Franco LA MAGNA- Parlami d’amore I. Pad (“Lei”, un film di Spike Jonze)

 

 

 

Cinema    Il film della settimana


 

 

 

 

PARLAMI D AMORE I. PAD

 

 

Locandina Lei

 

 

“Lei”, un film di Spike Jonze, con J. Phoenix, S. Johansson,O.Wilde, A.Adams. Prod. Usa 2013

 

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Nel futuro prossimo venturo avremo (forse) pantaloni vagamente ascellari, indosseremo camicie e giacche dai colori sgargianti e c’innamoreremo… d’un sistema operativo dalla voce sexy. L’idea non è nuovissima ma applicata all’attuale, irrefrenabile, sconvolgimento tecnologico in atto assume (caratteri placidamente apocalittici a parte) una “disturbante” originalità. Alla base di tutto resta, tuttavia, la planetaria solitudine dei rapporti umani, delle relazioni interrotte, delle storie malinconicamente o traumaticamente spezzate. Ne sa qualcosa Theodore, che per mestiere scrive struggenti, delicatissime, lettere d’amore e d’affetti, trovando le parole che gli altri hanno perso (come Jep in sedicesimi de “La grande bellezza” di Sorrentino). E lo fa pur essendo vittima anch’egli dell’aporia dei sentimenti, vincolato ad un dolente divorzio in fieri dalla moglie scrittrice.


Sfrondato dal “surreale” (fino a che punto?) mondo virtuale, “Lei” di Spike Jonze (pseudonimo del regista del Missouri Adam Spiegel, che nel 1999 si fece conoscere con lo stravagante “Essere John Malkovich”) s’annuncia come ultimo disastro delle passioni, a cui però gli esseri umani continuano inevitabilmente (ma cosa c’è di meglio?) ad abbarbicarsi come naufraghi ad un relitto, sfruttando qui le mirabilia della scienza informatica, nella vana e disperata ricerca di dare un senso all’esistenza. Metropolitano, ma con stupefacenti squarci d’una “rigenerante” natura, la sofferta e intelligente riflessione di Jonze cattura molto nella prima parte, ma sconfina poi qua e la in una vaga (e forse involontaria) “melancomicità”, planando infine placidamente su una chiusa “tradizionale”, quasi un necessario ritorno alla normalità dopo tanto “spreco” virtuale.


Non siamo lontani dal nostro misterioso dissacratore Marco Ferreri. Candidato a cinque Oscar, ha portato a casa una sola statuetta (Miglior Sceneggiatura). La voce di Samantha – il sistema operativo che prova sentimenti e fa l’amore virtuale – nell’originale di Scarlette Johansson, in quella italiana (decisamente “iperimpostata”) è di Micaela Ramazzotti.

Autore: admin

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