Andrea FABOZZI – Dopo Le Pen. Incontro con S.Rodotà “Italia ed Europa sprecate”

 

 

 

Incontri*


 

STEFANO RODOTA’  “PERCHE’ ITALIA ED EUROPA SONO SPRECATE”

“Andare oltre il mercato era un programma acquisito. Ormai non bastano le battute di Renzi. Bene la lista Tsipras, ma troppe gelosie in partenza. E torna La Via Maestra contro il pareggio di bilancio in Costituzione”

 

roma costituzione la via maestra

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Pro­fes­sore Ste­fano Rodotà, è anche lei pre­oc­cu­pato per il risul­tato delle ammi­ni­stra­tive francesi?
Sì, nel senso che temo possa avere un effetto di tra­sci­na­mento in altri paesi. Ma non capi­sco lo stu­pore, è un risul­tato lar­ga­mente annun­ciato che solo sbri­ga­ti­va­mente si può attri­buire alla cat­ti­ve­ria del popu­li­smo, dall’antipolitica, dall’antieuropeismo cieco. È piut­to­sto l’esito con­se­guente della poli­tica della Com­mis­sione euro­pea, che in que­sti anni ha fatto come Mar­ga­ret That­cher: «La società non esi­ste», hanno detto a Bruxelles.

Non vede qual­che segnale di cam­bia­mento di linea?
Adesso, nella fase pre­e­let­to­rale, e molto timido. Ma non è di qual­che bat­tuta del pre­si­dente del Con­si­glio ita­liano che abbiamo biso­gno, quanto di met­tere al cen­tro dell’agenda ita­liana un ripen­sa­mento pro­fondo delle poli­ti­che europee.

Renzi dice di volerlo fare, ma dice anche che intende rispet­tare tutti i para­me­tri europei.
Dovrebbe bat­tere un colpo in que­sta fase, in que­sta cam­pa­gna elet­to­rale. L’altra Europa non può aspet­tare che il pre­si­dente del Con­si­glio rag­giunga chissà quale risul­tato in Ita­lia. La que­stione è tanto matura da essere stata evi­den­ziata dallo stesso par­la­mento euro­peo, che in nume­rosi docu­menti ha cri­ti­cato i fal­li­menti della poli­tica della Com­mis­sione. Renzi con la pro­messa dei due tempi finirà pri­gio­niero dei vincoli.

Non trova che il ritardo delle isti­tu­zioni euro­pee sia a tal punto cro­nico che delle nuove regole fini­ranno per appro­fit­tare gli anti­euro, in cre­scita ovunque?
In poli­tica dei rischi biso­gna pren­derli. Con le nuove regole pos­siamo imma­gi­nare una cam­pa­gna elet­to­rale di dimen­sione euro­pea, in Ita­lia un discorso come quello della lista Tsi­pras non sarebbe stato altri­menti pos­si­bile. Altre volte le ele­zioni euro­pee si sono svolte in una sorta di indif­fe­renze. E a Bru­xel­les, in par­ti­co­lare dall’Italia, sono stati man­dati gli scarti della poli­tica nazionale.

Lei cita la lista Tsi­pras, ma come si può con­tra­stare il mes­sag­gio facile «no all’Europa» con il ragio­na­mento dif­fi­cile sull’altra Europa?
Io penso che sia pos­si­bile per­ché aveva comin­ciato a farlo la stessa Europa. Può darsi che que­sta mia con­vin­zione derivi dall’aver par­te­ci­pato alla scrit­tura della carta dei diritti fon­da­men­tali, ma ricordo che già nel giu­gno 1999 il Con­si­glio euro­peo di Colo­nia era arri­vato a porsi il pro­blema di supe­rare la con­ce­zione dell’Europa come sem­plice mer­cato comune. Una con­ce­zione che, si diceva già 15 anni fa, aveva dato tutto quello che poteva dare in ter­mini di costru­zione del famoso popolo euro­peo. Dopo di che solo il rico­no­sci­mento dei diritti comuni a tutti i cit­ta­dini sarebbe stata la con­di­zione di legit­ti­mità dell’Unione.

Ci vol­lero altri cin­que anni per arri­vare alla Costi­tu­zione, poi affon­data pro­prio dal refe­ren­dum fran­cese. Si può tor­nare indietro?
Non si può, ma di quello slan­cio si deve tenere conto. Senza dimen­ti­care gli errori com­piuti da una parte della sini­stra. Per­ché l’ostilità alla carta dei diritti fon­da­men­tali, o certe cri­ti­che, per quanto più fon­date, alla carta costi­tu­zio­nale euro­pea scon­ta­vano un otti­mi­smo senza fon­da­mento. Si diceva: fac­ciamo cadere quelle carte, poi faremo cose molto migliori. Non era così, la situa­zione poli­tica era molto nega­tiva e adesso paghiamo anche il prezzo di quella inconsapevolezza.

Come giu­dica l’avvio della cam­pa­gna elet­to­rale della lista Tsipras?
Ho visto qual­che inciampo, mi auguro che d’ora in poi si cam­mini in maniera spe­dita. Ma ci sono ancora molte resi­stenze, reti­cenze ed egoi­smi da parte delle forze poli­ti­che orga­niz­zate. Spero che tutto que­sto non si risolva nei disa­stri che abbiamo cono­sciuto con le liste della sini­stra arco­ba­leno e Ingroia nelle ultime ele­zioni poli­ti­che nazio­nali. Vor­rei ci fosse la con­sa­pe­vo­lezza che i patriot­ti­smi di gruppo hanno effetti distruttivi.

Prima ha cri­ti­cato il rigido rigore con­ta­bile della Com­mis­sione euro­pea, ma da due anni l’obbligo di pareg­gio di bilan­cio sta scol­pito nella nostra Costituzione.
Un grave errore com­piuto nella quasi totale una­ni­mità e assenza di dibat­tito. Io e altri facemmo appello ai par­la­men­tari per­ché con­sen­tis­sero almeno il refe­ren­dum, rice­vemmo indif­fe­renza. E così abbiamo por­tato la logica del rigore in Costi­tu­zione, senza che ci fosse richie­sto. Molti di quelli che adesso avan­zano qual­che cri­tica all’indirizzo di Bru­xel­les dovreb­bero ricor­dare le pro­prie responsabilità.

Il nuovo art. 81 si può cambiare?
È una norma costi­tu­zio­nale e non può essere oggetto di refe­ren­dum. Ma nei pros­simi giorni il gruppo pro­mo­tore della mani­fe­sta­zione del 12 otto­bre scorso, La via mae­stra, pre­sen­terà due ini­zia­tive col­le­gate. Una pro­po­sta di refe­ren­dum abro­ga­tivo di alcune parti della legge attua­tiva, stu­diata in modo tale che non sia dichia­rato inam­mis­si­bile dalla Corte Costi­tu­zio­nale e che abbia effetti sul bilan­cio pub­blico. E insieme un’iniziativa di legge popo­lare costi­tu­zio­nale per la modi­fica totale dell’articolo 81, sulla quale rac­co­glie­remo le firme. Spe­riamo di sol­le­vare quel dibat­tito pub­blico che due anni fa non c’è stato, in difesa della Costi­tu­zione e per una cri­tica all’Europa non anti­po­li­tica o anti­eu­ro­pei­sta. E lavo­riamo anche ad altre iniziative.

Quali?
Abbiamo già un testo in forma di pro­po­sta di legge per rifor­mare lo stru­mento dell’iniziativa legi­sla­tiva popo­lare. Pre­vede l’obbligo del par­la­mento di pren­dere in esame le pro­po­ste entro ter­mini certi, con la pos­si­bi­lità per i pro­mo­tori di seguirne l’iter nella com­mis­sione par­la­men­tare, la diretta strea­ming della com­mis­sione e l’obbligo di pas­sare il testo all’aula. Poi tor­niamo sui beni comuni, aggiun­gendo alla cam­pa­gna per l’acqua pub­blica la que­stione della cono­scenza in rete con una pro­po­sta di legge per inse­rire nell’articolo 21 della Costi­tu­zione il diritto di accesso a inter­net come diritto fon­da­men­tale del cit­ta­dino. E infine il lavoro, su tre fronti. Ripren­de­remo le pro­po­ste di legge di ini­zia­tiva popo­lare sul red­dito di cit­ta­di­nanza; inten­si­fi­che­remo la cam­pa­gna di con­tra­sto all’articolo 8 del decreto dell’agosto 2011 che con­sente la con­trat­ta­zione azien­dale in deroga alle leggi — gra­zie alla Fiom sap­piamo che sta pro­du­cendo tutta una serie di accordi che can­cel­lano i diritti dei lavo­ra­tori; infine c’è il tema della rap­pre­sen­tanza del lavoro. Su que­sti punti vogliamo insi­stere con una logica di decen­tra­mento, anche per supe­rare dif­fi­coltà che abbiamo avuto: di cia­scuna que­stione si occu­perà un pezzo della coa­li­zione sociale che vogliamo favorire.

Dei par­titi ha par­lato solo per denun­ciarne gli egoi­smi, li con­si­dera ormai inser­vi­bili? La Costi­tu­zione affida loro un ruolo centrale.
L’articolo 49, in base al quale i par­titi sono lo stru­mento dei cit­ta­dini per con­cor­rere alla poli­tica nazio­nale, sap­piamo che fu voluto da Lelio Basso, il quale in seguito ha scritto cose molto amare sulla dege­ne­ra­zione dei par­titi. Negli ultimi anni la pro­spet­tiva costi­tu­zio­nale si è com­ple­ta­mente rove­sciata; nei par­titi si sono create delle oli­gar­chie che hanno uti­liz­zato il con­senso non per ren­dere più age­vole la par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini ma per per­pe­tuare il loro ruolo e potere. Vedo con molto pia­cere il ritorno della figura di Ber­lin­guer, ma non biso­gna con­fi­nare la sua denun­cia della que­stione morale in un recinto etico. La sua era una bat­ta­glia poli­tica tutta legata alla dege­ne­ra­zione dei par­titi, che ha finito col coin­vol­gere anche il suo par­tito. E anche oggi il Pd può andare incon­tro a brutte sor­prese. Renzi non ha negato l’intenzione di met­tere il suo nome nel sim­bolo, siamo com­ple­ta­mente fuori dalla logica di recu­pe­rare i par­titi nella loro funzione.

Renzi vuole essere giu­di­cato sui fatti.
Lo fac­cio. La nuova legge elet­to­rale ha al suo interno gra­vis­simi rischi di inco­sti­tu­zio­na­lità. È in più un’iniziativa schiet­ta­mente con­ser­va­trice che vuole chiu­dere la pos­si­bi­lità di accesso al par­la­mento attorno alle due forze (oggi) mag­giori. Il cosid­detto Ita­li­cum ha una cur­va­tura mag­gio­ri­ta­ria molto pesante che fa sal­tare il sistema delle garan­zie. La pro­po­sta del senato è poi un pastic­cio inac­cet­ta­bile. Non c’è nes­suno con un minimo di peso e ragio­ne­vo­lezza che non l’abbia detto, eppure ho l’impressione che non si voglia tener conto di que­sta massa di cri­ti­che, avvian­dosi così a ripe­tere l’errore fatto con l’articolo 81. Dall’insieme di que­ste pro­po­ste si ricava l’impressione di una chiu­sura del sistema e di un accen­tra­mento di poteri che mette in discus­sione l’equilibrio costi­tu­zio­nale e le garan­zie dei diritti indi­vi­duali e col­let­tivi, dei quali non a caso Renzi non parla. Trovo poi di estrema vol­ga­rità dire «vi tolgo dai piedi il senato così rispar­miamo un miliardo». In futuro si potrebbe pro­porre di rinun­ciare a qua­lun­que altra cosa essen­ziale per la vita della repub­blica, solo per rispar­miare. Que­ste dichia­ra­zioni sono il segno evi­dente di quanto è stato pesante il con­ta­gio dell’antipolitica. (ilmanifesto)

Autore: admin

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