Francesco NICOLOSI FAZIO- Theater Match Frei (“Io sono il mio numero” di T. Alescio.Al Canovaccio di Catania)



 

Il mestiere del critico




THEATER MACTH FREI

Al Teatro del Canovaccio in scena

 

“Io sono il mio numero”. Drammaturgia e Regia di Tatiana Alescio. Con: Giuliana Accolla, Tatiana Alescio, Rossana Bonafede, Valentina Ferrante, Laura Giordani, Aurora Trovatello, Beatrice Trovatello.

Al Teatro del  Canovaccio di Catania

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Nella metropoli dell’antichità chiamata Siracusae (-Siracusarum come Athene-Athenarum) trovarono rifugio molti ebrei della diaspora. Ancor oggi si trova il quartiere della Giudecca  Nel 1492 Ferdinando ed Isabella diedero inizio alla prima pulizia etnica della storia, cacciando dal loro regno gli ebrei (i sefarditi), che subirono un’altra diaspora. Molti trovarono rifugio a Roma, aggiungendosi alla più antica comunità europea, diventando nei secoli i veri “romani de Roma”. In Sicilia restarono solo tracce, solo in qualche cognome. Forse tutti noi siciliani siamo la smarrita 12ma tribù di Israele. Da Siracusa viene oggi lo spettacolo rappresentato all’interno del ricco programma del Teatro del Canovaccio.

Qualcosa di magico deve essere accaduto. Del resto il triangolo magico europeo (Praga del Golem, Lione e Torino) è sede di antiche comunità ebraiche. Leggendo il bando dell’Università Tor Vergata, Tatiana Alascio ha impiegato soltanto otto ore per scrivere lo spettacolo, così com’è, risultando finalista del premio Shoa 2014. Forse l’autrice abita (o ha abitato) alla Giudecca, certamente il risultato è straordinario.

Solo in 13, dei deportati del ghetto di Roma  ad Auscwiytz, tornarono a casa, 12 uomini e solo 1 donna (numeri, non per caso). Meriterebbe un articolo a parte il rapporto di strazianti “quote rosa”, ma ecco che l’evento dell’unica sopravvissuta è diventato il lievito per la trama dello spettacolo.

Eccola: Un gruppo di donne del ghetto romano (anche non ebree di nascita) vengono deportate nel lager della morte, morte per camino. In una calibrata sovrapposizione di eventi e di ricordi, le donne vengono devastate nella loro vita e personalità. Diventano veramente soltanto dei numeri. Solo una si salva. Quella che sembrava la più debole, si farà forza della stessa prigionia per sopravvivere, guardando una stella, tornerà a Roma.

Oltre alla velocissima costruzione dello spettacolo, lo straordinario è nel fatto che si possa ancora aggiungere qualcosa di nuovo all’enormità della vicenda dell’olocausto, realizzando, inoltre, uno spettacolo avvincente, che colpisce allo stomaco, con una lucida rappresentazione che volutamene ci lascia a ciglio asciutto. L’effetto “interno” è stato inequivocabilmente rilevato sintomaticamente: pochi approcci al carino buffet del dopo-spettacolo.

La completa ideazione dei ruoli, ben scolpiti dall’autrice, viene confortata dalle brave attrici  che si calano perfettamente nei personaggi: Giuliana Accolla che impersona la dura realtà, nascondendo il segreto della sua bambina; Rossana Bonafede romanzesca sopravvissuta, più reale della vera deportata; Valentina Ferrante mostra il crollo di un mondo e del mondo; Laura Giordani la povera ignoranza che si scontra con la storia, le sorelle Trovatello, angeli passati per il camino.

Uno spettacolo semplice e ricco, una vera testimonianza rinata, una scenica sobria “memoria” che funziona meglio di cento convegni e mille trattati. Una messa in scena ben organizzata e trasportabile, da far girare anche nelle scuole, per far conoscere la storia ed il teatro. Una dimensione didattica a cui non dovrebbero esimersi neanche i più maturi cittadini della nostra nazione, celebri per la memoria brevissima.

Forse solo conservando la memoria potremo meritarci la libertà di cui, bene o male, ancora godiamo. Parafrasiamo, per esorcizzare. Quando è ben fatto: il “Teatro rende liberi”.

Autore: admin

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