Francesco NICOLOSI FAZIO- Il triangolo si! (“Testa di Medusa” di B.Vian.Teatro Stabile, Catania)




La sera della prima

 


IL TRIANGOLO SI’!

Testa di Medusa.  Di Boris Vian.  Regia: Ezio Donato.  Con: Miko Magistro, Olivia Spigarelli, Giampaolo Romania, Riccardo Maria Tarci, Francesco Russo.

Produzione Teatro Stabile di Catania,  al Teatro A. Musco.

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Non c’è tre senza quattro. Quarta opera consecutiva sul classico: lui, lei l’altro. Prima il triangolo calunniato (Otello), poi il triangolo condiviso (Il Giuoco), ancora il triangolo ipotizzato (Seminara), infine il  triangolo invocato (Vian).  Questa ultima affermazione impone la trama. Sedicente scrittore trova unica ispirazione dal tradimento della moglie, ancora piacente. La libertà della donna è limitata temporalmente in quanto, da sedici anni, il marito impone il ricambio semestrale degli amanti, per evitare un coinvolgimento affettivo. In realtà la moglie lo tradisce ancor più, in quanto l’amante è lo stesso da sempre, ma questi è costretto dalla donna a cambiare identità, ma anche il volto, con semestrali dolorose maschere facciali.

L’imprevisto trasforma il “triangolo” in quadrato, in quanto un amico compositore dell’amante si intrattiene platonicamente con la donna, sostituendolo; ciò per motivi logistici, dovuti ad una complicazione nell’ennesimo intervento facciale all’amante, sotto forma di profetico corno. L’amico si innamora della donna e così i traditi sono ben due; l’amante ed il marito, con gran godimento di questo, che viene colto da irrefrenabili raptus di grafomania, stimolati dal veramente nuovo tradimento.

Chi vi scrive aveva soltanto tre anni nell’anno della scomparsa dell’autore, autore soprattutto di canzoni, con cui animava l’ambiente intellettuale della “Rive gouche”. Ecco che lo spettacolo diventa anche una ri-scoperta di un modo di far ridere del teatro borghese francese (un titolo per tutti: “L’albergo del libero scambio”), però abilmente infarcito da una critica sociale ed auto-critica del mondo intellettuale della Parigi del secondo dopo-guerra, un ambiente in fondo preso dall’autocommiserazione, camuffata da esistenzialismo. Dopo oltre 50 anni lo spettacolo regge ancora, soprattutto nei temi più universali ed a-temporali dell’apparire, dell’essere, dell’amore e/o gelosia.

La messa in scena non poteva essere altro che rispettosa del testo, in quanto risulta quasi una novità per il pubblico, con conseguenti recitazione, scene e costumi dell’epoca. Una ripresa della piece che diviene garbatamente filologica e che comunque ben si immette nella scia dei tre precedenti spettacoli dello Stabile elencati in premessa. Quasi un “prequel” sul grande tema del tradimento, così ben sviscerato.

Doveroso segnalare la professionalità degli attori che, sostanzialmente, formano in scena una calibrata figura equilatera (un quadrato, appunto) con una speciale menzione per Miko Magistro, che rende “vero” l’elemento scatenante la vicenda e per una perfetta Olivia Spigarelli, recentemente anche “moglie” di Tuccio Musumeci. Una regia lieve ed accorta, che anche ci regala, nel garbato foglio di sala, utilissime notizie sull’autore che, grazie a ciò, può continuare a vivere nei nostri ricordi, non meritando certo l’oblio.

Un  indimenticabile triangolo.

Autore: admin

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