Vincenzo SANFILIPPO- Per il bene comune? (“Nemico del popolo” di Ibsen, adattamento di E.Erba)



Teatro   La sera della prima


 

PER IL BENE COMUNE?

 

 

 

 

 

 

Gian Marco Tognazzi e Bruno Armando, diretti da Armando Pugliese sono in scena con “Nemico del popolo” di H. Ibsen nell’adattamento teatrale di Edoardo Erba.

Sul palco della Sala Umberto, insieme ai protagonisti, anche Lombardo Fornara, Alessandro Cremona, Stella Egitto, Antonio Milo, Simonetta Graziano, Renato Marchetti e Franz Santo Cantalupo

 

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E’ possibile e azzardato calare nella sfera dell’humour il testo di Ibsen “Un nemico del popolo” 1882, dato il tema sociale legato a scandali ambientali e politici? Possiamo affermare che la contemporaneità  riscopre e rilegge questo testo con interesse, in quanto ne viene fuori un’immagine della società moderna e della famiglia come teatro dell’inganno, sede sinistra della truffa che si tramuta in macchinazione e misfatto ai danni degli uni versi gli altri. La famiglia all’interno della comunità sociale viene descritta in un contesto socio economico cittadino che viene posto come elemento determinante del disfacimento morale del paese. In questo dramma Ibsen allarga i confini ideali di un problema accennato in “Casa di bambola” e  “Spettri”: il problema della moralità e della sincerità come condizione d’una convivenza accettabile.

L’approccio a questo testo non può che essere una rimodulazione scritturale dell’adattamento  in cui  l’originario elemento drammatico della denuncia viene teatralmente esasperato  attraverso una pungente satira sulle false convenzioni: ipocrisie e prevaricazioni, storture sociali e di costume, derive della putretudine della società borghese basata su connivenze. Una tematica alimentata da un certo idealismo esistenziale, ma  che scaturisce dal profondo di un autentico e sofferto atteggiamento di protesta e di opposizione, di rabbia e d’indignazione.

Uno spettacolo che coniuga la dicotomia tra le ragioni drammaturgiche del testo di H. Ibsen, scritto come una moderna storia strutturata e unificata, e la riproposizione  linguistico‑espressiva  post-moderna in chiave di tragicommedia quotidiana,  che ottimizza il testo evidenziandone la verità professata dal singolo contrapposta ai pareri dei suoi detrattori. E c’è in questa simbiosi d’intenti una concezione registica e, di conseguenza, una chiave  interpretativa  finalizzata ad anestetizzare il tragico ed evidenziare la  comicità attraverso  la costruzione di  una tipologia allucinata di caratteri e situazioni al limite della norma. Soprattutto  dove  i protagonisti appaiono  al contempo vittime e persecutori, consapevoli di un ruolo sociale e di una condizione  al limite della legalità, legittimando la truffa, gli inganni, le menzogne,  tutti espedienti inesauribili per salvare gli illeciti.

Non a caso la parola, che nel testo seduce, non è la negazione netta, bensì il “ma…” In questa congiunzione che limita il giudizio, l’adattamento scritturale di Edoardo Sala produce l’area del dubbio, quel coincidere di esitazioni e ripensamenti che è in sé trattativa-compromesso  del male minore. Il filo conduttore  di questa moderna storia, strutturata e unificata con pluralità linguistico‑espressiva,  è un’accusa che genera dubbi profondamente umani.

E’ un succedersi dialettico di decifrazioni contrastanti, di escamotage, di procrastinate moratorie che sfociano in un continuo tergiversare, delineando titubanze, simulazioni, malesseri e plurime denunce  d’una società  di notabili collusi che, nel gioco delle parti, non s’arrestano all’idea del profitto e delle convenienze personali. Per cui una rilettura tragicomica di quest’opera è opportuna in quanto, rielaborata con humour paradossale, ci fa scoprire in essa motivi ed elementi processuali molto vicini ai nostri notabili e amministratori contemporanei.

La realizzazione all’insegna della commedia all’italiana modella atteggiamenti e quadri di vita che tengono d’occhio la cronaca e il costume, e risulta assai vitale e vivace in quanto non solo è dotata di indubbie capacità di “presa” nell’impianto narrativo e dialogico, ma soprattutto è ricca di spunti e di soluzioni sceniche, anche di un ventaglio cospicuo di artifici tragicomici densi di lumeggiature psicologiche in chiave espressionista nella deformazione caricaturale che ha nella  comicità popolare i punti di attacco più consistenti.

Sono standard recitativi di ottimo livello, che nella grottesca deformazione espressiva e nella satira di costume raccontano il legame necessario tra la verità, la giustizia e il dubbio, attraverso un procedimento dialettico  delle parti in cui la contrapposizione tra i due fratelli Stockmann, l’uno medico e l’altro Sindaco di una cittadina termale, assume un carattere aridamente conflittuale. Il volenteroso dottor Stochmann – il personaggio interpretato con latente humour chiaroscurale da Gianmarco Tognazzi, in un ricalco fra lo stralunato e l’impegnato molto simile a un funzionario pubblico integerrimo e ligio alla propria consapevolezza – dopo una serie di scrupolose analisi, scopre che le acque sono inquinate e vorrebbe rendere pubblica la notizia  sul giornale locale.

La sua  relazione,  finalizzata a sollecitare i provvedimenti relativi, tra i quali la chiusura dello stabilimento termale, attrattiva turistica e volano per la crescita economica della propria città, viene tramutata in dilemma dal  fratello sindaco, interpretato da Bruno Armando,  estremamente a suo agio nella  sua“perfidia”, opponendosi alla pubblicazione dello scritto relativo allo stato delle acque, e fa di tutto per sabotare l’iniziativa del fratello.

Agita lo spauracchio della miseria comune e riesce poco alla volta a tirare tutti dalla sua parte: Il medico tenta di parlare in pubblico, di spiegare le sue ragioni, ma dalla folla viene classificato come “nemico del popolo”, vilipeso e infine cacciato, in quanto la “verità” detta dalla sua bocca potrebbe affamare tutti gli abitanti. Il medico però non si lascia scoraggiare, persiste nella sua dura lotta. Viene licenziato, costretto a chiudere lo studio privato e, insieme con la sua famiglia, perseguitato da tutti. Ma non si arrende: la sua ultima replica è questa: “Il più forte uomo del mondo è colui che è più solo”. Prolungati applausi ad una compagine di ottimi professionisti.

Autore: admin

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