Cineclub Alphavile di Roma- ” Il cinema americano del disimpegno”, a cura di Ugo G.Caruso



Cinema d’essai



SUTERDAY NIGHT MOVIE

Porno, disco, blacksploitation. Anni ’70: quando l’America voltò pagina e scelse il disimpegno.

All’Alphaville di Roma (v. del Pigneto,283) è in programma un’originale mini rassegna firmata insieme da Ugo G. Caruso, storico del cinema e Patrizia Salvatori, animatrice del cineclub, “Saturday Night Movies Part.1 – USA anni ’70: porno, disco, blacksploitation”, una selezione di titoli da rivedere o recuperare che ritrae un momento cruciale della società americana, quello del passaggio dall’epoca delle grandi speranze collettive alla stagione del disimpegno, il famigerato “riflusso” che contagerà pure noi solo qualche anno più tardi. Dagli schermi americani spariscono capelloni, autostoppisti, bikers, camicie a fiori e chitarre per essere sostituiti da camicie attillate dai grandi colletti, zeppe, pantaloni a zampa d’ elefante, capigliature afro, lustrini, paillettes. E irrompono tre generi nuovi: il porno, la disco e la blacksploitation.

All’Alphaville di Roma (via  del Pigneto,283) è in programma un’originale mini rassegna firmata insieme da Ugo G. Caruso, storico del cinema e Patrizia Salvatori, animatrice del cineclub, “Saturday Night Movies Part.1 – USA anni ’70: porno, disco, blacksploitation”, una selezione di titoli da rivedere o recuperare che ritrae un momento cruciale della società americana, quello del passaggio dall’epoca delle grandi speranze collettive alla stagione del disimpegno, il famigerato “riflusso” che contagerà pure noi solo qualche anno più tardi. Dagli schermi americani spariscono capelloni, autostoppisti, bikers, camicie a fiori e chitarre per essere sostituiti da camicie attillate dai grandi colletti, zeppe, pantaloni a zampa d’ elefante, capigliature afro, lustrini, paillettes. E irrompono tre generi nuovi: il porno, la disco e la blacksploitation.


Nota di Ugo G.Caruso

Un breve ma significativo excursus nel cinema americano degli anni settanta, non quello consueto, liberal, impegnato, amaro, dei vari Altman, Penn, Lumet, Pollack, Pakula, Mulligan, Rafelson, Bogdanovich,  Peckinpach, Hashby, ecc. cui restiamo comunque legati affettivamente per sempre, per averci rivelato e fatto amare un’America diversa da quella del mito e della retorica dell’ american dream. Contrariamente a quanto siamo portati a pensare noi europei quell’America della New Frontier del cambiamento, dell’uguaglianza razziale, dei diritti civili, della protesta contro la guerra del Vietnam, della controcultura era già agli sgoccioli e l’imponente raduno giovanile di Woodstock era stato il canto del cigno di un’epoca. Per quella sfasatura temporale che pone l’America in anticipo su di noi, la conclusione di quella stagione fervida coincise pressapoco con il nostro ’68 che inaugurava una lunga stagione di lotte e di cambiamenti culturali e sociali.

Ma la sovrapposizione di piani temporali è ingannevole. Infatti l’America aveva avuto la sua protesta studentesca già nel ’64 a seguito della maturazione delle tesi esposte nel Manifesto di Port Huron. Un’era di grandi speranze e di febbrile mobilitazione durata quasi un decennio che si era conclusa con la tragica uscita di scena dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King, brutalmente eliminati  attraverso  terrificanti  cospirazioni messe in atto dalle forze più tenebrose, reazionarie e oscurantiste dell’America conservatrice, bellicista e affaristica, senza che la sinistra, sgomenta e sfiduciata, riuscisse a riorganizzarsi intorno a nuovi leader. Nixon aveva vinto nel ’68 e poi stravinto nel ’72 contro il candidato democratico George Mc Govern.

Il cinema, al pari di altri ambienti liberal e leftist, resisteva strenuamente, dandoci l’illusione che la storia americana scorresse in parallelo con la nostra era gauchiste. Ma già dai primi anni settanta la società americana stava cambiando rapidamente rimodellandosi su comportamenti,mode e consumi diversi dal passato, anticipando semmai quella stagione del “riflusso” che da noi avrebbe avuto corso solo a partire dalla fine del decennio. Il cinema registrò subito quella mutazione divenendone, come spesso gli accade per la sua particolare natura, sismografo e alfiere contemporaneamente. Nel 1974 Gola profonda apre la stagione del porno diventando un caso di costume che divide violentemente l’opinione pubblica americana tra sostenitori e detrattori. Arriva ad incassare la somma di 1.300.000 dollari essendone costato soli 25.000. Il suo regista, Gerard Damiano diverrà poi un filmaker di culto soprattutto per The Devil in Miss Jones.

Dopo aver brutalmente contrastato la protesta studentesca e pacifista ed eliminato con ogni mezzo, lecito e soprattutto illecito le Pantere Nere attraverso una repressione sistematica affidata all’Fbi di J. E. Hoover, il nuovo bersaglio di Nixon, paladino dell’America puritana e reazionaria diventa la pornografia. Contro Gola profonda viene lanciata una vera e propria crociata. Il film è prodotto con denaro sporco ed è distribuito dalla malavita attraverso canali propri e accordi individuali con i singoli esercenti su tutto il territorio federale.  Travolto dallo scandalo Watergate, Nixon sarà costretto a dimettersi. Paradossalmente gli sarà fatale proprio una “gola profonda” con le sue rivelazioni. Mercoledì 28    sarà proposto l’interessante e divertente documentario del 2005 Inside Gola profonda di Fendon Bailey e Randy Barbato che ricostruisce l’incredibile vicenda del capostipite del genere porno. Giovedì 29 è la volta invece di un  film firmato da Richard Brooks, In cerca di Mr.Goodbar, che fece molto scalpore nel 1977 raccontando le pericolose avventure di un’inquieta Diane Keaton per i single bar di New York. Stesso tema, se vogliamo, del film di domenica 1 ma in versione gay, il discusso Cruising di William Friedkin con Al Pacino.

Venerdì 30 è in programma il raro Grazie a Dio è venerdì di Robert Klane, tutto ambientato in una discoteca dove si intrecciano varie storie e che vede nel cast accanto ai giovanissimi Jeff Goldblum e Debra Winger nientedimeno che Donna Summer, eroina eponima della disco, il genere più in voga all’epoca, dopo l’exploit planetario de La febbre del sabato sera. Sabato 31 un altro titolo dimenticato, Hardcore, diretto nel 1979 da Paul Schreder e apparentabile per la tematica, una discesa negli infernali recessi dell’industria pornografica, a Taxi driver, non a caso da questi stesso sceneggiato. Protagonista George C. Scott nel ruolo di un padre alla ricerca disperata della figlia perduta nel mondo del cinema a luci rosse. Insieme questi film, nella loro diversità, hanno tante cose in comune e riescono a restituirci il clima di un’epoca, la seconda metà dei settanta, per la rappresentazione di ambienti fin lì inediti.

Su questo periodo cruciale il cinema americano recente è tornato spesso in questi anni con opere dello spessore di Summer of Sam o Boogie Nights. Porno, disco, blacksploitation in fondo sono generi nuovi che sorgono fuori dal mainstream del cinema o della musica, distanti dalla grande industria, “caserecci”, dunque rivoluzionari rispetto alle forme di produzione tradizionali, dichiaratamente settoriali eppure capaci di trasformare il fenomeno underground in moda globale. Dirompenti e anticonvenzionali quanto smaccatamente commerciali (si pensi al rapporto tra la disco e ciò che erano stati fino ad allora il soul e il rhytm and blues), sono lo specchio di un’America in pezzi, irrimediabilmente irricomponibile  perchè figlia di un cambiamento irrealizzato e di un sogno andato in fumo.

Autore: admin

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