Vincenzo SANFILIPPO- Munch e Schiele in versione teatrale (all’Attico di Roma)


L’intervista



MUNCH & SCHIELE

Egon Schiele, Autoritratto, 1912

 

Di Elsa Agalbato e Fabio Sargentini

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Prosegue sino al 18 maggio, all’Attico di Rona,  lo spettacolo teatrale ispirato ai due grandi artisti espressionisti

Ideazione e Regia Elsa Agalbato  Fabio Sargentini

Munch & Schiele un tête-­à-­tête teatrale
dal 2 al 18 maggio  2014 ore 19

Munch: Quando dipinsi l’urlo
con Ruben Rigillo
fondale Sergio Ragalzi.

Schiele: Vive morendo ogni cosa
con Pino Censi e Arianna Ninchi
inferriata Claudio Palmieri   assistente alla regia Sonia Andresano
scenotecnica Paolo Nunzi, Franco Scorza   suoni Paolo Guaccero  luci David Barittoni, Giuseppe Tancorre   coordinamento tecnico Rocco Perna    ufficio stampa Arianna Antoniutti.

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Personaggi che appaiono come rifrazioni concettuali della psiche; scene- installazioni che anelano a squarci lirici o improvvise sequenze di sogno; un’inusitata utilizzazione del palcoscenico dell’Attico mediante il dirottamento dell’azione in più luoghi deputati, e dunque verso dislocazioni performative, capaci di scandire flussi organici di aloni espressivi, dove il corpo drammaturgico diventa consistenza interpretativa. Con questa nuova opera Sargentini e Agalbato, ri-presentificano due personalità di pittori espressionisti  Munch & Schiele, la cui individuazione  artistica è  riproposta attraverso  l’attivazione del dramma interno alle loro forme, nella fisionomia scheggiata dei segni, in cui i personaggi  vengono proposti come presenze ascendenti.

Abbiamo chiesto agli autori se il teatro concettuale, considerato autoreferenziale per antonomasia, possa concepire una storia, una minima traccia narrativa, all’interno della sua struttura. La risposta  di Sargentini e Agalbato  è stata molto esauriente.

R. Per noi è necessario concepire storie attraverso le strutture narrative della concettualità, e i nostri pezzi teatrali degli ultimi cinque anni stanno lì a testimoniarlo. Il valore primario è costituito dallo spazio, la sua continua metamorfosi, il suo farsi teatro da tutti i lati. Ed è questa idea forte a partorire ogni volta lo spettacolo. Il testo scarnificato, quel poco che resta del plot, in esso deve calarsi e in esso si muovono attori a cui si conviene recitazione e gestualità performativa.

D. Queste soluzioni elencate, dunque, si inscri­vono nel solco della tradizione artisti­ca tracciata  da voi, mantenendosi su un piano circoscrit­to alla dimensione mentale e all’operazione concettuale.

R. Tutto ciò è presente anche in questo duplice spettacolo, Munch & Schiele, ciascuno della durata di circa quindici minuti con un breve intervallo. Due pittori per molti aspetti diversi, ma con almeno uno in comune, la scelta del linguaggio espressionista per manifestare un tormento individuale ed epocale. Il primo pezzo su Munch, “Quando dipinsi l’Urlo”, l’avevamo già rappresentato sette anni fa per tre repliche soltanto. Il fondale è lo stesso di allora, tratto da un quadro di Sergio Ragalzi, ed è un esplicito omaggio a l’Urlo. La postura orizzontale dell’attore in scena, Ruben Rigillo, che recita un monologo tratto dai diari del pittore, è in stretta correlazione con il fondale dipinto. La novità rispetto a sette anni fa è la presenza di una Dama nera, collusa col sipario, inizio e fine di ogni cosa…

D. E’ forse la  diversa, e per certi versi, omologa “disperazione”  che accomuna i due pittori, come ebbe a teorizzare Kierkegaard?

R. Per l’appunto  il pezzo su Schiele si intitola “Vive morendo ogni cosa”. Per il testo abbiamo attinto al suo diario dal carcere e intrecciato le parole con le immagini dei dipinti, autoritratti e figure femminili, soltanto e unicamente nudi. Danno loro voce e corpo gli attori Pino Censi e Arianna Ninchi. Il carcere viene evocato da un’inferriata di Claudio Palmieri. Inoltre c’è una porta dorata, reale e immaginaria insieme, dietro la quale il detenuto Schiele evade idealmente di cella e si rinchiude nel suo mondo. In questa alternanza di spazi e di soglie si consuma il rapporto tautologico tra immagini virtuali e dal vivo. Il finale non lo riveliamo nemmeno sotto tortura. ( Elsa Agalbato  Fabio Sargentini)

Autore: admin

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