Caterina BARONE- La paura dell’altro (“I vicini” di F.Paravidino.Stabile di Bolzano)

 

Il mestiere del critico



 

LA PAURA DELL’ALTRO

“I vicini” di Fauso Paravidino. Regia di Marco Bernardi. Prod. Teatro Stabile di Bolzano

****

È sempre alla ricerca di nuovi percorsi Fausto Paravidino, scrittore, attore, regista che, non ancora quarantenne, opera da molti anni sulla scena teatrale con testi attraverso i quali ha inciso profondamente sulla fisionomia della drammaturgia contemporanea. Ora è la volta di una pièce, I vicini, vincitrice del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2013, messa in scena in questo scorcio di stagione dallo Stabile di Bolzano, uno dei teatri pubblici che, sotto la guida di Marco Bernardi, da sempre sostiene e promuove il lavoro dei giovani autori.

Sul tessuto della commedia, il genere che gli è congeniale, fatto di paradossi e di battute ironiche e spiazzanti, Paravidino innesta atmosfere cariche di suspense (sostenute anche dalle musiche di Enrico Melozzi), senza tuttavia arrivare a costruire un noir sul modello di Natura morta in un fosso, la sua opera del 2001. Perché ne I vicini non si tratta di un delitto, ma di una condizione esistenziale diffusa: quella paura che abbiamo degli altri, degli sconosciuti che magari ci stanno accanto, ma che rifiutiamo di avvicinare per diffidenza, per pigrizia, per superficialità. Sono due giovani coppie i protagonisti della vicenda: Lui (Fausto Paravidino), Greta, la sua compagna (Iris Fusetti), Chiara, la nuova vicina (Sara Putignano), il Marito (Davide Lorino).

La storia segue il percorso della loro reciproca conoscenza, che si sviluppa dapprima secondo i canoni di una normale routine relazionale, poi attingendo a toni sempre più accesi e a situazioni ambigue e infine violente. Nel salotto dell’appartamento chiuso dalla porta che dà sul pianerottolo dove abitano appunto i vicini (la scena essenziale e spoglia è di Laura Benzi ed è giocata sui toni del grigio e illuminata dalle luci a tratti livide di Lorenzo Carlucci), le storie dei personaggi si intrecciano influenzando gli uni le reazioni degli altri. Si esasperano in un crescendo i diversi stati d’animo e rivelano una condizione comune di crisi profonda e di conflitto di coppia che la nuova frequentazione fa deflagrare.

Tra i quattro aleggia una misteriosa presenza, percepita all’inizio dalla sola Greta, che ne è spaventata: quella della vecchia vicina (Monica Samassa), da poco morta e nel cui appartamento abitano ora i nuovi arrivati. Una figura che in ultimo prende corpo sul palcoscenico – è un’apparizione, un fantasma? – e racconta la sua storia imprimendo una svolta alla pièce. Lo sguardo dell’autore si allarga così dai conflitti personali a quelli più vasti della guerra, che sconvolge le vite delle nazioni e dei singoli: una sorta di inserto didascalico-filosofico che non appare del tutto armonizzato e metabolizzato dal corpo della commedia. Permane forte il senso di un endemico male di vivere.

Autore: admin

Condividi