Francesco NICOLOSI FAZIO- Speriamo che sia femmina… (“Notturno 1” al Teatro del Canovaccio, Catania)

 


Il mestiere del critico

 

 

SPERIAMO CHE SIA FEMMINA (o almeno lo diventi)

Notturno #1. La Ragione del sonno.  Regia e drammaturgia Filippo Renda.  Con: Marta Pizzigallo, Filippo Renda ed Irene Serini.XXI in Scena. Al Teatro del Canovaccio di Catania

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Forse ancora non era nato nel 1978 Filippo Renda. In quell’anno un genio esitava un capolavoro: Marco Ferreri, “Ciao Maschio”. Come non pensare al finale del film, con Depardieu che pone in omaggio alla sua donna il pene amputato?.

Quella era l’epoca del femminismo, ma in fondo il tema saffico può ricondursi al grande lavoro del femminismo, come riscoperta del corpo e della sessualità, qualunque essa sia. Ma l’irrisolto conflitto tra i sessi e la contaminazione cattolica ci può portare alla definizione della scelta lesbica come di “Femminismo deviato”. Ma forse è solo invidia per le donne che fanno a meno di noi maschi. In ogni caso credo che lo spettacolo abbia colpito nel segno. Ah, già! Lo spettacolo! Dimenticavo che questa è una recensione.

Roberto per amore di Sarah, lesbica (?) narcolessica, si evira e diventa Cloe Madison (con musichetta d’epoca) che fa la psicologa come assistente di uno strizza cervelli. E’ proprio il principale che analizza le due donne. Forse la “scelta” di Roberto/Cloe è stata tutto un equivoco: Sarah non è poi tanto convinta di essere lesbica. Difficile per Cloe richiedere il reso.

Partendo da un Romanzo di Jonathan Coe, Renda porta in scena un’opera che è in “Bilico” tra lo psico-dramma ed il dramma psicologico, fondandosi sull’analisi del linguaggio: “In questa storia si parlerà di linguaggio, dei tranelli che esso ci tende” fa dire il regista all’analista boss. In fondo resta il dilemma: il linguaggio è causa o effetto? Ovvero un mondo di linguaggi menzogneri ci cambia o noi ci esprimiamo diversamente dal nostro pensiero, contribuendo a rendere falso il mondo?

Un incerto equilibrio, una vita in “Bilico” come lo spettacolo corposo di Irene Serini della scorsa stagione, di cui questo “Notturno” ne diventa una sorta di prolungamento. Come è doveroso lo spettacolo, che è una grande seduta psicoanalitica, non porta soluzioni, lasciandoci sempre in terre incognite.

“Figli d’Eva e di Ulisse, Giunti a sconosciuti lidi, Le nostre navi bruciammo, Nudo mare alle spalle.”

In fondo cosa sarà di noi, cosa sarà dei nostri figli, non ce lo dirà nessuno; lasciata l’antica strada non ne troviamo ancora una. E non potrà essere  per noi un buon “navigatore” un qualunque psicoanalista.

Continuo ad invidiare Saffo, grande poetessa, di donne amante.

Autore: admin

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