Luisa SANFILIPPO -La memoria. Per Aldo Braibanti (un’esperienza di vita e creatività)

 

La memoria

 

 

PER ALDO BRAIBANTI

Un’esperienza di vita e di creatività 

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Aldo Braibanti (in alto, in uno foto degli anni settanta), scrittore, sceneggiatore, drammaturgo, intellettuale, partigiano antifascista e poeta. Filosofo ed eclettica figura del Novecento  è morto a 91 anni a Castell’Arquato il 6 aprile scorso. Era Nato a Fiorenzuola d’Arda, nel 1922 sulle colline piacentine della sua Valdarda, ma ha trascorso gran parte della sua vita a Roma allacciando amicizie nell’ambito del teatro e del cinema. Si è occupato anche di arte e letteratura. Tre anni fa era tornato a Castell’Arquato, conservando la propria lucidità fino all’ultimo e mantenendo i contatti con amici e collaboratori.

Proprio durante le festività  di fine anno  l’avevo sentito telefonicamente e l’ho trovato pieno di energia e idee. Mentre mi prospettava un suo rientro a Roma, mi proponeva di prendere parte a un suo nuovo lavoro di drammaturgia. Il suo progetto di rientro a Roma, pensai, fosse fattibile perché adesso Braibanti viveva con il vitalizio Bacchelli deciso dal Consiglio dei Ministri nel novembre 2006.

Per cui mi sento molto gratificata per aver avuto l’opportunità di conoscerlo personalmente, di sperimentare il suo teatro, di condividerne difficoltà ed entusiasmi. Lavorare con Braibanti significava entusiasmarsi non solo del suo progetto di lavoro, ma anche della sua personalità, della sua onestà e generosità.

Si parla spesso di Aldo Braibanti riconducendo la sua notorietà al “caso Braibanti”. Invece voglio testimoniare le sue qualità di uomo di pensiero poliedrico, proprio per averlo ben conosciuto verso la fine degli anni ’70 come scrittore, filosofo, artista, sceneggiatore, regista, curatore di trasmissioni radio, ceramista, poeta, studioso di mirmecologia e quant’altro lo interessasse. In quegli anni Braibanti viveva in estreme ristrettezze, abitava al Portico D’Ottavia nel cuore del quartiere ebraico, in una casa-studio-laboratorio, dove cercava di ricostruire i cocci di un’esistenza “frantumata” dalle vicissitudini del processo subito. Aldo mi era stato presentato dall’autrice-attrice Carlotta Wittig e, da quell’incontro, è scaturito un sodalizio di lavoro teatrale laboratoriale che sarebbe durato molti anni dal (1977 -1987) e che avrebbe prodotto due spettacoli “Il Mercatino”, “Theatri epistola” e un video “ Orizzonte degli eventi” scritti e diretti da Aldo Braibanti.

Così scrivevo nel mio diario di allora ( Roma, 1985).

Aldo Braibanti è senz’altro una persona singolare, una personalità unica. Unica anche nel modo di condurre la vita privata. La sua abitazione è piena non solo di libri, giornali accatastati anche sui tavoli, cartelle con sue sceneggiature cinematografiche, collage e ceramiche, opere/sculture di “objet trouvè” ; ma è anche un’abitazione piena di animali:(in ordine decrescente) l’affezionato vecchio cane Slappa, un papero, un criceto, un rospo, una tribù di formiche raccolte in piccoli formicai da lui stesso costruiti per i suoi studi di mirmecologia. Formicai costituiti su da una solida base di gesso modellato, con cavità, percorsi, cellette per le piccole larve, depositi di semi, differenziati dai depositi di insetti, tutta la superfice coperta da un cristallo, per poter studiarne l’attività.

La mia prima collaborazione con Braibanti è iniziata con un progetto di spettacolo intitolato “Il mercatino”, del quale ho preso parte come attrice (tra gli interpreti: Maria Cumani Quasimodo ( danzatrice, moglie del Premio Nobel ), Pilar Castel, Nino Prester, Edy Biagetti). Era un progetto di lavoro teatrale totalizzante, nel senso che noi attori oltre a realizzare lo spettacolo eravamo impegnati ad allestire lo spazio del debutto su un barcone ormeggiato sulla riva del Tevere nei pressi del Ponte di Ripetta. Ho accettato con molto entusiasmo perché alternavamo le prove  con momenti di laboratorio scenico; insieme si costruiva anche gli elementi di scena usando assi di legno e materiali di carpenteria: martelli, chiodi, tenaglie, seghetti, pennelli, colori. Un fare teatro “totale” finalizzato a costruire quadri scenici costituiti da scene multiple da organizzare sulla totalità della superfice del barcone. Il progetto rimase un’interessante esperienza, ma sul quel barcone non andammo in scena per motivi di mancanza di “agibilità” . Invece il debutto avvenne in tournee a Cagliari (1978). Di quel lavoro esiste documentazione fotografica di proprietà di Braibanti.

Lavorare con Aldo è sempre molto stimolante, ma non facile. Richiede studio, massima concentrazione, dedizione totale. L’attore deve trovarsi nelle condizioni di consapevolezza del rischio  cui va incontro. E il rischio esiste: la possibilità di pochi debutti (anche indipendentemente la sua volontà), poiché la fase laboratoriale è per lui più importante che  andare in scena. Preferisce sperimentare nuovi mezzi di espressione, continuare un lavoro prettamente di ricerca.

E’ interessante notare la sua mutevolezza di carattere: ora esilarante, a tratti malinconico, ora affabile, efficace, lucido parlatore. Con la sua particolare eloquenza, i suoi discorsi, che precedono sempre le prove laboratoriali di teatro, riesce  a polarizzare l’attenzione, a inchiodare gli sguardi, a provocare una sospensione, un’apnea generale. Parole come “zen, rarefazione, locuzione, nodi, ricerca delle casse di risonanza, le costanti, tono blu, rituale con l’oggetto, rientrano nel suo linguaggio comune, molto bene acquisito dagli attori assieme alle sue cognizioni filosofiche. Pur essendo dotato di notevoli capacità teoretiche, la regia di Braibanti non è mai demiurgica. Egli espone le proprie idee, porge delle indicazioni; l’attore non si sottopone, non esegue meccanicamente, ma è invitato a esprimersi attraverso dei segni inerenti alla propria psicologia trasferita sul personaggio. Diventa attore creativo, poiché i suoi gesti, i suoi movimenti nascono non dal significato tautologico della parola (non con medesimi concetti e gesti didascalici), ma dall’evoluzione fisica di un percorso mentale, per cui il corpo si muove e agisce attraverso diversi stadi psicologici, anche i più intimi, racconta autonomamente una storia. Da ciò la parola nasce come consequenzialità di uno stato interiore potenziandone l’espressività corporea. L’oggetto di scena poi diventa parte integrante di una ritualità che ha lo scopo di stimolarne ancor più la creatività e l’immaginazione.

Nel suo nuovo spettacolo “Theatri Epistola” mi è stato affidato il ruolo di Sarah protagonista femminile.

Il tema di questo lavoro si riferisce alla storia di Abramo e Sarah, con richiami sia alla Bibbia sia al Corano, << ma esclusivamente - spiega Braibanti – come metafora della difficoltà di movimento del linguaggio poetico e teatrale nell’età della cultura di massa. Nessun richiamo religioso, dunque, ma solo un nuovo appello agli aspetti più drammatici e conflittuali di un’ecologia globalmente intesa…E’ un estremo tentativo di sposare poesia, musica e pittura, dove l’azione drammatica si realizza attraverso una serie di tableau gestuali e verbali, collegati tra loro dall’azione pittorica di Giuseppe Berto e Enos Williams…” Tutta l’operazione mira a porsi oltre la frattura tra teatro gestuale e teatro di parola, in una fase più avanzata rispetto ai precedenti laboratori. Restano ancora fondamentali la de-strutturazione/ana-linguistica del testo, la sua ricomposizione nella saturazione della presentazione scenica, la presenza contemporanea di diversi palcoscenici mobili, l’uso totale dello spazio scenico e la proposta di molte forme di autogestione da parte degli operatori di scena (gli attori), dalle luci ai rituali, alle vocalizzazioni, alle de-concentrazioni propedeutiche all’evolversi della drammaturgia. Ma questa volta cerco di dare corpo ad un teatro più rigorosamente povero, basato solo sul corpo e i complessi legami con l’ambiente interno ed esterno>>.

L’esperienza laboratoriale con Aldo Braibanti, mi aveva maturato al punto di cimentarmi a scrivere, pubblicare e iniziare un mio percorso autonomo. Tengo cara la sua presentazione del mio testo teatrale “Il Divieto” omaggio a Vitaliano Brancati. ( copyright by Dismisura. Frosinone 1985 Printed in Italy):

Fanno anche parte del mio ricordo alcuni stralci estrapolati dalla recensione di Angelo Pizzuto (pubblicata sulla rivista Sipario, gennaio/febbraio, ’87, N. 464), in occasione dell’andata in scena di uno spettacolo di Braibanti nel Teatro S. Maria degli Angeli, città Segni in provincia di Roma.

…“Questo nuovo incontro di Braibanti con il teatro avviene all’insegna di una classicità sperimentale, rigorosa ed essenziale nella sua ricerca di equilibrio tra gestualità e parola. Tutto ciò pervaso da un profondo sentimento di religiosità laica e di sublime concentrazione sull’evento. Nel caso di “Theatri Epistola” trattasi del travaglio psico-fisico di alcuni attori impegnati nel ricostruire le ragioni di una loro sconfitta, vale a dire il “fallimento” di uno spettacolo prima della sua messinscena. Nel rito teatrale, ispirato alle sacre scritture e alla nobile figura di Sarah, sono inserite sette “stazioni” di meditazione e tormento, il cui vigore espressivo nasce dalla totale nudità dello spazio scenico e dalla particolare funzione acquisita da luci e suoni autogestiti ( a cura, questi ultimi, di Vittorio Gelmetti). Merito di Aldo Braibanti resta, comunque, l’aver spogliato di ogni orpello formale, di ogni elucubrazione metafisica questo suo ideale di teatro povero e totale, ascetico e catartico, alimentato da un segreto messaggio di vitalità e speranza – avendo dalla propria parte la corale armonia, la devota disciplina di alcuni tra i nomi più qualificati dell’avanguardia “storica” italiana: da Massimo Napoli, vibratile attore di Giuliano Vasilicò, a Luisa Sanfilippo, sensibile collaboratrice di Braibanti nella precedente esperienza del “Mercatino”. Ed ancora Delio Barth, Enos Williams, Javier Barreiro, Alessandro Cassin e Argento, quest’ultimo attore di Julian Beck ”.

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Aldo Braibanti, nato a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) nel 1922, laureato in filosofia teoretica con una tesi su “il grottesco”. Partigiano nella resistenza fiorentina. Da sempre studioso di mirmecologia e autore di ceramiche e di collage di cui ha tenuto mostre a Firenze, Oslo, Faenza, Messina, alla Triennale di Milano e a Roma, dove abita. Ha scritto diverse sceneggiature cinematografiche tra cui “Pochi stracci di sole”, “Il pianeta di fronte”, “Colloqui con un chicco di riso”. Nel 1960 pubblica i quattro volumi de “Il circo” (poesie, pièce e saggi) e l’opera “Guida per esposizione”. Sempre nel 1960 pubblica una traduzione in italiano moderno del “Giornale di bordo del primo viaggio” di Cristoforo Colombo. Nel 1969 esce una sua antologia intitolata “Le prigioni di Stato”. Costante è stata la sua attività di autore e regista teatrale “Bandi di virulentia”, “Laboratorio dell’Anticrate”, “L’altra ferita”, “Il Mercatino”, “Theatri epistola”. Ha scritto e diretto tre serie di trasmissioni radiofoniche: “Lo scandalo dell’immaginazione”, “Le ballate dell’Anticrate”, “Le stanze di Azoth”. Nel 1979 pubblica a Firenze l’opera-catalogo “Object trouve”. Negli anni Ottanta pubblica otto testi su numeri diversi della rivista milanese “Legenda”. Nel 1988 pubblica “Impresa dei prolegomeni acratici” ( editrice 28). Nel catalogo della Biennale di Venezia del 1991 (sezione musica) pubblica “Pellegrinaggio a Rijnsburg”, viaggio nei luoghi spinoziani, opera con testi poetici e collage, alla ricerca dell’attualità del gesto poetico. Nel 1998 esce “Un giallo o mille” con testi poetici e collage. Tra i suoi video “Orizzonte degli eventi” negli anni ‘80 e “Morphing” negli anni ‘90, con animazioni di Leonardo Carrano. Ha in lavorazione il “Catalogo degli amuleti”, il “Nuovo dizionario delle idee correnti”, il video in lungometraggio intitolato “Quasi niente” e un’edizione completa delle poesie dal 1940 al 1999. Vari suoi testi sono apparsi su riviste e antologie italiane e straniere.

Autore: admin

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