Sauro BORELLI- Lars von Trier raddoppia (suglli schermi, “Nymphomaniac, volume 2”)



Il mestiere del critico



LARS VON TRIER RADDOPPIA

Il volume n. 2 di “Nymphomaniac”

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Lars von Trier (nella foto in alto) si rifà vivo col volume n. 2 del suo controverso “Nymphomaniac”. E lo fa insistendo nel suo modo ambiguo, reticente di prospettare questa sua nuova fatica: si tratta della seconda parte del mio film – sostiene il cineasta danese – che ha subito dei tagli fatti dalla censura, ma non è l’opera che originariamente avevo concepito. Insomma, dà il colpo, ma nasconde la mano. Del resto, tutto in questo Numphomaniac procede sul doppio binario dell’evidenza subito contraddetta da una doppiezza contrastante. Segno, dunque, d’una strategia narrativa sapiente e più sottile? Taluni attribuiscono a Lars von Trier questa particolare attitudine creativa. Altri, invece, sospettano nell’atteggiamento – sia pubblico che privato – del Nostro una fondamentale egolatria che lo porta, di volta in volta, ad estremizzare con enfasi e azzardi parossistici intuizioni e pensieri tutti eccentrici specie su questioni – la convivenza patologica all’interno della famiglia; le figure e le situazioni della sfera sessuale ai limiti dell’osceno – correlate alla pur problematica condizione esistenziale contemporanea.

Su questo terreno, se nel volume n° 1 (come abbiamo a suo tempo riferito), Lars von Trier si diffonde, non senza spunti vagotonici spiazzanti, a dar corpo all’ossessione della giovane Joe (tale il nome del personaggio di Charlotte Gainsbourg) prima ancora radicata ai postumi di rapporti famigliari malati (il padre alcolista distrutto dal delirium tremens), poi, risucchiata nell’idea fissa di una sua presunta ninfomania; nel prosieguo del volume n° 2 radicalizza i momenti, le esperienze più crudi di una sessualità della stessa Joe giocata allo sbando da ogni logica e, per di più, vissuta in un crescendo di incontri, di gesti erotici sempre più arrischiati, fino a transitare nei pressi di una condotta persino criminale. Per la giovane donna Joe, costantemente assistita dall’imperturbabile Seligman (Stellan Starsgard) – sembrerebbe – il destino è segnato.

Nonostante vertiginosi atti sessuali con uomini persi tra sodomasochismo e oltranzismo pornografico, la presunta ninfomane, appunto Joe, malgrado una temporanea maternità (presto dissipata con malcelato cinismo) e vicissitudini ormai ai margini della conclamata patologia, approda ad una totalizzante negatività che neppure il solidale Seligman riuscirà a lenire. Anzi, l’epilogo di Nymphomaniac n° 2 troverà suggello traumatico proprio nel più imprevedibile dei modi. Certo, Lars von Trier profonde in questo suo film uno e due doti di sapienza espressiva apprezzabili (i rimandi colti e le citazioni spregiudicate abbondano: dalle musiche sofisticate alle presenze pittoriche classiche) ma la dinamica e spesso l’effettuale forzatura delle situazioni tendono poi, in definitiva, a vanificare nell’abnorme, persino in un’acida ironia tanti scorci del racconto man mano proiettato verso uno sbocco, tutto sommato, vanamente sbalorditivo.

Giusto a proposito del volume n° 1 di Nymphomaniac suggerivamo al pur iperbolico, egocentrico cineasta danese di provvedersi di alcune propedeutiche letture prima di imbarcarsi nelle sue più osate avventure creative. Ebbene, dopo aver visto il volume n° 2 dello stesso autore ribadiamo ancora il medesimo consiglio. Leggesse, il volitivo Lars von Trier, certi bravi scrittori come il nostro Camilleri (suo il delizioso, caustico racconto L’uovo sbattuto della raccolta La regina di Pomerania) o il geniale Romain Gary (del bellissimo libro La notte sarà calma) coglierebbe sicuramente un po’ meglio il posto e il riposto delle donne, mettendo in sottordine le maniacali idee fisse ch’egli coltiva con zelo degno di miglior causa.

Autore: admin

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