Norma RANGERI*- Compagno di strada. Auguri a Pietro Ingrao




Compagno di strada*


AUGURI A PIETRO INGRAO

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Che ha compiuto 99 anni il 30 marzo

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ll grande vec­chio della sini­stra ita­liana festeg­gia 99 anni. È una straor­di­na­ria occa­sione per rac­con­tare. evocare (riconoscerci, insomma), attra­verso la vita di que­sto pro­ta­go­ni­sta del secolo scorso, la sto­ria di una parte impor­tante della sinistra.

Insieme al gruppo sto­rico del Mani­fe­sto, Pie­tro Ingrao ha rap­pre­sen­tato una voce ere­tica, un’aristocrazia di pen­siero, un modo d’essere pecu­liare del comu­ni­smo ita­liano che univa Luigi Pin­tor, Ros­sana Ros­sanda, Aldo Natoli, Lucio Magri, Luciana Castel­lina, Valen­tino Par­lato. Anche se poi le strade, ai tempi della radia­zione dell’«eresia» nel 1969, si divi­sero. Drammaticamente.

Tut­ta­via, per noi che a vent’anni abbiamo fatto con il Mani­fe­sto una scelta di vita, que­sto com­pleanno resta signi­fi­ca­tivo, è una emo­zione che ci riporta all’inizio di un impe­gno poli­tico che ancora oggi con­ti­nua con que­ste pagine.

Uno dei motivi per sen­tirsi «com­pa­gni di strada» di Ingrao, e al tempo stesso lon­tani dai pre­sti­gia­tori vec­chi e nuovi della scena poli­tica, affonda in quella radice umana ancor prima che poli­tica, istin­tiva e poi razio­nale, della vici­nanza a quelli che lui defi­ni­sce «i più deboli», o meglio, «i più offesi».

Chia­rendo che a muo­verlo, nella sua vita, dall’impegno anti­fa­sci­sta fino all’ultimo libro di poe­sie, «non è un agire per gli altri, ma in un certo senso un agire per me». E l’altra bus­sola, che non teme la rug­gine, sta nella comune e pro­fonda con­vin­zione dei limiti della poli­tica, nel rifiuto della sua pre­tesa totalizzante.

Ingrao, e i libri di poe­sie lo testi­mo­niano appieno, si con­cede alla dimen­sione dell’esitare, del dub­bio, della con­trad­di­zione, della con­ta­mi­na­zione. Por­tando a com­pi­mento e met­tendo a valore un’apertura cul­tu­rale (cinema e poe­sia furono del resto i suoi primi, gio­va­nili amori e se non ci fosse stato il fasci­smo chissà…), che lo ha sem­pre messo in sin­to­nia con le gene­ra­zioni irre­quiete del 1968 (era uto­pi­sta e visio­na­rio, secondo i suoi com­pa­gni di par­tito) e suc­ces­si­va­mente con i movi­menti degli anni Novanta del secolo scorso.

Oggi la sua forza intel­let­tuale e poli­tica, anche se inde­bo­lita dal tempo, resta intatta. Un com­pa­gno, un amico, un inter­lo­cu­tore costante per chi ha com­bat­tuto, fuori dall’ex Pci per qua­ran­ta­cin­que anni, per cam­biare la sini­stra italiana.

Per­ciò gli auguri del col­let­tivo del mani­fe­sto sono, per dirlo con le sue parole, oltre che un pen­siero affet­tuoso per lui, un sti­molo in più ad agire per noi.(*ilmanifesto)


Autore: admin

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