Sauro BORELLI- Una Kidman da favola (in “Grace di Monaco” di O.Dahan che inaugura Cannes 2014))

 

 

 

Il mestiere del critico

 


UNA KIDMAN DA FAVOLA


Nicole Kidman a Cannes, il 14 maggio 2014. (Eric Gaillard, Reuters/Contrasto)


In “Grace di Monaco” , un film di Olivier Dahan


****

Era da dire. Non appena s’è cominciato a parlare del progetto del film Grace di Monaco di Olivier Dahan con Nicole Kidman nel ruolo della protagonista, le indiscrezioni, il chiacchiericcio, le illazioni più o meno malevole hanno preso il volo per culminare, infine, con l’approdo a Cannes 2014 e l’immediata proposta sugli schermi nostrani dello stesso film. Così che Grace di Monaco non costituisce più l’evento consuetudinario di una “prima” di particolare (ma semplice) attrattiva, ma piuttosto un motivo tutto esteriore superficiale di interesse quasi morboso.

Riconducendo, quindi, le cose alla loro più genuina sostanza, diciamo che Grace di Monaco risulta in buona evidenza la vicenda favolosa e già ampiamente favoleggiata della ex star hollywoodiana Grace Kelly approdata – come si sa – dall’America degli anni Cinquanta e Sessanta all’enclave aristocratica e “ in dimensione” del Principato di Monaco per divenirne la principessa quale sposa del principe Ranieri III. Il matrimonio e i conseguenti fasti di quella eclatante novità furono presto la croce e la delizia di tutti i rotocalchi cosmopoliti, pur se l’effettuale esistenza della regale coppia non si svolse – pare, da postumi fatti e notizie ulteriori – nel più idilliaco e acquietato dei climi, tanto familiari che politici.

Oliver Dahan e, in ispecie, Arash Amel, autore di una sceneggiatura puntigliosa e un po’ trasgressiva, preso atto di questi precedenti, hanno allestito con elegante dovizia di mezzi uno spettacolo incardinato ad una traccia narrativa sofisticata e, insieme, di fantasia. Ciò che ne è sortito, appunto Grace di Monaco, si dispone agevolmente sullo schermo come l’esito rituale di una ricostruzione in parte biograficamente infida, in parte curiosamente accattivante, per consolidarsi, a conti fatti, in un’incursione certo tutta autonoma nei giorni, nei fasti e nei nefasti del breve, infelice sodalizio privato e sentimentale di Grace Kelly e di Ranieri III.

L’incipit del film in questione evoca, anche con scorci documentari autentici dell’epoca, l’arrivo e il matrimonio sontuoso dell’ormai ex attrice e del principe. Poi, surrettiziamente, mette in campo l’arrivo a Montecarlo del grande Hitchcock (in effetti mai avvenuto) intenzionato a richiamare a Hollywood l’inquieta Grace (per interpretare il pruriginoso Marnie) e, via di seguito, lo scorcio drammatico della minacciata contesa da parte di De Gaulle (pur alle prese con la guerra d’Algeria) determinato a stroncare privilegi ed evasioni fiscali di industriali e finanzieri francesi tramite il trasferimento di comodo nel paradiso senza tasse del Principato monegasco.

L’acme di simile contrasto si prospetta, nel corso del racconto, con De Gaulle, da una parte, sempre più intollerante di uno stato di cose pregiudizievole per la politica francese, dall’altra, con l’irresoluto Principe – succubo del faccendiere greco Aristotele Onassis – quasi rassegnato alla fine più ingloriosa del proprio pur circoscritto regno. Ma, a risolvere l’intricato problema, ecco entrare in campo la pragmatica principessa Kelly che, con un’alzata di talento degna del più scafato diplomatico, organizza una fastosa convention internazionale della Croce Rossa cui i maggiori esponenti politici di qua e di là dall’Atlantico – De Gaulle compreso obtorto collo (cosa mai avvenuta in verità) – nel colmo della quale l’appassionata Grace perora efficacemente la causa del Principato, tanto da sottrarlo alle mire aggressive della Francia incombente.

C’è, in tutta questa vicenda tra la rievocazione edificante e il sempre favolistico coté di personaggi e scorci ritagliati con diligente verosimiglianza, un tono e determinate soluzioni figurative stilizzati secondo un’espressività insieme sapiente e sobria. Nicole Kidman, alias Grace, risulta qui pressoché perfetta per eclettismo interpretativo, come consonanti si dimostrano comprimari e climi della costipata storia monegasca (di sguincio c’è persino la meccanica di un colpo di Stato fallito da parte della sorella del Principe Ranieri, intenzionata a scalzare dal trono proprio suo fratello). In definitiva, Grace di Monaco tocca nel suo insieme un acme descrittivo e, in fondo, apologetico delle esistenze incrociate di Grace e Ranieri che, se non si risolve proprio in una conclusione di rigorosa consistenza, approda comunque ad un quadro d’assieme di ambizioso, fiabesco nitore. O, altrimenti, detto: “… e vissero felici e contenti” Anche se non è vero.

Autore: admin

Condividi