Redazionale- Stabile di Catania, dal 15 aprile, “Foemina ridens” di Giuseppe Fava (a 30 anni dalla morte)

 

 

 

Teatro Stabile di Catania



FOEMINA RIDENS

di Giuseppe Fava


regia Giovanni Anfuso

scene Giovanna Giorgianni

costumi Riccardo Cappello

musiche originali Mario Incudine

movimenti di scena Donatella Capraro

luci Franco Buzzanca

con Guia Jelo, Miko Magistro

produzione Teatro Stabile di Catania

Teatro Musco dal 15 al 20 aprile 2014


Il Teatro Stabile di Catania rende omaggio al giornalista siciliano nel trentennale della morte

 

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Nel trentennale dalla tragica scomparsa del giornalista amante delle belle lettere, carismatico fondatore e direttore del quotidiano “Giornale del Sud” e del mensile “I siciliani”, figura di spicco della vita culturale cittadina e italiana, il Teatro Stabile di Catania gli rende omaggio riproponendo l’acuta analisi del confronto uomo-donna che innerva appunto “Foemina ridens”. Il nuovo allestimento, prodotto in esclusiva dal TSC, vedrà protagonisti Guia Jelo e Miko Magistro, due attori siciliani tra i maggiori del panorama nazionale. Giovanni Anfuso firma la regia, Giovanna Giorgianni le scene, Riccardo Cappello i costumi, Mario Incudine.


Il teatro di Fava torna così a vivere in quella che ne è stata la culla, appunto lo Stabile etneo, che ha tenuto a battesimo quasi tutti i suoi lavori drammaturgici. Da “Cronaca di un uomo” a “Ultima violenza”. Fava e lo Stabile: un appuntamento costante, necessario. Anche in quella sera fatale. Era il 5 gennaio del 1984 quando il giornalista, nemico giurato della mafia, venne ucciso da Cosa Nostra proprio a pochi passi dalla sala Verga, sulla via che da allora porta il suo nome. “Pippo” era venuto a prendere la nipote impegnata in una rappresentazione: giusto il tempo di scendere dall’auto e la sua vita fu stroncata dai proiettili mortali.


Quello che univa Fava allo Stabile era un legame viscerale, un sodalizio stretto con lo storico direttore Mario Giusti che rese possibile la produzione delle più importanti pièce del fecondo narratore, drammaturgo, intellettuale a tutto tondo dal militante impegno civile. Secondo Giusti «il teatro di Pippo è un lungo ininterrotto discorso sull’uomo, anzi sulla dignità dell’uomo e in “Foemina Ridens” ad essere indagata è la dignità nel rapporto tra uomo e donna».

«Al centro di tutto – spiega il regista Giovanni Anfuso – troviamo Pupa e Orlando: un uomo e una donna, i loro rapporti e la loro dignità. Fava, porta sul palcoscenico due personaggi emblematici, i tipici cantastorie erranti della tradizione siciliana. Entrambi hanno conosciuto sempre e solo povertà e orgoglio, ma non rinunciano mai alla vocazione dell’intrattenimento di piazza, sotto qualsiasi cielo e con qualsiasi tempo, arrivando a confondere e a fondere le vicissitudini dei personaggi cantati con i propri drammi personali.

 

Pupa e Orlando si rincorrono disperatamente per non perdersi, seppure non riescano a stare vicini per più di dieci minuti senza litigare. I due raccontano la propria vita di cantastorie ma anche di prostituta e ladro, in una realtà metatemporale, senza sequenza cronologica, in un disordine del tempo, senza un inizio e senza una fine. E il pubblico non sa dire quanti siano i personaggi e quali età abbiano, se venti, quaranta oppure ottant’anni; mentre le loro parole raccontano di una grande anima straripante di spensieratezza, lussuria, accidia, frustrazione, fedeltà, blasfemia, amore, fede e quanto di più contraddittorio si riesca a immaginare nell’animo umano».


“Foemina ridens”, scritta nel 1980, mette in scena la sensibilità del suo autore, un uomo dal carattere forte: non solo attento osservatore delle dinamiche sociali in cui gli individui si muovono, ma anche profondo conoscitore dei vicoli e degli anfratti in cui si insinuano i sentimenti più veri degli esseri umani.

Sottolinea ancora il regista: «Basta leggere l’ambientazione che l’autore ha pensato per questo suo testo, e la descrizione dei personaggi, che viene giusto di chiedersi se una situazione così sgangherata e fuori dal tempo non stia ad indicarci un luogo dell’anima e della sofferenza prima ancora che una realtà teatrale. “Foemina Ridens” è un copione suggestivo, crudele e di grande coraggio che rivela, insieme al talento drammaturgico dell’autore, quella malinconia poetica di uomo del sud che lo consegnò ai posteri come “romantico guerriero”. Oggi, a trent’anni dalla morte, rendiamo omaggio, con umiltà, ad un intellettuale che altro scrupolo non ebbe, nella sua ventura, se non quello di raccontare solo e sempre la verità».


 

-Ufficio Stampa a cura di Caterina Andò

Autore: admin

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