Giuseppe CONDORELLI- Nella vasca del tempo (e debellato l’uomo).Note su “Scusate la polvere”

 

Teatro     Occhio critico


NELLA VASCA DEL TEMPO (E DEBELLATO L’UOMO)

Una scena di Scusate la polvere

“Scusate la polvere” dal romanzo di Elvira Seminara,messo in scena da Rita Verdirame- Teatro Stabile di Catania

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Donna sull’orlo di una crisi di… vermi. Quelli che si stanno accanendo proprio sul marito appena defunto di Coscienza, la protagonista di“Scusate la polvere”, l’atto unico dall’omonimo romanzo di Elvira Seminara brillantemente ridotto per le scene da Rita Vedirame.Lei, Coscienza appunto, intesa più semplicemente Enza e/o Cosci– sui legni del Musco Luana Toscano ce la restituisce nella sua ondivaga, polimorfica e ilare disperazione con puntualissima aderenza -è una neo-vedova sull’abisso dei quarantacinque. Poco appariscente per non dire scipita; capelli radi, ex secchiona, una colite antidiluviana: insomma una dalla “vita piatta”, almeno a sentire la /maman/ipercalorica e /larmoyant/in perenne trasferta parigina(Loredana Solfizi appare e svanisce come un fantasma)e che si ritrova ad un tratto anche improvvisamente cornuta (forse), improvvisamente, hegelianamente“coscienza infelice” di se stessa.

In uno spazio allusivo e perturbante – una piscina vuota(lì dove, come in “Viale del tramonto”, galleggiano i sogni infranti del protagonista) -non- luogo della perdita e della mancanza ma nello stesso tempo spazio assai intimo e accogliente dell’io e delle sue bizze, fa capolino il collage variopinto e vintage-futuristico delle scene e dei costumi pensati da Dora Argento,  e sopratutto imperversano le due scoppiettanti prefiche-amiche di Coscienza: Mia, uno schianto, “titolare della massima bellezza” (Giorgia Boscarino se ne appropria con una sapidale vità); Alice, eccessiva e spirluccicante (Egle Doria ne offre un pimpante, sensuale e assai convincente ritratto), cui si aggiunge pure Ebe, l’eterna (e sempre rosa-frivola),vicina di casa: un totem della pancia piatta e della gymno- fissazione contemporanea(nei suoi panni Giada Colonna vanta certamente il /physic du role).

Insomma una trinità radical-chic e post-matriarcale (la presenza di Andrea il marito defunto,è solo un fischio modugnanamente modulato), sull’ottovolante tra depressione e felicità, mini-rancori e condivisioni, per risolversi o complicarsi problemi di cuore, di linea, di vita. Spettacolo iperteatrale, simpaticamente concettual- demenziale questo “Scusate la polvere”: ci si lascia piacevolmente irretire tra le maglie metaforico- allusive di quelle voci, immerse in uno spazio-tempo tutto al femminile. Uno spettacolo bravo ad esaltare,ovviamente, la leggerezza irrequieta del romanzo (pur restituendolo per lacerti non sempre facilmente decifrabili), bravo a innescare il gusto sobrio dell’accumulo e del silenzio improvviso che cade sulla scena insieme al tempo-reo delle protagoniste frullato dalla Parola che loro, magistralmente, dominano: un tempo offerto per scaglie, per tragicomiche folgorazioni.

Il linguaggio mantiene il piglio bergonzoniano del romanzo in bilico tra versatilità e ricercata ambiguità (“l’estinto di sopravvivenza”; “vedo-danza”). E se “Scusate la polvere” era figlio di una costumanza letteraria che impastava Svevo a Pirandello come se a riscriverli fossero stati a quattro mani Marcello Marchesi e Flaiano – è ovvio che aleggi su tutti lo spirito di Dorothy Parker (Elvira Seminara non ce lo perdonerebbe mai…) -lo spettacolo prodotto dallo Teatro Stabile di Catania doveva per necessità virare e votarsi alla sintesi, all’idillio caotico, all’autoironia, alla citazione letteraria- musicale: e la regia di Gianpiero Borgia ne mantiene interamente lo spirito.

E allora quella vasca del tempo, della nostalgia e dell’anima diventa così la tolda di quel “vasel” irrequieto che è l’esistenza da cui Coscienza, Mia ed Alice (e noi con loro)salgono e scendono di continuo. E così come il romanzo anche lo spettacolo allude alla fagocitazione letteraria; anzi, è un vaudeville letteral- teatrale, borgesiano,  illimitato catalogo di surrealtà: uno dei possibili “doppi fondi” del nostro “insopportabile“esserci”.

Autore: admin

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