Andrea GENTILE- Tragedia ucraina, avanti tutta….


Politica estera*



TRAGEDIA UCRAINA

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Avanti tutta…verso dove?

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È ormai innegabile che l’Ucraina sia sprofondata nella guerra civile. Violente violazioni del diritto internazionale e della condizione umana si susseguono giorno dopo giorno, la democrazia è aliena – se mai fosse stata reale.

Secondo diverse agenzie di stampa ucraine, risale a pochi giorni fà un tentativo di assassinio politico. Il capo del partito comunista Simonenko aveva appena lasciato la redazione del primo canale televisivo nazionale, dopo aver annunciato il ritiro formale della propria candidatura alle elezioni prossime. Simonenko è stato nei giorni scorsi fortemente critico nei confronti del colpo di stato di piazza Maidan e ritiene la consultazione elettorale a venire non libera. Appena fuori dagli studi televisivi è stato raggiunto da una squadra militare di circa trenta uomini che hanno assaltato l’auto del leader del Pcu, su cui hanno lanciato molotov e sparato proiettili. Simonenko sarebbe comunque riuscito a scampare all’attentato, anche grazie all’azione del proprio servizio di sicurezza.

L’episodio di aggressione fisica non è altro che la necessaria conseguenza della strategia neo-nazista. Tutto è iniziato a Kiev a febbraio, con gli spari sulla folla in protesta di piazza Maidan. Le opposizioni manifestano contro il governo di Yanukovich, si registrano già tensioni fortissime, con deputati colpiti dalla folla all’ingresso del parlamento. I cecchini, mercenari professionisti della guerra, provenienti soprattutto dell’area jugoslava, sparano sulla folla, mietendo vittime sia tra le forze di polizia che tra i manifestanti. Le impressioni del ministro degli esteri estone Paet, rientrato dalla capitale, espresse in una conversazione telefonica con la titolare del ministero estero europeo Ashston, intercettate dai servizi ucraini, sono che – ad una più o meno fedele traduzione – dietro i cecchini non ci sia l’attuale presidente, ma qualcuno della nuova coalizione. E trova davvero difficile comprendere perché questi – che voglio andare al potere – non vogliano investigare su quanto è accaduto a Maidan. È il primo atto del colpo di stato: la generazione con la violenza della rivolta di massa (secondo i media mainstream) o del disordine organizzato.

Il giorno dopo la festa dei lavoratori è stato l’assalto al palazzo del sindacato di Odessa. Secondo le fonti più autorevoli, sono stati 46 i morti, dopo che è stato appiccato il fuoco all’edificio. Le immagini dimostrano però altre forme di violenza: cadaveri strangolati e violentati o che presentano ferite di arma da fuoco e arsi solo in parte. Probabilmente un assedio armato ad un ufficio pubblico, in cui si erano rifugiati diversi oppositori, concluso con un incendio, per non dare nessuna possibilità di sopravvivenza e coprire le nefandezze. Le vittime potrebbero però essere molte di più. Il tutto è stato organizzato dalle milizie armate di Settore Destro e Svoboda, con il supporto delle forze di polizia del nuovo governo insediatosi dopo la fuga di Yanukovich. Un massacro da guerriglia urbana.

Il giorno della celebrazione della vittoria contro i nazisti invece, le stesse forze paramilitari hanno colpito la città di Mariupol. Circa un centinaio di morti, in una caccia all’uomo verso gli oppositori del nuovo regime. Ad essere presa d’assedio stavolta la caserma di polizia dove in molti si erano asserragliati. Resistenza vana contro una forza che poteva contare anche su quattordici carri armati. Nel silenzio degli organi di stampa dei paese occidentali. Un lungo tragico atto secondo: l’eliminazione fisica di massa del dissenso, l’instillazione del terrore come regime nei confronti dei dissenzienti.

Tutto avviene con il tacito consenso dei governi europei (e dei loro organi di informazione di propaganda), impegnati da un lato a continuare il processo di allargamento dell’Unione, alla ricerca di nuovi canali per la guerra all’approvvigionamento energetico e di possibili occupati da sfruttare nel mercato al ribasso del lavoro del continente. Un progetto che è legato fortemente all’equilibrio instabile dello scenario geopolitico attuale, in cui il blocco di potere della Nato vede erodere sempre di più la sicurezza del proprio dominio planetario.

Con avvisaglie concrete di una programmazione, o della conoscenza dei rischi: una serie di documenti, rilasciati da Wikileaks, provenienti dalle ambasciate americane a Kiev e Mosca del 2008, descrive che l’allargamento ad est dei confini dell’Europa, con l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, avrebbe potuto causare parecchi disordini, considerate le diverse appartenenze culturali del paese, fino allo scoppio di una guerra civile. Era questo il parere del ministro degli esteri russo Lavrov in merito alla questione, che i diplomatici raccoglievano e segnalavano. Nel corso dello stesso anno, l’Ucraina partecipava al summit di Bucarest, incontrando i vertici Nato. E questa era solo la premessa della tragedia del potere, del colpo di stato che oggi si sta consumando.(*esseblog.it)

Autore: admin

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