Cecilia PAROLA – Alle origini del Mito (Klimt in mostra a Milano)



Arti visive

 


KLIMT– ALLE ORIGINI DEL MITO

Ritratto di Amalie Zuckerandl, 1917-18


Il pittore viennese in mostra a Milano

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Fino al 13 luglio sarà possibile ammirare a Palazzo Reale una interessante retrospettiva dedicata a Gustav Klimt, padre della Secessione viennese.   Ma è bene fare una premessa, come il titolo stesso della mostra ci invita a riflettere: poche sono le opere del suo periodo più celebre, come poche sono le tele autografe, una ventina rispetto al centinaio in mostra. Ad essere privilegiata infatti è l’indagine sull’ambiente culturale e familiare in cui Klimt muove i primi passi, ovvero dal suo periodo di formazione alla Kunstgewerbeschule, scuola d’arte e mestieri del Museo Austriaco per l’arte e l’industria.

La mostra, curata da Alfred Weidinger e Eva di Stefano, offre un interessantissimo ritratto artistico-culturale sugli anni immediatamente precedenti e successivi a quella Ver Sacrum (Primavera Sacra) che diede fama mondiale all’artista, così come a un movimento, la Secessione viennese, che riprende stili e forme di quell’ “arte nuova” declinata sotto vari epiteti in diverse parti d’Europa (Art Nouveau, Modernismo o Stile Liberty in Italia).

Parte dell’esposizione, oltre a mostrare opere di un Klimt inedito ma già destinato a lasciare il segno (notevole il suo Ritratto femminile del 1894), omaggiano figure come Ernst e Georg Klimt, fratelli dell’artista anch’essi pittori, e Franz Matsch, compagno di Gustav negli anni della formazione. Tuttavia, la mostra riesce a offrire dei punti cardine per tessere un filo cronologico dell’intera opera artistica di Klimt, dalle origini fino alla sua prematura morte.

Dai primi lavori alla fama di ritrattista, passando per la commissione dei tre pannelli decorativi per il soffitto dell’aula magna dell’Università di Vienna, opera chiave che segna il definitivo mutamento stilistico dell’artista. Il trittico, criticato e rifiutato dagli stessi commissionari, andò distrutto in un incendio del 1945, ma si possono ammirare le riproduzioni in bianco e nero, fondamentali per comprendere il cambio di rotta di Klimt rispetto all’accademismo degli anni precedenti. L’elogio della figura femminile, emaciata e bidimensionale, esaltata al centro della tela da uno sfondo costruito da pattern ora decorativi ora fortemente simbolici, che riprendono tradizioni antiche ed esotiche, e ancora i preziosismi, l’erotismo dei nudi: la Secessione è iniziata. E la conferma arriva dalla meravigliosa Salomè, datata 1909, una delle opere più celebri di Klimt e da Fuochi Fatui del 1903. Nella parte conclusiva dell’esposizione, arriviamo così agli ultimi anni della sua produzione, segnati da un nuovo cambiamento stilistico, almeno nella scelta dei soggetti: molti paesaggi e l’ultimo incompiuto Adamo ed Eva del 1917-18, che presenta una figura femminile più morbida e materna, ma sempre preponderante.

L’opera che comunque desta più interesse è la straordinaria ricostruzione del Fregio di Beethoven: sei pannelli a copertura di tre pareti, per un totale di 24 metri, che Klimt allestì all’interno del Palazzo della Secessione in occasione della XIV esposizione degli artisti aderenti al movimento. Realizzato nel 1902, il fregio è dedicato a Ludwing van Beethoven e sviluppa una tematica assolutamente centrale in tutta l’opera di Klimt: la lotta tra il bene e il male, le tentazioni erotiche, il riscatto ideale attraverso l’arte, la liberazione dell’anima nell’abbraccio con la donna amata. Pur trattandosi di una riproduzione (l’originale è conservato ancora oggi, a causa della sua fragilità e della necessità di continui restauri, nel Palazzo della Secessione), la maestosità e la perfezione dell’esecuzione riescono a garantire al visitatore un’esperienza totalmente immersiva nello spirito dell’artista e dell’opera stessa, la cui visione è accompagnata dalla diffusione stereofonica della Nona sinfonia di Beethoven.


Per saperne di più: www.klimtmilano.it

Autore: admin

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