Sandro MEDICI- Grillo e i pericoli della (sua) comunicazione

Polis


 

GRILLO E I PERICOLI DELLA (SUA) COMUNICAZIONE

M5S. Se l’ex comico andasse al governo il suo nuovo nemico sarebbe la democrazia stessa

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Ho l’impressione che, dalla nostra parte, vi sia troppo silen­zio, e nes­suna cri­tica, alla cam­pa­gna elet­to­rale di Beppe Grillo. Come se si temesse di cadere dal lato di Renzi. Ma noi dovremmo avere una opi­nione nostra, sull’argomento. Per­ciò mi per­metto di sug­ge­rire qual è l’interpretazione del feno­meno. Ricapitoliamo.

Beppe Grillo è con i For­coni e con i poli­ziotti che si tol­gono i caschi. È anche con i seces­sio­ni­sti veneti: «In Veneto – ha scritto sul suo blog – si stanno facendo le prove gene­rali per la seces­sione sotto gli occhi stu­piti di gior­na­li­sti post datati e di sto­rici da stra­pazzo». Dopo gli scon­tri a Roma in aprile, pro­ta­go­ni­sti i movi­menti per la casa, Grillo era invece con loro e con­tro i poli­ziotti. Nell’ultima uscita a Torino ha detto che i poli­ziotti «sono con noi». Grillo è per sot­to­porre Dudù, il cane della fidan­zata di Ber­lu­sconi, alla vivi­se­zione, poi cor­regge: da vivi­se­zio­nare è Ber­lu­sconi. Grillo si pro­clama «oltre Hitler», poi chia­ri­sce: come Char­lie Cha­plin in Il dit­ta­tore. Renzi è «un ebe­tino» che ha dato «lin­guate al culone di Angela Mer­kel». Ber­lu­sconi è una «salma».

Quello attuale è un governo «delle laide intese». Su Lam­pe­dusa, Grillo a suo tempo scrive: «Ma se per que­ste per­sone il viag­gio sui bar­coni è tut­tora l’unica pos­si­bi­lità di spe­rare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di “ver­go­gna e diso­nore”»; poi rilan­cia il post di un affi­liato, che dice: «Que­sta gente va edu­ca­ta­mente, ma con deci­sione rispe­dita a casa… Non hanno alcun motivo per venire da noi. Primo per la situa­zione che vive l’Italia a livello eco­no­mico, secondo per­ché già abbiamo una den­sità di popo­la­zione più alta della Cina, terzo per­ché non sono rifu­giati poli­tici né pro­fu­ghi di guerra». Grillo e Casa­leg­gio infine smen­ti­scono i sena­tori cin­que­stelle che vole­vano l’abolizione del reato di immi­gra­zione clan­de­stina. E ora, a pro­po­sito dell’euro, scrive: «È neces­sa­rio un piano B nell’eventualità che si debba tor­nare alla lira» e annun­cia un refe­ren­dum sulla moneta unica «se vin­ciamo le elezioni».

Sono solo esempi, pescati a caso dalla piog­gia di post, insulti, invet­tive, prese di posi­zione senza appello, deri­sioni e bat­tute. In un’intervista al mani­fe­sto, Bar­bara Spi­nelli dice che con il Movi­mento cin­que­stelle la Lista Tsi­pras può tro­vare molte con­ver­genze: alcune delle pro­po­ste rispet­tive sono «iden­ti­che». E anche al par­la­mento euro­peo, aggiunge, si potranno tro­vare intese. Se si sta alla let­tera dei pro­grammi, quel che dice Spi­nelli ha un fon­da­mento (se si tra­la­scia la non secon­da­ria que­stione dell’immigrazione, natu­ral­mente, oltre­ché l’ondeggiamento sull’euro). Ma pro­ba­bil­mente leg­gere i pro­grammi non è suf­fi­ciente a capire cosa sia quel Movi­mento, e come lo gesti­sca il suo fon­da­tore e capo indiscusso.

Le eti­chette, come il molto usato «popu­li­smo», non ser­vono a gran che. Grillo, sem­pli­ce­mente, dà voce a un dif­fuso furore con­tro ogni tipo di potere, di poli­tica: sen­ti­mento che ha, benin­teso, una for­tis­sima ragione. Ma lo fa usando, come spunto pole­mico, ogni avve­ni­mento che si pre­sti allo scopo. Se si dicono cose con­trad­dit­to­rie o anche oppo­ste, non importa. I media sono alla ricerca di enor­mità, insulti, bat­tu­tacce, e i redat­tori poli­tici ogni mat­tina si sve­gliano chie­den­dosi: «Che dirà oggi Grillo?». E lo fanno per­ché così li ha abi­tuati Sil­vio Ber­lu­sconi in vent’anni di quo­ti­diana esi­bi­zione sui media. Infatti il capo di Forza Ita­lia oggi, nel suo lungo tra­monto, è costretto a inse­guire: Grillo vuol fare la mar­cia su Roma? No, la faremo noi. O ancora: Grillo non è come Hitler, è come Sta­lin, come Pol Pot, è un sanguinario.

Ma que­sto stile, ossia que­sta legge della comu­ni­ca­zione all’epoca di inter­net, è la stessa che ha per­messo a Mat­teo Renzi, di con­qui­stare prima il Par­tito demo­cra­tico e poi Palazzo Chigi. La «rot­ta­ma­zione», ter­mine vio­lento, ne è stata il car­dine. Ma poi ci sono la «velo­cità», la «rivo­lu­zione», gli ese­crati «pro­fes­so­roni», gli «scia­calli» che «pun­tano alla crisi del paese», la «patria» che i gio­vani sono chia­mati a ser­vire con il ser­vi­zio civile, fino al «votate chi vi pare ma non i pagliacci», pro­ba­bil­mente un errore, quest’ultimo, per­ché acco­muna il Pd a tutti i par­titi nel muc­chio dell’odiata poli­tica. E però è un passo neces­sa­rio: l’avversario più peri­co­loso, per Renzi, è Grillo. E comun­que tutto si tiene: lo spet­ta­colo a cui stiamo assi­stendo è quello di «tre lea­der» (con ten­denza a diven­tare due) che si azzuf­fano sguaiati.

Ma è comun­que Grillo a pre­va­lere in que­sta fiera dei denti che digri­gnano. Usando il regi­stro della satira e sovrap­po­nen­dolo total­mente a quel che dovrebbe essere il discorso pub­blico, quello della poli­tica, che richie­de­rebbe capa­cità di media­zione e una qual­che incli­na­zione ad appro­fon­dire i temi con one­stà intel­let­tuale, sti­mola sen­ti­menti di odio, di aggres­sione al «nemico», i più dispa­rati. Per­ché la regola, nelle ele­zioni domi­nate dai media (e tutte le ele­zioni lo sono), è «coprire» più ter­ri­to­rio pos­si­bile, met­tendo insieme le spinte e le visioni delle cose più diverse. In effetti, l’insorgenza del «popolo gril­lino» asso­mi­glia a una smi­su­rata assem­blea di con­do­mi­nio, dove per­sone diverse che mal sop­por­tano il vici­nato si scon­trano, spesso con una vio­lenza incom­pren­si­bile, per tute­lare gli inte­ressi indi­vi­duali di cia­scuno. L’articolazione del discorso, la com­ples­sità, sono per­ce­piti come osta­coli, qual­cosa che divide. Il disprezzo di Grillo per gli intel­let­tuali (che, come tutto il resto, si appog­gia su una situa­zione effet­ti­va­mente deplo­re­vole) ha que­sta radice.

E così è che tiene insieme gente di destra e di sini­stra, chi dà la colpa alla mas­so­ne­ria e chi alle mul­ti­na­zio­nali, chi vor­rebbe cac­ciare tutti i «clan­de­stini» e chi acco­glierli? È solo e sol­tanto Grillo, che dà sem­pre l’impressione che man­dare tutti «affan­culo» sia un atteg­gia­mento vin­cente. Se la sini­stra è reduce da scon­fitte e divi­sioni e pro­pone un les­sico invec­chiato (salvo ecce­zioni), ecco che l’intransigenza, la capa­cità di «bucare» i media, il disprezzo esi­bito per chi si pre­senta come «auto­rità» (chiun­que), attrag­gono irre­si­sti­bil­mente e indif­fe­ren­te­mente. E se Grillo dice cose che non si con­di­vi­dono, si tratta solo di intem­pe­ranze che non com­pro­met­tono la mis­sione unica: man­dare tutti a casa.

Già, ma per fare cosa? L’idea di fondo, mai espli­ci­tata com­ple­ta­mente, è che le isti­tu­zioni sono neu­tre, sono delle sca­tole che, caso mai, devono recu­pe­rare la sovra­nità ceduta o per­duta per tra­sfe­rirne quote con­si­stenti al cit­ta­dini. Se le isti­tu­zioni fos­sero svuo­tate di tutti quelli che attual­mente le abi­tano, dal Qui­ri­nale in giù, e riem­pite di per­sone comuni, di cit­ta­dini qua­lun­que, ecco che la «rivo­lu­zione» sarebbe avvenuta.

Domanda: ma la vio­lenza osten­tata nel modo di comu­ni­care di Grillo, e l’affidamento indi­scu­ti­bile dei sin­goli al capo, nel caso in cui Grillo e Casa­leg­gio for­mas­sero un governo, in cosa si tra­sfor­me­reb­bero? Dove si tro­ve­rebbe (inven­te­rebbe) un nemico, con­si­de­rato che di que­sto ha biso­gno quel modo di essere del Movi­mento cinquestelle?

Forse, come già suc­cede, il nuovo (vec­chio) nemico non sarebbe altro che la demo­cra­zia stessa.

Autore: admin

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