Stefania CARBONI*- Gli impuniti. Expogate e la nuova Tangentopoli





Gli impuniti*




EXPOGATE E LA NUVA TANGENTOPOLI

Milano.Conferenza stampa sulla nuova tangentopoli che ha colpito Expo


L’inchiesta milanese rischia di travolgere i Palazzi in prossimità delle elezioni europee

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Tangenti e appalti truccati: l’incubo di Expo 2015 non solo fa ripiombare Milano ai tempi di “Mani pulite” ma rischia di creare terremoti sia in Regione Piemonte che a Roma. La Procura di Milano sta seguendo l’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di sette persone, tra cui il “Compagno G” Primo Greganti, il direttore pianificazione e acquisti di Expo spa 2015, Angelo Paris, e l’ex parlamentare di Forza Italia, Luigi Grillo. Tra le ordinanze firmate dal gip Fabio Antezza figurano sei ordinanze di custodia cautelare in carcere e una agli arresti domiciliari con nomi “pesanti” come l’ex parlamentare della Democrazia Cristiana, Gianstefano Frigerio, l’intermediario Sergio Catozzo, l’imprenditore Enrico Maltauro, l’ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni. Capi di accusa ipotizzati? Associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Un grosso sasso che rischia di far venire giù la valanga. «La politica non deve mettere il becco nel lavoro dei magistrati: la buona politica fa il suo lavoro e non si occupa di cosa fa la magistratura», ha tuonato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma le manette preoccupano, sopratutto Silvio Berlusconi che ora, alla vigilia dei servizi sociali a Cesano Boscone, si ritrova ex esponenti delle sue truppe azzurre coinvolti in vicende che potrebbero danneggiare ancora di più le sue percentuali di voto a due dalle Europee.

SILVIO, PARIS E QUELLA CENA A VILLA SAN MARTINO – Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Cesare Previti, figurano infatti nelle carte dell’inchiesta ma non risultano indagati. Angelo Paris per esempio è stato a cena «il 3 febbraio 2014 ad Arcore dal Presidente», scrive il gip di Milano, Fabio Antezza, nell’ordinanza di custodia cautelare emessa carico del dirigente Expo. Nel provvedimento, il giudice riporta diverse conversazioni relative a questa cena a Villa San Martino. Una risale al 22 gennaio, giorni in cui Fabrizio Sala, attuale sottosegretario della giunta Maroni con delega all’Expo e all’internazionalizzazione delle imprese, «contatta Paris al telefono per raccogliere la sua disponibilità per una cena da organizzare ad Arcore dal Presidente insieme ad una trentina di amministratori ed imprenditori. Paris – si legge ancora nell’ordinanza – assicura la sua adesione al progetto, rimettendosi all’interlocutore per una più puntuale definizione dell’evento». Per Berlusconi leggere il suo nome (come quello di Previti e Gianni Letta) nelle carte dell’inchiesta di Milano è uno sconforto alla vigilia dei servizi sociali. L’ex capo del governo, a chi ieri si è recato a via del Plebiscito è sembrato molto teso: «La storia continua a ripetersi – è il ragionamento fatto con i suoi – ogni volta che provo a tornare sulla scena. E’ come se le lancette venissero riportare sempre indietro quando si parla di Forza Italia, come se solo Grillo e Renzi fossero il nuovo». Il solito incubo della giustizia ad orologeria (ma sopratutto la paura eterna di finire agli arresti) non lo abbandona, tanto da non farne mistero nemmeno con i giovani incontrati mercoledì sera nella sede del partito. A quanti infatti si preoccupavano di invitarlo ad andare a casa per non sforare le 23, orario stabilito dal tribunale di sorveglianza, l’ex capo del governo ha replicato con amara ironia: «Non vi preoccupate tanto mi arrestano in diretta».

IL SISTEMA EXPO – «Se non fossimo intervenuti avremmo danneggiato l’Expo, dal momento che una figura apicale di Expo si era posta al servizio di un’associazione a delinquere a danno della stessa Expo», ha chiarito il pm Claudio Gittardi, coordinatore dell’inchiesta. Quello che emerge in Lombardia è un cupo sistema: una «cupola per condizionare» gli appalti, una gestione che avrebbe promesso «avanzamenti di carriera» a manager e pubblici ufficiali grazie a «protezioni politiche». Secondo il pm Antonio D’Alessio si tratterebbe di un’associazione capace di «avere ramificazioni in diversi settori dell’alta amministrazione, nonché appoggi e agganci di carattere politico che hanno assicurato la possibilità di avvicinare con successo pubblici ufficiali». L’associazione «interveniva cercando di avvicinare il pubblico ufficiale competente usando gli agganci che aveva anche in ambito politico», legami di natura bipartisan. Tra i primi a commentare l’inchiesta è stato Antonio Di Pietro: «Gli arresti di oggi confermano quanto ho sempre affermato: come prima e più di prima Tangentopoli imperversa e perciò è necessario che torni una nuova ‘Mani pulite’». Secondo il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia «probabilmente questo era il momento opportuno per togliere le mele marce». Intanto la Direzione Investigativa Antimafia continua il suo lavoro: ieri ha perquisito la ha eseguito sede della societa’ Expo 2015 in via Rovello a Milano e realtà aziendali emiliane. Ci sarebbero due società emiliane, Manutencoop Facility Management di Zola Predosa (Bologna) e Cefla, cooperativa di Imola (Bologna), tra le aziende coinvolte nell’inchiesta milanese sull’Expo 2015. Entrambe le sedi aziendali sono state perquisite dalla Finanza. In una nota Manutencoop conferma la notifica dei decreti di perquisizione e sequestro e precisando di ritenersi del tutto estranea “alle ipotesi di reato per cui sta procedendo la Procura milanese”.

CHIEDI AI CIELLINI E NON SOLO – I nomi, nelle ultime ore, sono usciti fuori come un amaro gioco a domino. In un’intercettazione datata 29 aprile 2013 l’ex parlamentare Gianstefano Frigerio, arrestato nell’inchiesta milanese su Expo, «asserisce anche che deve mandare un biglietto a Maurizio Lupi (dal 27 aprile 2013 ministro delle Infrastrutture), con il nome di Antonio (Rognoni) per suggerirglielo come presidente Anas». A scriverlo il gip di Milano Fabio Antezza nell’ordinanza di custodia cautelare. In un altro colloquio intercettato del maggio 2013 con Sergio Cattozzo (arrestato ieri), Frigerio «sottolinea ancora che anche Maurizio Lupi è ‘amico di quelli di Manutencoop’ e che questi, ‘insieme ai ciellini’, sarebbero già intervenuti per fargli fare da capocordata nel progetto di Città della Salute». Frigerio «sostiene, inoltre, di conoscere bene i legami che ci sono tra Manutencoop e i ‘ciellini’ tanto che negli ultimi anni con Formigoni, a dire dell’indagato, Manutencoop avrebbe già ottenuto importanti lavori». La ricerca di un appoggio bipartisan è cercato continuamente nell’elenco di nomi lungo l’ordinanza di custodia cautelare: dall’ex premier Silvio Berlusconi, all’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi a Cesare Previti (nessuno risulta tra gli indagati). Anche la nomina in Sogin diventa di importanza strategica: «Verdini e Matteoli starebbero indicando Saglia per la guida di Sogin s.p.a. – dice Frigerio al suo interlocutore – con il quale il loro amico Nucci è in disaccordo» e del caso viene ‘investito’ Greganti, ma l’obiettivo è anche «l’altra sponda politica». Non manca il riferimento a Bersani (“Greganti era convinto che si potesse ancora correre su Nucci presidente perché Pierluigi Bersani ha detto ‘io sono d’accordissimo’”, si legge nell’ordinanza) e sempre a Greganti si pensa come all’uomo in grado di ‘avvicinare’ il commissario unico della società Expo, Giuseppe Sala (‘Sala è più legato alla gente che Primo conosce, cioè Boeri e quelli li, al Pd’, dice Frigerio in un’intercettazione). In un dialogo, Frigerio dice «adesso l’unica linea seria da seguire è due passaggi, primo portar dentro Paris, secondo passaggio è che Enrico (l’imprenditore veneto Maltauro, ndr) si coltivi il suo Tosi bene e io mi coltivo il mio Maroni bene come ho fatto».

TERZO CANALE: VATICANO – Tra gli amici importanti “rivendicati” da Gianstefano Frigerio nelle intercettazioni spunta anche il cardinale Giuseppe Versaldi. Parlando col manager Stefano Cetti, uno degli arrestati, Frigerio, nel suggerirgli l’azione di lobbyng per conquistare un importante incarico afferma: «Il terzo canale è il mondo del Vaticano, dove noi abbiamo amici il ministro delle Finanze che è il cardinale Versaldi e anche il segretario di Stato … quindi magari lì ti mando un mio amico, il Walter Iacaccia, che è legato a Versaldi … poi ti porta lui da Versaldi». E pare che questo incontro con Versaldi poi si sia combinato davvero: «Guarda che è il Cardinale – dice Frigerio al manager di Expo Angelo Paris – perché è proprio un mio amico il Cardinale … è una persona seria… uno di Alessandria … ma poi un uomo di quelli di una volta».

LA PIOVRA LOMBARDA –  L’inchiesta, uno dei filoni dell’indagine Infinito, è coordinata dal sostituto procuratore Ilda Boccassini, insieme ai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio. La cupola, si sottolinea nelle ordinanze, è di alta “pericolosità” in quanto capace di «ramificazioni in diversi settori dell’amministrazione e agganci politici» di qualsiasi schieramento. Un’organizzazione, che si riuniva tutti i giorni della sede del circolo culturale Tommaso Moro di cui era presidente Frigerio – a sfregio al richiamo ‘all’ottimo Stato’ contenuto nelle sue ‘Utopie’ – ma che non disdegnava il mercoledì ristoranti e alberghi romani. Un’associazione, (nella sede del circolo di via Andrea Doria “sono stati filmati passaggi di denaro”, spiegano gli inquirenti) pronta a turbare gare d’appalto con la promessa ai pubblici ufficiali di «avanzamenti di carriera in cambio di protezione politica».

Una corazzata di garanzia negli appalti sanitari, capace di metter mano sulla nascente Città della salute e sulla Esposizione universale. Nelle 612 pagine di ordinanza diramate dal gip Fabio Antezza si parla di eventuali pressioni nei confronti del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sulla realizzazione del progetto sulle Vie D’Acqua. Ed ora, man mano che le teste cadono sotto le manette della Dia, il cerchio si stringe intorno al presidente della regione Lombardia. Il MoVimento 5 Stelle ha chiesto un consiglio straordinario per dibattere sul caso Expo, dopo gli arresti di ieri. «Già la settimana prossima -spiega il portavoce del movimento, Giampietro Maccabiani- ci attendiamo che sia convocato un consiglio regionale straordinario che consenta al presidente della Regione Maroni e all’amministratore delegato Sala di chiarire quello che sta accadendo in Lombardia. Solo il 25 marzo Maroni interveniva in consiglio per gettare acqua sul fuoco dopo l’arresto dell’ex di di Infrastrutture Lombarde Rognoni. Alla luce degli arresti ci chiediamo dove è finita la commissione di inchiesta interna». La “piovra lombarda” è bipartisan, trasversale.

Non risparmia nessuno e alla vigilia delle Europpe rischia di aumentare le percentuali del Movimento. «Oggi ne hanno arrestati otto per l’Expo a Milano, non a Napoli. Vuoi vedere che la colpa era di Genny ‘a carogna che architettava tutto?», ha tuonato ieri sera Beppe Grillo, in piazza della Sanità a Napoli durante il suo tour elettorale. «Quindici giorni fa – ha detto ancora il leader del Movimento 5 Stelle – siamo entrati nei cantieri e abbiamo parlato con una persona straordinaria che mi ha detto: ‘Non si preoccupi, faremo tutto’. Non c’era nulla – ha proseguito – La magistratura si sente spalleggiata da un movimento con 10 milioni di persone. Andremo avanti così, non con la violenza ma a colpi di magistratura» (*giornalettismo.it)

Autore: admin

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