N.Arr. -L’arte dell’intervista..e del sottrarsene (“FrostNixon” di P.Morgan. All’Argentina di Roma)



Teatro      Casa d’altri*

 


 

L’ARTE DELL’INTERVISTA…. E DEL SOTTRARSENE

Frost\ Nixon    di Peter Morgan, traduzione di Lucio De Capitani

uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Germani, Matteo De Mojana, Claudia Coli,
luci di Nando Frigerio; suono di Giuseppe Marzoli,
una co-produzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile dell’Umbria,
con il contributo di Fondazione Cariplo;
Prod. Teatro Elfo Puccini di Milano- Di scena a Roma, Teatro Argentina

****

Sulla scia di Angels in America, The History Boys e Rosso, Frost/Nixon di Peter Morgan conferma l’attenzione di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni a quella drammaturgia a stelle e strisce che per incisività di linguaggio, per appeal sulla contemporaneità è stata ed è un segno distintivo dell’Elfo, nel suo quarantesimo della nascita, e della stagione del teatro di corso Buenos Aires, che ha titolato la prima parte del cartellone non a caso Autunno americano, un autunno che sembra potersi estendere al nostro e che avrà come punto d’arrivo la messinscena di Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller a gennaio.

Pre-testi questi, ma con una convinzione di fondo che il teatro sia per sua stessa natura contemporaneo, grimaldello di critica, analisi del presente, magari anche col rischio di forzare la storia a noi più prossima, ma sicuramente con il buon proposito di destare le coscienze, chiedere agli spettatori di aprire gli occhi grazie ad una storia di corruzione, insabbiamento dell’America di inizi anni Settanta. Frost/Nixson di Peter Morgan racconta della serie di interviste tv che il giornalista e presentatore in cerca di rinnovato successo negli States, David Frost fece a Richard Nixon, presidente dimissionario dopo lo scandalo Watergate. Il confronto televisivo Frost-Nixon è passato dagli onori della cronaca alla storia per la confessione dell’ex Presidente, davanti alle telecamere, di una sua responsabilità effettiva nel tentare di insabbiare la vicenda del Watergate.

Se questo è il contesto, il testo di Peter Morgan – tradotto da Lucio De Capitani – racconta la preparazione del ciclo di interviste: il bisogno di David Frost di recuperare successo e fama negli States, ma anche la solitudine e la non l’arrendevolezza di Nixon cui stava stretto il ruolo di ex presidente in pensione. Scena vuota, disseminata di video che mostrano i luoghi dell’azione: dall’ufficio ovale della Casa Bianca allo studio televisivo australiano dove Frost esercita il suo fascino di imbonitore, qualche sedia d’ufficio: bastano questi pochi elementi per raccontare quella storia che accaduta quarant’anni fa dice molto di oggi: la politica abbinata alla corruzione, potere dei media e la loro spregiudicata e incisiva forza nel condannare e assolvere seguendo un proprio tornaconto di audience.

Procedendo per quadri, con personaggi marcatamente delineati, Frost/Nixon sviluppa una narrazione che tutto dice e nulla allude, fino al confronto finale, alla confessione cercata e arrivata, anche grazie ad un documento fortunosamente rinvenuto che dà oggettività storica al coinvolgimento diretto del presidente americano nel Watergate. Con un cast di attori giovani e meno giovani al fianco: Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Germani, Matteo De Mojana, Claudia Coli, Elio De Capitani nei panni di Nixon e Ferdinando Bruni in quelli del narciso e frivolo Frost sono i protagonisti assoluti di un incontro/confronto che inchiodò al piccolo schermo milioni di spettatori.

Elio De Capitani è titanico, è preciso, impassibile e fa del suo Nixon una sorta di Berlusconi antelitteram, come dire svela con impudica sfrontatezza e chiarezza attoriale l’obiettivo dell’operazione Frost/Nixon: raccontare quanto la storia di quarant’anni fa possa assomigliare a quella che attualmente vive il nostro Paese, uno spettacolo/scossa alla coscienza collettiva, non a caso nelle note di sala si legge: «la nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia». E’ come se l’attore de Il caimano morettiano facesse fare outing al suo Berlusconi cinematografico, portandolo in teatro per un’ammissione di colpa. E allora verrebbe da pensare che Frost possa essere un Bruno Vespa con uno scatto d’orgoglio finale, ma qui finisce il paragone, perché Ferdinando Bruni ne fa un giornalista un po’ dandy e spregiudicato nel voler ottenere non la confessione dell’ex presidente, ma il rinnovato successo mediatico a stelle e strisce; e forse anche in questo non è troppo lontano da certo narcisismo e servilismo giornalistico di cui Vespa è solo un esempio.

Froist/Nixon di De Capitani e Bruni è un’abile operazione teatrale, è un atto dovuto all’impegno politico del teatro, laddove il politico sta per il senso di responsabilità nell’offrirsi come spazio di incontro, dibattito, critica del nostro stare nella comunità, del nostro essere attori/spettatori, cittadini del presente. Il pubblico apprezza, comprende tutto, si sente partecipe e accorre numeroso all’Elfo-Puccini a vedere come il presente assomigli alla storia di quarant’anni fa.  (*sipario.it)

Autore: admin

Condividi