Franco LA MAGNA- La memoria. Franco Enna e il ‘giallo di provincia’ (quasi ignorato dal cinema)




La memoria


 

FRANCO ENNA IL “SIMENON ITALIANO”

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«Intanto era arrivato un giovane della mia stessa età (io ero ventenne), magro, occhialuto, un paio di ipotetici baffetti, che si appoggiò allato a me. Sentii il rumore di un aereo che si avvicinava, sollevai lo sguardo, non vidi niente. L’occhialuto allora mi toccò sulla spalla, mi fece cenno di taliàre sotto. E infatti l’aereo, piccolo, stava volando basso e io perciò lo vedevo dal di sopra.
“Ma a quanto siamo?” spiai sbalordito.
“A mille metri. Enna è il capoluogo più alto d’Italia”. Poi si presentò. Si chiamava Francesco Cannarozzo.
“Che fai?”
“L’impiegato”, rispose. “Ma diventerò uno scrittore”.
“Anch’io”, dissi, ma con minore convinzione. La nostra amicizia fu istantanea. Con lo pseudonimo di Franco Enna sarebbe diventato un noto autore di gialli e di fantascienza, ma quel giorno, e nei giorni appresso, fu la mia guida per conoscere la città e per fare nuove amicizie».

Andrea Camilleri


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Dimenticati dal cinema i suoi ‘gialli di provincia- Dai romanzi di  Enna trasposti soltanto due film (purtroppo  mediocri)

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Nel filone del “giallo d’arte” (ne ha scritti più di cento), che gli ha procurato l’epiteto di “Simenon italiano” dopo aver creato la figura del commissario Federico Sartori, s’innesta l’eclettica figura dello scrittore-poeta-drammaturgo-giornalista di Franco Enna, al secolo Franco Cannarozzo (Enna 1921 – allora denominata Castrogiovanni – Lugano 1990), romanziere siciliano di vastissimi ed eterogenei interessi culturali, precursore acclarato del “giallo di provincia”  anticipatore quindi di Sciascia e Camilleri (uno dei suoi grandi estimatori), che nelle provincie siciliane hanno ambientato le loro intricatissime vicende gialle. Per quanto raramente accostato dal cinema, dalla copiosissima produzione letteraria di Enna la “settima arte” ha comunque attinto per due film, diretti tuttavia da registi di “b-movies” che poco hanno aggiunto alla sua fama di scrittore:  ”Omicidio per appuntamento” (1967) del regista-sceneggiatore e pittore romano Mino Guerrini, tratto dal romanzo “Tempo di massacro” pubblicato da Mondadori (1955), poi ripubblicato nella collana “Capolavori dei gialli” Mondadori e “L’ultima chance” (1963) del più noto regista-sceneggiatore e montatore fiorentino Maurizio Lucidi (alias Brigh Maurice) dal romanzo “Asfalto”(Piacenza, “La tribuna”, 1965).

Detective-story vagamente imparentata con “Il terzo uomo”, il famoso film di Carol Reed del 1959 con Orson Welles, “Omicidio per appuntamento” – sceneggiato dal pugliese Fernando Di Leo (tra gli altri regista de “La seduzione”, tratto dal romanzo “Graziella” di Ercole Patti) e lo stesso Guerrini (che compare tra gli attori) – segue le non poche peripezie d’un detective americano in vacanza in Italia nella capitale, alla ricerca d’un amico scomparso che alla fine verrà ucciso. Scarsamente distribuito ed interpretato da un cast d’attori poco noto, resta però “…con un uso acrobatico della macchina a mano, lampi di umorismo nero… quanto di più simile al cinema di Lester (se non a quello di Suzuki) si sia mai fatto in Italia…Da recuperare” (P.Mereghetti).

Il secondo (“L’ultima chance”) – un film d’azione dai risvolti gialli, anch’esso parzialmente distribuito nonostante l’interpretazione della diva Ursula Andress (allora considerata prorompente sexysimbol, della quale viene sfruttato il notevole appeal) e dei conosciutissimi Eli Wallach, Massimo Girotti, Fabio Testi e Barbara Bach – vanta un plot piuttosto avvincente ma tutto sommato abbastanza convenzionale (a seguito d’un sanguinoso colpo ad una gioielleria moriranno molte persone, rimarrà un solo superstite braccato dalla polizia…), aggravato dallo scarso scavo psicologico dei personaggi.

Non molto frequentato dal cinema italiano il genere fantascientifico e quello giallo-poliziesco (che comunque vive una sua stagione d’oro negli anni ’70) sembrano aver chiuso con Enna, dopo la breve parentesi di questi due film ‘minori’,  ogni proficuo rapporto di collaborazione.                                                                                                                                Trasferitosi in Svizzera, dove ha vissuto per molti decenni, narratore, poeta, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista brillante, Enna ha collaborato a riviste e quotidiani sia nazionali che esteri ed ha lavorato per la televisione svizzera ed italiana. Ha pubblicato con Mondadori, Longanesi, Rusconi, Sonzogno, ecc, prediligendo investigatori antieroi ed umani che, armati d’infinita pazienza e rifuggendo da gesta spettacolari, operano in ambienti dove pericoli mortali si annidano dietro superfici di confortante normalità…

La Sicilia, presenza ossessiva nell’imaginerie di Enna, non è naturalità felice e rifugio rassicurante, paradiso d’infanzia perduta o luogo privilegiato di una personale mitologia. “Recuperata alla contemporaneità storica, la realtà isolana è assunta con il rigore dello studioso, con la preoccupazione di mantenere i problemi sul piano politico evitando ripiegamenti intimistici ed evasioni idilliache…” (G. Padovani).

Scrittore dunque anti-dilliaco e poco incline a vaneggiamenti, Franco Enna (che è stato anche tra pochi narratori italiani ad essere ospitato dalla famosa collana della Mondadori ‘Urania’) ha pagato l’abbandono della terra natìa con un oblio inflittogli anche dalla sua Sicilia ed, ancor più, dalla città dalla quale ha sentimentalmente (ma improvvidamente) assunto lo pseudonimo. Come spesso, anzi spessissimo, avviene: ‘nemo propheta in patria’.

 

Biografia (da Wikipedia)

Francesco Cannarozzo (1921-1990), in arte Franco Enna, oltreché poeta e drammaturgo, è un prolifico scrittore siciliano autore di numerosissimi gialli di successo e di molti racconti di fantascienza pubblicati nella rivista specializzata Urania.

Nel 1955 Urania, edita dalla Arnoldo Mondadori di Milano, gli pubblica nel suo numero 73 del 10 marzo il romanzo L’astro lebbroso. Il fatto di essere appena il terzo italiano a essere ospitato su Urania – dopo Emilio Walesko (L’Atlantide Svelata, sul n. 31) e L. R. Johannis, pseudonimo di Luigi Rapuzzi (che pubblicò il suo romanzo C’era una volta un pianeta sul n. 41 del 20 aprile 1954) – lo fa immediatamente conoscere al grande pubblico di appassionati italiani di questo particolare genere letterario. In appendice ad Urania apparvero a puntate due suoi romanzi: Panico al Polo e Noi mostri.

Tale opportunità fu agevolata senz’altro dal fatto di essere direttore dell’ufficio stampa dei periodici Mondadori, fatto che poté agevolarlo nel pubblicare anche un certo numero di buoni romanzi gialli per la stessa casa editrice ma senza che questo suoni limitativo del suo valore artistico, riconosciutogli anche al di fuori della cerchia degli “addetti ai lavori”, come testimonia nel 2000 un’intervista su Travel dello scrittore, suo conterraneo, Andrea Camilleri.

Franco Enna viene considerato lo scrittore che ha “provincializzato” il giallo italiano. Italo Calvino e Savinio avevano sentenziato che il paesaggio domestico non può fare da sfondo ad un thriller. Cannarozzo precedendo Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Santo Piazzese, Domenico Cacopardo, Piergiorgio Di Cara è stato il precursore del giallo di provincia, periferico, ambientato nel paesaggio e nelle città siciliane. Lo schema del giallo è la scusa per manifestare la sua concezione del mondo.

La Sicilia diventa lo scenario ideale per raccontare storie piene di intrighi e intrise di passionalità. Il personaggio più famoso creato dal Cannarozzo è il commissario Federico Sartori un siciliano malato di inguaribile nostalgia che si lascia condurre facilmente, dall’avventura e dall’amore, in storie intricate e avvincenti. Attorno a questo personaggio Franco Enna ha sviluppato una ricca serie di episodi romanzeschi che hanno avuto un fortunato successo di pubblico e gli hanno valso l’appellativo di Simenon italiano.

Autore: admin

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