Sauro BORELLI- Sesso e ossessione (“Nymphomaniac-volume 1”, un film di Lars von Trier)

 

 

Il mestiere del critico



SESSO E OSSESSIONE

Locandina Nymphomaniac - Volume 1

Il volume n° 1 di “Nymphomaniac” di Lars von Trier

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Lars von Trier è un cineasta danese poco meno che sessantenne accreditato di mezza dozzina di film puntualmente contrassegnati da stimmate trasgressive ora sul piano dell’eterodossia logica-filosofica, ora su quello (più corrivo) delle trasgressioni sessuali. Con in più atteggiamenti e comportamenti, diciamo pure, “scandalistici” rigorosamente registrati quali elementi costitutivi di una drammaturgia ostica e di qualche suggestione poetica un po’ problematica.

Detto ciò, questi suoi precedenti film – dal più noto Le onde del destino ai successivi Dogville, Antichrist, Melancholia – si sono imposti ad un pubblico elitario per certe loro componenti sempre ai margini di speculazioni para-filosofiche o parascientifiche di ardua decifrazione. Il tutto veicolato con sapiente maestria nel dosare stilemi e moduli espressivi innegabilmente sofisticati.

Ora, sulla scorta di questa sua carriera personalissima Lars von Trier, ha posto mano (fin dall’anno scorso) ad un nuovo e più ponderoso cimento filmico – oltre cinque ore di proiezioni modulate in un Volume 1 e un Volume 2 – incentrato , in modo prevalente, sui casi estremi d’una disgraziata signora Joe (interprete Charlotte Gainsbourg) impegolata per intiero in un vortice sessuale senza requie e senza, soprattutto, alcuna consolazione o conforto esistenziale. Il sesso, insomma, come totalizzante idea d’ogni più osata avventura umana, appunto una pratica da Nymphomaniac. A complicare ancor più le cose già per se stesse inusuali di tale medesimo film, c’è il fatto che l’attuale sortita sugli schermi nostrani è cadenzata in due diversi appuntamenti, tanto che esiste uno iato cronologico e altresì di fruizione per il pubblico dei menzionati Volumi 1 e 2 in cui è frazionato Nymphomaniac.

Peraltro, entrando nel folto delle cose, come si diceva poc’anzi, questa nuova realizzazione di von Trier risulta una sorta di rendiconto pansessuale prospettato dalla tumefatta (non si sa perché né come, raccolta, ascoltata da un anziano signore di larghissime vedute, tale  Seligman, alias Stellan Starsgard) ragazza di nome Joe, esclusivamente intenta a ripercorrere – sembrerebbe – le sue erotiche gesta vissute reiteratamente come esorcismo e, insieme, ultima spiaggia d’una esperienza dissipatrice. A questo scopo non provvede direttamente Charlotte Gainsbourg, ma una giovane, legnosa attrice inglese Stacy Martin.

In questo percorso desolato “al termine della notte”, Joe interseca – sempre assistita dal pazientissimo Seligman, mai toccato da qualsiasi tentazione erotica – uomini brutali o più corretti amanti che la inducono, del tutto consenziente, a raggelati amplessi e giochi sessuali. Incontri, questi, ricordati da parentesi di vicende della sua stessa vita (il rapporto col padre, qui evocato in uno scorcio “bergmaniano” della sua morte terribile per delirium tremens) e di suggestioni culturali (i rimandi a Bach, al matematico Fibonacci, allo scrittore Edgar Allan Poe) coltissime e imprevedibili.

Riproporre qui, in dettaglio, tutti i moti emotivi, gli azzardi  della povera Joe – pure all’apparenza appagata di questa sua arrischiata parabola esistenziale – è quasi del tutto superfluo e pleonastico quanto similmente si dimostra inessenziale riassumere dati, personaggi, sviluppi di un convenzionale film a luci rosse. Anche perché, Nymphomaniac è con tutti i crismi  una pretenziosa, intricata materia pornografica. Una materia neanche riscattata dall’ossessiva, disturbata (e disturbante) focalizzazione sul sesso e le sue più torve manifestazioni che Lars von Trier mette in campo forzato proprio da quel che si può ritenere la sua maniacale attitudine in rapporto all’esistente e ad ogni possibile confronto col mondo reale. Certo, quando ci sarà dato di vedere anche il Volume n°2 di questa improba fatica trierziana, potremo oggettivamente riferire di una valutazione critica più meditata. Pur nutrendo fin d’ora forti perplessità sul disegno creativo e la spericolata poetica di questo cineasta danese più incline a coltivare i propri personali incubi che a fornire allettamenti pur raffinati al potenziale, circoscritto suo pubblico.

Eppoi, a mo’ di considerazione più ragionevole e ragionata, vorremmo qui citare i concetti civilissimi che Reno Cantoni ebbe ad esprimere nel suo prezioso libro La vita quotidiana: “Sensualità e impulsi sono nutrimento vitale per l’intelligenza. Arte, filosofia, morale, religione, tutte le creazioni dello spirito non nascono nell’atmosfera asettica di una intelligenza devitalizzata, non radicata nella natura e nel senso… Questo non significa che si debbano tradurre e trascrivere i fenomeni spirituali in chiave sessuale… Significa invece, in linea di principio, che non esiste soluzione di continuità tra i sensi e la mente”. Se Lars von Trier avesse letto, per eccezionale occasione, simili illuminanti intuizioni forse sarebbe stato un po’ più cauto e calibrato nelle sue provocatorie raffigurazioni. E’ un’ipotesi ottimistica, ma è sempre un’ipotesi.

Autore: admin

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