Chiara INGRAO- A sinistra.La sfida dell’ “Altra Europa” (appello alla firma)

 

 

A Sinistra*

 

LA SFIDA DELL “ALTRA EUROPA”Alexis Tsipras

Uniti con Tsipras per raccogliere in un mese 150.000 firme per la democrazia concreta


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Povera austerità. I governanti facevano a gara  per inchinarsi ai suoi piedi, nascondendo accuratamente sotto il tappeto i costi sociali dei loro inchini: povertà, disoccupazione, disastro sociale. Oggi la polvere è troppa, non c’è tappeto che tenga; si mischia al polverone di chi vuole sfasciare tutto, per riconsegnare il continente ai nazionalismi. Madame Austerity ha perso lo smalto, la sua compagnia non è più gradita a nessuno: neppure a chi l’ha votata e osannata, come il Pd italiano e la Spd tedesca, il cui leader Martin Schulz è candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea. Significa forse che il vincolo del 3% non verrà rispettato, che questi partiti si batteranno per la fine del Fiscal Compact, che in Italia verrà cancellato dalla Costituzione l’obbligo capestro del pareggio di bilancio? Niente di tutto questo: «L’Italia non vuole cambiare le regole», ha dichiarato Renzi alla Merkel. Neppure, dunque, quella che dal 2015 aggiungerà ai quasi cento miliardi annui che già paghiamo per gli interessi sul debito, altri 45 miliardi l’anno da versare alle banche per cominciare a ridurlo. E dove li prenderemo?
Una Conferenza europea sul debito pubblico, come quella che nel 1953 ne condonò gran parte alla Germania, per consentire la ricostruzione dopo la guerra: questo propone un altro candidato alla presidenza della Commissione, Alexis Tsipras.

In Grecia, Tsipras ha costruito il suo consenso proprio sul rifiuto dei vincoli che hanno sprofondato il paese nella povertà, aumentando il debito invece di diminuirlo; in Europa, propone fondi europei per la creazione di posti di lavoro e la riconversione ecologica, la sospensione del Fiscal Compact, una riforma della banca europea e delle politiche sull’immigrazione, e molto altro. Sarebbe interessante, se si aprisse in Italia un dibattito vero, sulle differenze fra le scelte del Pse e queste proposte, sostenute in Italia dalla lista «L’Altra Europa con Tsipras». «Europeisti insubordinati», li ha definiti la loro capolista Barbara Spinelli. Nei sondaggi, il sostegno a questa insubordinazione è dato attorno al 6 per cento: è o non è il segno di una domanda politica? Una domanda di piattaforme concrete, per dare finalmente una voce unitaria a ciò che si muove a sinistra delle larghe intese, siano esse italiane o tedesche. E la domanda di un’Altra Politica, alternativa a quella dominante ma anche all’anti-politica dell’Uomo Qualunque, totalmente ignorante di cosa pubblica e fiero di esserlo.

I candidati e candidate dell’Altra Europa sono persone che fanno politica da anni: perfino i più giovani, passati dalle lotte nelle scuole e nell’Università al movimento contro la precarietà e per il reddito minimo. Sono delegate e delegati metalmeccanici, compagne di strada di don Gallo e di Zanotelli, giornalisti, intellettuali, voci autorevoli del pacifismo e del femminismo, dell’Arci e dei Forum sociali. Il cemento che li tiene insieme è molto più forte, di un cartello elettorale. È una pratica unitaria difficile, ma consolidata nei movimenti, fra soggetti diversi che condividono uno stesso obiettivo: dall’acqua pubblica ai beni comuni, dall’antimafia alla difesa della Costituzione e dei diritti di tutti e tutte. Sarebbe davvero interessante, se nei prossimi mesi crescesse a sinistra un confronto paritario e sereno anche su questo: su cosa accomuna e differenzia queste pratiche di «partecipazione nella lotta» e una partecipazione centrata tutta sulle primarie per la scelta del leader. Sarebbe, ma il confronto paritario non è.

A differenza dei partiti già presenti in Parlamento, per partecipare alle elezioni la lista «L’Altra Europa con Tsipras» deve raccogliere in un mese 150.000 firme, di cui almeno 3000 in ogni regione, anche le più piccole. Se l’obiettivo dovesse essere mancato, chi oggi ha riposto nell’Altra Europa le proprie speranze si ritroverebbe escluso, consegnato all’astensionismo e alla rabbia. È un esito auspicabile, per la nostra democrazia?
Pensateci su, care compagne e compagni del Pd – e scusatemi se uso questa vecchia parola a me cara. Diceva il filosofo: «non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo». Noi, più modestamente, non vi chiediamo di dare la vita: solo una firma. Un gesto d’amore per la democrazia, e di fiducia in voi stessi: per il gusto di provare a sconfiggerci dopo, in campagna elettorale, con gli argomenti e non con gli sbarramenti.  * www.listatsipras.eu

Autore: admin

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