Francesco NICOLOSI FAZIO- Senza dubbio (Saro Mainardi ‘ripercorre’ Amleto. Stabile di Catania)

 


Teatro    La sera della prima


SENZA DUBBIO

 

“Libero Amleto. Tinturia u to’ nomi è fimmina”.  Tragicommedia in Siciliano da William Shakespeare.  Traduzione ed adattamento: Saro Minardi  Regia: Carlo Ferreri.  Con Saro Minardi.

Produzione Teatro degli Specchi. Al Teatro Stabile – Teatro Musco

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Di Amleti? Tanti. Al cinema il nazista”Mephisto” (e i più classicheggianti di Zeffirelli e Olivier). A teatro, quello di ‘colore’  (o del memorabile Carmelo Bene, e di tanti suoi epigoni)…. Considerazioni di fine stagione: “Il giornalista è colui che spiega ciò che non ha capito”; “Il critico è colui che sa la strada, ma non sa guidare”. Splendide definizioni che sono una vera apologia per chi scrive, facendo intravedere facoltà sostanzialmente taumaturgiche. Purtroppo noi siamo soltanto nell’ambito del contributo amatoriale, ma ci sentiamo comunque coinvolti, grazie anche alla bella stagione, ormai agli sgoccioli.

Di Amleti ce ne sono stati e ce ne saranno tanti: Quello di colore di Brooke; l’antico e dubbioso gasmanniano che riecheggiava sir Laurence Olivier;  l’Amleto dissacratore di Carmelo Bene…. A Bene viene da pensare quando lo straordinario Saro Minardi, seduto sul bugliolo, legge “essiri o non essiri”, quasi dalla carta igienica. Il grande Carmelo invece passava un pizzino a Polonio, che leggeva e recitava in sua vece il monologo più famoso del teatro mondiale. Rispetto a Bene il Minardi gode di una fisicità che riempie letteralmente la scena. Scusate le digressioni, ma adesso mi arricupiglio.

Il detenuto Amleto sfoglia e rivive la sua vicenda, interpretando tutti i personaggi. L’uomo non cerca il riscatto, come ormai teatralmente d’uso nei penitenziari, ma una vendetta ( a vinnitta), sentendosi tradito come il principe danese. Il finale è aperto, ma non altrettanto il carcere che ci imprigiona..

Poderoso e complesso lo spettacolo. Nel testo e nella interpretazione caleidoscopica di Saro. Conosciamo da tempo il Minardi regista: “L’ultima stagione” con il grande Piero Sammataro, “L’ispettore” da Gogol, “Lulù” ed a giorni una ulteriore novità con “Jeckill & Hide”; ma siamo rimasti sconvolti dalla capacità mimetica di reggere più registri dimostrata in questa piece. Particolarmente divertente l’interpretazione dei ruoli femminili,  con una Gertrude vera “Fimmina di tinturia”.

Una sapiente traduzione in siciliano, nel tamburino senza sostantivo, in quanto appartengo a quelli che lo ritengono una lingua, per la semplice motivazione cronologica, essendo la nascita del siciliano antecedente al toscano, definendosi i dialetti come corruzione locale di una lingua nazionale. Anzi, come già affermato nell’Otello di Lo Cascio, ritengo che la musicale teatralità della lingua (sic!) siciliana, fa passare quasi direttamente la poesia inglese del Bardo, facendo vibrare come diapason le corde dei fortunati spettatori..

Uno spettacolo crudo ed armonioso, compatto e madido, anche del sano sudore dell’attore; quasi ginnico, ma con elegante nonchalance, un siciliano vero e sentito, un Amleto virile e furente, elastico e granitico, privo degli stereotipati suoi dubbi. Una bellissima serata. Spettacolo notevole. Senza dubbio. Amletico o non.

Autore: admin

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