Franco LA MAGNA- Le indigeste aragoste di Sicilia (Grimaldi e Corbucci .Teatro Brancati di Catania )

 

 

 

Teatro    La sera della prima

 

 

LE INDIGESTE ARAGOSTE  DI SICILIA

SPETTACOLO - TEATRO, IL

 

Al Teatro Brancati di Catania, la divertente commedia di Grimaldi e Corbucci- Con Tuccio Musumeci e Guia Jelo

 

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Impotentia coeundi, incubo di ogni “macho” al momento della prestazione sessuale, subdolo agguato al mito d’una virilità osannata dai padri della fallocultura, figli di Mongibello e come l’agitato vulcano forgiati (almeno mentalmente) nelle sue eterne viscere di fuoco. E tra tutti basti ricordare gli arroventati personaggi nati dalla penna di Vitaliano Brancati ed Ercole Patti (che, ad onor del vero e ragion veduta, non solo di quello hanno scritto). Ma per l’attempato ninfettomane (altro rovello dell’impenitente seduttore) dottor Carlo Danieli – priapo di provata fede – si tratta solo (per sua fortuna) d’una defaillance, d’uno sciagurato, momentaneo, decremento della non ancora (anzi!) perduta potenza virile con la dolce e bella mogliettina di quarant’anni più giovane, che pur saltellando seminuda in seducenti trasparenze e reggicalze sul talamo inviolato lascia affranto, in totale biancore, l’annichilito consorte. La colpa? Un’indigestione di aragoste, mangiate la sera prima della fatidica prima notte, che da cibo afrodisiaco si trasformano in betabloccanti di sesso.

Scritta per il cinema dal vulcanico Gianni Grimaldi (Catania 1917-Roma 2001) – giornalista, redattore, direttore di fogli umoristici, scrittore, soggettista, sceneggiatore, popolarissimo regista cinematografico, autore di commedie musicali di larghissimo successo – insieme al sodale Sergio Corbucci, la commedia in tre atti “Aragoste di Sicilia” conserva ancora (pur nell’implacabile trascorrere del tempo) una carica intangibile di fresca comicità mediterranea, costruendo intorno all’intramontabile “mito” mascolino (per quanto oggi acciaccato) facezie che al contempo lo confermano e lo demoliscono, in una vertigine di situazioni comiche che nel travolgente ultimo atto virano decisamente (evitando pecorecci) verso la farsa, conferma dell’inesauribile vena creativa di Grimaldi (e Corbucci), improntata ad un eclettismo ed una facilità di scrittura difficilmente replicabili.

Comico pendant de Il “Bell’Antonio” brancatiano, il testo di Grimaldi-Corbucci –  approdato nel 1970 prima sul grande schermo con il titolo “La prima notte del dottor Danieli, industriale, col complesso del…giocattolo” (cosa fosse il giocattolo non appare concettualizzazione di ardua interpretazione) regia dello stesso Grimaldi e interprete Lando Buzzanca ,“amatorius siculus” per antonomasia  – viene adesso brillantemente ripreso dal Teatro “Brancati” di Catania (su adattamento di Romano Bernardi) per la scoppiettante regia di Turi Giordano, che appoggiandosi “agli straordinari tempi comici…alla maschera grottesca eppure umanissima” del mattatore Tuccio Musumeci (da poco ottantenne!), attore dall’irresistibile e mobilissima espressività, ne riverdisce le sapide caratterizzazioni in un esilarante divertissement.

Guia Jelo, suocera-virago (donna Virginia), tiene egregiamente testa al protagonista con cui ingaggia spassosissimi duetti velenosi, mentre Marta Limoli (nei panni di Elena, la dolce mogliettina giunta vergine al matrimonio), quasi sempre in panni succinti, mostra oltre al sex-appeal una camaleontica capacità di variare con grazia registri recitativi. Perfetto Fabio Costanzo (cameriere ruffiano e impiccione) e in gustosi ruoli secondari Olivia Spigarelli (Laura), Aldo Toscano (un assatanato Arturo), Claudio Musumeci (il dottore) e Margherita Mignemi (la travolgente e applauditissima Maruska, massaggiatrice dell’albergo). Scene di Riccardo Perricone; costumi di Giovanna Giorgianni; musiche di Nino Lombardo.

Al Teatro “Brancati” di Catania sino al 25 maggio.

Autore: admin

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