso permettere suggerimenti e critiche.

Suggerimento: Ridere! Ero l’unico in sala che voleva ridere (un caso umano?) Invece penso che la chiave di lettura dell’intera vicenda debba essere la commedia, anche per colpire meglio lo spettatore, che quando ride assimila meglio, anche il messaggio politico (Fo insegna)..

Ed ecco la mia critica che non vuole neanche lontanamente essere teatrale, ma politica. Il messaggio rivoluzionario del femminismo è sacrosanto e corretto, soprattutto nella liberazione sessuale femminile, in tutti i sensi e sessi. Ma oggi la lotta va aggiornata, rispetto alla crisi dirompente che sta stravolgendo, in peggio, i rapporti tra esseri umani. Conseguentemente anche quelli tra uomo e donna. La linea Maginot della dignità umana sta crollando, diventa sempre più grave la mercificazione dell’individuo, maschi e femmine si “vendono”, lasciando intere libbre di cuore ai tanti Shilock che ci comandano.

Questa enorme novità ci deve portare ad una solidarietà che dovrebbe far forza delle enormi  differenze tra uomo e donna, per trovare un futuro, insieme. Parafrasando, oggi, Yoko Ono: (uomini e) donne siamo i negri del mondo. Schiavi in vendita al miglior offerente.

Siamo in terra incognita, gli antichi romani classificavano: “Hic sunt Leones”, purtroppo i leoni sono diventati lenoni.

Autore: admin

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