Cristina PICCINO*- Chi l’ha vista? (A Cannes, “The Captive” di A.Egoyan)

 


Cannes 2014*




CHI L’HA VISTA?

In competizione «The Captive» di Atom Egoyan-  Una bambina che un giorno scompare…..

****

Rac­conta Atom Egoyan che l’ispirazione per que­sto suo nuovo film (in gara) gli è venuta osser­vando il cre­scente numero di ragazzi scom­parsi in Canada, una gal­le­ria di volti sui mani­fe­sti appesi ovun­que, che i geni­tori con­ti­nuano a cer­care dispe­ra­ta­mente. La cro­naca in sé, nel cinema del regi­sta cana­dese di ori­gini armene — del quale è ancora nelle nostre sale il pre­ce­dente Devil’s Knot — non è una com­po­nente fon­da­men­tale. L’idea dei ragaz­zini che scom­pa­iono è già nel suo (molto bello) Il dolce domani, e lo stesso l’ostinata ricerca di un padre della figlia, un’ossessione fan­ta­sma­tica per­corsa dai sensi di colpa, pro­prio come accade qui. Ma, sta­volta, il tema è di quelli «impor­tanti», che ser­vono alle cro­na­che media­ti­che, per dire qual­cosa oltre e al di là del film (fischia­tis­simo alla pro­ie­zione stampa).

Si parla infatti di pedo­fi­lia: la ragaz­zina che scom­pare all’inizio della sto­ria, nar­rata in modo non lineare, con con­ti­nui détour tra pas­sato e pre­sente, viene rapita in un momento di distra­zione del padre — la lascia in auto­mo­bile per com­prare una torta — da un peri­co­lo­sis­simo pedo­filo. Che è, a sua volta, il tas­sello di una rete die­tro alla quale si celano nomi potenti, per­sone che con­tano e che, in virtù di que­sta loro influenza, rie­scono a sfug­gire alla poli­zia e a muo­vere le pedine utili ai loro scopi. Sem­bra non esserci scampo in quel pae­sag­gio gelato di neve, nel quale ogni stanza nasconde una tele­ca­mera di con­trollo e, dal suo «buco», la ragaz­zina col nome quasi da pre­de­sti­nata, Cas­san­dra, ormai cre­sciuta vede sua madre distrutta dal dolore odiare suo padre (Ryan Rey­nolds), sospet­tato dalla prima ora di essere almeno com­plice della sua spa­ri­zione, che invece con osti­na­zione vaga nel bianco spe­rando di tro­varla. Nella camio­netta tutto è come quel giorno, quasi un sor­ti­le­gio in attesa della catarsi.

Poi c’è l’ispettrice, spe­cia­liz­zata in cac­cia ai pedo­fili (Rosa­rio Daw­son), il feroce maniaco che ha rapito Cas­san­dra la teme, e la tiene anche lei sotto con­trollo. L’uomo (Kevin Durand) lavora nell’azienda più influente della zona, e forse anche il suo boss ha qual­che ten­ta­zione per i bam­bini. Usano inter­net, tec­no­lo­gie avan­zate di pro­te­zione, Cas­san­dra ade­sca i più pic­cini dal por­tale. Intanto, il ragaz­zino che pat­ti­nava con lei con­ti­nua a aspettarla.  È un trucco? O un arti­fi­cio che non serve, chie­deva al padre prima di essere por­tata via… E l’artificio — ma forse sarebbe meglio dire il trucco — domina nella mes­sin­scena di Egoyan fatta di schermi in cui esplode in infi­niti fram­menti la realtà, oggi ancora più inaf­fe­ra­bile nell’orizzonte imma­te­riale della rete.

Cas­san­dra, ex prin­ci­pes­sina di un regno delle tene­bre, dice con la vocina infan­tile al suo aguz­zino: «oggi non ti servo più, sono grande ormai». E gli chiede emo­zioni per inven­tare le sue sto­rie con cui sedurre altri bimbi. Guar­dare sua madre da lon­tano per farla pian­gere, incon­trare per un attimo il padre, e ras­si­cu­rarlo: ci segui­vano mi avreb­bero presa lo stesso. Anche lui è stato «adot­tato» dal padrone dell’azienda, intuiamo un pas­sato dolo­roso come quello dell’ispettrice, sal­vata dalla fami­glia adot­tiva. Avrei voluto incon­trarti da pic­cola, le sus­surra una della banda, rapita e abu­sata anche lei da pic­co­lina, ora com­plice del pedo­filo. Ma in que­sto gioco di spec­chi, ogni per­so­nag­gio richiama l’altro, cela nel suo pas­sato qual­cosa che lo spinge e al tempo stesso lo mette all’opposto dell’altro, l’ispettrice e il maniaco che canta arie di Mozart osser­vando il dolore del mondo. Sin­drome di Stocc­colma o pla­gio? Le rela­zioni tra «vit­tima» e «car­ne­fice» sono poten­zial­mente il lato più inte­res­sante del film, Egoyan non si avven­tura però mai nella zona oscura delle rela­zioni tra i suoi per­so­naggi, rima­nendo sui mar­gini di un’ambiguità noir che è solo di superficie.(*ilmanifesto.it)

Autore: admin

Condividi