Francesco NICOLOSI FAZIO- Il giuoco che funzione (U. Orsini e “Il giuoco delle parti”, Stabile di Catania)

 

 

Teatro     La sera della prima

 

 

IL GIUOCO CHE FUNZIONA

Il giuoco delle parti.  Da Luigi Pirandello.   Adattamento di Valerio, Orsini, Balò.   Regia Roberto Valerio.  Con: Umberto Orsini, Alvia Reale, Michele Di Mauro.   Produzione: Compagnia Orsini. Al Teatro  Stabile di Catania

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Quasi un contro altare Nella ottima programmazione dello Stabile di Catania, Otello tira la volata a Leone Gala. Del primo si sa fin troppo, per il secondo vogliamo ricordare la trama: Il separato Leone Gala (romano anni ’20) concede alla moglie la casa ed ogni libertà. Provvede pure ad una visita rituale quotidiana. La tranquillità culinaria dell’uomo esaspera la moglie, ma ancor di più il fatto che la libertà della donna non è stata “conquistata”, ma concessa dal marito. La moglie, non potendo far altro, coinvolge il marito separato in un improbabile duello all’ultimo sangue, in difesa del suo onore, suo di lei. L’uomo vincerà, ma con la sua dialettica, delegando l’amante della moglie alla difesa dell’onore femminile, al suo posto, nel mortale duello. Come se Jago eliminasse Cassio per gelosia di Desdemona.

Forse la sua tristissima esperienza matrimoniale ha fatto sì che nelle sue opere trapelasse un retrogusto di misoginia, ma in fondo questo è l’unico aspetto dell’opera omnia di Pirandello che può essere riferita alla sua epoca, circa un secolo fa. Ma come afferma il regista: “Tutto ciò… oggi mi appartiene, parla della mia vita; perché Pirandello è un genio, che è riuscito a cogliere il senso, o il non senso, del vivere”. Aggiungiamo: del vivere odierno.

Le premesse per una perfetta rappresentazione ci sono tutte e si vede; partendo dal regista che tra i primi suoi lavori ha partecipato al “Giuoco” proprio con Orsini, sognando sin da allora questa regia (1996). Ma soprattutto la grande capacità artistica ed organizzativa di Umberto, che scommette del suo in questa produzione, che è intrapresa “senza alcun contributo pubblico”. Una scelta che ovviamente non è solo frutto della micidiale congiuntura, che sta artatamente strangolando la cultura.

Ma la vera risorsa di questo spettacolo è la familiarità di Umberto Orsini con Pirandello. Raramente si riesce ad adattare il grande girgentino ai “tempi” odierni. Nell’enorme miniera pirandelliana (300 novelle, 40 commedie, da cui tratti quasi 30 film) il regista Valerio raccoglie la pepita del Giuoco, ricordando che “il cuore autentico è nella novella: Quando si è capito il giuoco”, pubblicata proprio un secolo fa. La piece rivisita così un originalissimo rapporto di coppia, che oggi diventa quasi consueto, con il contributo benefico dell’attore principale e dello scenografo Maurizio Balò.

Il classico trio (lui, lei, l’altro) è attorialmente sorretto in modo splendido, oltre che da un leggendario e lapidario Orsini, da Alvia Reale e da Michele Di Mauro. La prima avvince con la sua odierna e sensuale problematicità, il secondo affonda perfettamente e millimetricamente nel consueto, rivisto in questa epoca odierna, dove il ruolo dell’amante è ormai qualcosa di stantio.

Già Pirandello profetizzava le nostre vite, ma il grande teatro deve essere capace di sintonizzarci in ogni istante con questa realtà sfuggente, che solo per pochi attimi può fermarsi sulle tavole della scena. Per aiutarci a capire. Come funziona il giuoco.

 

ps: Al suo debutto romano (Teatro Eliseo) lo spettacolo era stato recensito da Angelo Pizzuto (articolo in archivio)

Autore: admin

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