Mario SAMMARONE- L’amore liquefatto (in un saggio di Zygmunt Bauman)




Scaffale


L’ AMORE LIQUEFATTO

In  saggio di Zygmunt Bauman

 

 

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Oggi ci troviamo di fronte a un mutamento radicale delle relazioni sentimentali. Le storie si fanno sempre più brevi. Nella società tecno liquida – per usare una nota espressione del sociologo polacco Zygmunt Bauman – anche l’amore diventa liquido. Nella società odierna dell’iper-consumo, fare l’amore, trovare un compagno anche solo per un’esperienza fuggevole, diventa un’esperienza dominata dalle stesse strutture psicologiche di quando si esce un pomeriggio a fare shopping.

Si sceglie un partner in base ai requisiti che ci porterebbero a comperare delle scarpe o un paio di jean’s: il giudizio estetico in primo luogo, ma anche originalità, versatilità e fattore economico. “Una relazione – osserva Bauman – è un investimento come tutti gli altri: ci metti tempo, denaro, fatica che avresti potuto riservare ad altri scopi, cosa che però non hai fatto, nella speranza di compiere la scelta giusta”.

Le ragioni dell’investimento amoroso si basano su bisogni antichi come la natura umana, quali la necessità di allontanare il dolore e di cercare nell’altro il mezzo per ottenere felicità. Un compagno al proprio fianco potrà essere utile nei momenti di sconforto – chi ci compatirà nei momenti di solitudine? – come anche quando si avrà voglia di condividere i propri trionfi.

Investire in una esperienza amorosa può offrire notevoli vantaggi, si pensi a cosa voglia dire sposare un uomo o una donna ricca. Ma come ogni affare può andare anche storto: il compagno potrebbe essere incompatibile, o troppo pretenzioso, o troppo severo o troppo sciocco per i nostri gusti, e allora guai se “l’investimento amoroso” è stato troppo cospicuo, potremmo essere trascinati verso la bancarotta dell’equilibrio psicologico infranto! Perciò meglio stare in campana e svignarsela al primo segno che la nave affondi.

Eppure non dobbiamo meravigliarci che in una società dominata da strutture consumiste come la nostra, il criterio per intraprendere nuove relazioni si basi su un calcolo utilitaristico e biecamente edonistico. Chi si lamenta e dice di non riuscire a trovare la persona giusta, potrebbe rispondersi: “Cosa sono pronto io a dare prima di ricevere dall’altro?” Si cerca il compagno che possa offrirci la maggior quantità di piacere e di prestazioni sociali. Tanto meglio se a una buona apparenza fisica, o a una grazia da passerella, si aggiungono ricchezza, fama e quelle conoscenze che possono aprirci strade attraverso cui si possa far largo la nostra ambizione.

È la mercificazione di Eros, o meglio, la sua reificazione. Si gode di un partner come fosse una merce, a cui si attribuisce valore e durata di consumo, possibilmente limitati. E le modalità di godere di questo Eros snaturato sono sempre codificate: si esce la sera, si va in un locale, ci si scambia un’occhiata e si inizia a parlare; se il discorso è particolarmente brillante, se l’altro è abbastanza seducente, se c’è una minima affinità tra i due, o meglio, se uno convince l’altro di essere la persona giusta, anche solo per una notte, ecco che la scintilla si innesca e nasce un’esperienza amorosa, una storia che può durare una settimana, un mese, o anche solo una notte; difficilmente anni, perché nella società liquida l’amore è precario come ogni altra esperienza.

Si potrà obiettare che è sempre stato così: nell’antica Roma la condizione necessaria per ogni carriera politica di rispetto era trovare una moglie del padre giusto, il quale potesse favorire il proprio cursus honorum; con il passare dei secoli, questo schema non cambiò e nell’epoca borghese trovò il suo più maturo sviluppo – basti pensare alle storie dei romanzi borghesi in cui una ragazza era appetibile, assai prima che per le grazie, in virtù di una dote cospicua… quanti cacciatori di dote hanno riempito le opere di Balzac!

Al giorno d’oggi, si aggiunge una precarietà, un’instabilità, una liquidità per dirla con Bauman, mai viste prima. Come un prodotto utilizzato troppe volte diventa vecchio, così l’amore nella società liquida rifugge ogni impegno duraturo. Oggi, il principio guida delle relazioni è diventato che un individuo se ne possa disfare nel giro di un click. Basta un sms, una messaggio via chat o ancora meglio una non-risposta, ed ecco che le storie si possono troncare in ogni momento.

Si vive liquidamente. Non si è fedeli a nessuno, se non alla capacità di instaurare sempre nuove relazioni – questa la denuncia di Amore liquido, opera del sociologo polacco. La vecchia famiglia dell’età borghese sembra al tramonto. Le storie nascono e finiscono come le canzoni del momento vanno e vengono alla radio. In società più liberali e tecnicamente più evolute di quella italiana, avere avuto un buon numero di mogli e mariti è quasi una condizione auspicabile. E guai a lasciarsi catturare nella morsa di una dipendenza affettiva: sarebbe peggio di una malattia debilitante!

In effetti, anche nel Simposio platonico si parla di Eros come di una creatura mai sazia, che a ogni costo cerca di congiungersi con il bello. Eros fu concepito dal dio Poros e da Fame: il padre era una potente divinità, ricercatrice della conoscenza ed eccellente in qualsiasi arte si cimentasse; non altrettanto si poteva dire della madre, Fame, reietta degli dei: nuda, scalza, la si vedeva nei templi vestita di stracci come una mendicante. Fu grazie a un miracolo che Eros venne generato da genitori tanto differenti, cosicché nel suo carattere conservò la destrezza e la forza del padre, ma allo stesso tempo la voracità della madre. E perciò Eros è un dio mediano tra la luce e le tenebre, condannato come tutti gli esseri imperfetti, ma neppure oscuri e totalmente ignoranti, alla costante ricerca del bene e del bello.

Eppure, tornando al tempo presente, in una società che corre all’impazzata e che fa perdere ai suoi membri, prima ancora che l’identità, la consapevolezza di sé, credo che amare assumi un’istanza di socialità e di radicamento come mai prima. Certo, “quando si parla di amore, possesso, potere, fusione e disincanto sono i Quattro cavalieri dell’Apocalisse”, scrive Bauman. Da sempre l’amore è stato qualcosa di imprevedibile, di fugace, in una parola pazzesco e voler imbrigliare le bizze di Eros in strutture sociali pseudo borghesi è qualcosa di triste.

Amare è la costante ricerca dell’altro da sé. “In ogni amore ci sono almeno due esseri, ciascuno dei quali è la grande incognita dell’altro. È questo che fa percepire l’amore come un capriccio del destino”. Nell’amore come ricerca dell’altro si cela il mistero ultimo della vita, ma soprattutto il naturale bisogno della cura di sé. La cura di sé e dell’altro, il collante fondamentale di ogni rapporto d’amore, il principio che giustifica ogni relazione duratura. Forse amare è stare insieme a un’altra persona affinché questa si prenda cura di te, e perché, di riflesso, uno possa prendersi cura dell’altro.

No, io credo che tra mille difficoltà, Eros non sarà mai sconfitto, né fatto prigioniero dai rami dell’impulso di morte (Thanatos). L’amore è un istinto troppo umano, troppo fondamentale per l’esistenza perché la sua scintilla si possa spegnere, perfino nella società tecno liquida. La fiamma di Eros scalderà il mondo finché gli uomini saranno uomini e non diverrà qualcos’altro. Eros perirà solo quando il genere umano sarà al tramonto. Amore, il potere più grande. E se qualcuno avesse qualche dubbio in proposito, potrebbe rileggere i versi con cui Dante ha concluso la Divina Commedia: “Amor che move il sole e le altre stelle”.

Autore: admin

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